Istat, boom di posti nelle aziende: ma non si trovano lavoratori

Lunedì 13 Settembre 2021 di Luca Cifoni
Istat, boom di posti nelle aziende, ma non si trovano lavoratori

In parte è un dato fisiologico in una fase di forte ripresa dell’economia. Ma il record dei posti vacanti segnalato dall’Istat nel suo comunicato sull’andamento del mercato del lavoro (secondo trimestre 2021) evidenzia anche un fenomeno probabilmente più complesso e destinato a protrarsi nel tempo: un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che lo sconvolgimento portato dalla pandemia potrebbe aver ampliato. Le aziende hanno difficoltà a trovare i lavoratori che cercano, pur in presenza di una quota sempre rilevante di disoccupati e di “inattivi” sulla carta disponibili a lavorare. E mancano in particolare una serie di figure professionali, dagli operai specializzati agli informatici.

 


IL RAPPORTO

Il numero evidenziato dall’istituto di statistica è quello relativo al tasso dei posti vacanti, ovvero il rapporto tra le posizioni per le quali le imprese hanno avviato ricerche e il totale delle posizioni esistenti, occupate o no. Nel complesso delle aziende, grandi e piccole, è balzato nel secondo trimestre di quest’anno all’1,8 per cento, con una crescita di 0,6 punti percentuali rispetto al periodo precedente. Si tratta di un livello mai registrato dal 2016, ovvero dall’anno di inizio di questa serie storica. 


L’Istat nota anche che in termini tendenziali, ovvero rispetto allo stesso periodo del 2020, si nota «una ripresa eccezionalmente marcata del tasso, pari a 1,0 punto percentuale». La tendenza è più forte nel settore dei servizi, dove si arriva al 2 per cento, e nelle costruzioni (2,4%) ma è evidente anche nell’industria (1,4%). Scendendo un po’ più nel dettaglio, si nota l’alta incidenza del fenomeno nei servizi di alloggio e ristorazione, in quelli di comunicazione e di intrattenimento. Come anche nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. Il caso di alberghi, bar e ristoranti richiama immediatamente le esternazioni estive di molti imprenditori che lamentavano di non trovare lavoratori stagionali: una difficoltà che sarebbe dovuta al timore dei potenziali candidati di perdere i sussidi percepiti, compreso il reddito di cittadinanza. 

Difficile trovare operai specializzati


Ma proprio i dati relativi a queste attività evidenziano che la situazione è più complessa: i posti vacanti nei servizi di alloggio e ristorazione infatti è stato in passato anche più alto, superando il 3 per cento nel 2019. Si tratta insomma con tutta probabilità di un andamento più generale, che rispecchia quanto emerge dalle indagini più dettagliate del sistema Excelsior di Unioncamere e Anpal: è difficile trovare operai specializzati, informatici, tecnici di varie tipologie. Tra le cause del fenomeno, accanto a quelle strutturali come i limiti del sistema di formazione, c’è senz’altro anche la difficoltà di mettere in contatto domanda e offerta di lavoro: un tema comunque emerso anche in relazione al reddito di cittadinanza. E se il livello delle retribuzioni è certo un altro fattore rilevante, non si può escludere che in una fase complessa come quella in corso una parte della forza lavoro stia rivedendo le proprie priorità.


LA RILEVAZIONE

L’analisi dell’Istat riepiloga poi le tendenze del mercato del lavoro fino al mese di giugno (la rilevazione trimestrale è in parte superata da quella mensile, meno approfondita, relativa al mese di luglio). Dunque tra aprile e giugno di quest’anno la ripresa di molte attività in precedenza chiuse o comunque sottoposte a restrizioni ha portato ad un recupero di 523 mila occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quello investito in pieno dalla crisi pandemica. Siccome allora il picco negativo è stato pari a 1,2 milioni di occupati in meno (in confronto al 2019) le unità da recuperare per tornare ai livelli pre-pandemia sono ancora 678 mila.

L’Istat nota che la ripresa occupazionale ha coinvolto in misura maggiore coloro che in precedenza erano stati più coinvolti dalla crisi, quindi giovani, donne e straniere. La ripartenza però è stata trainata soprattutto dai contratti a termine, il che evidenzia con tutta probabilità la prudenza delle imprese che - in alcuni settori - pur avendo necessità di lavoratori privilegiano contratti che possono essere eventualmente interrotti successivamente. In termini di ore lavorate, l’incremento del secondo trimestre rispetto al precedente è stato più intenso di quello del Pil: 3,9 per cento contro 2,7. Dunque per il momento la tendenza non è al recupero di produttività.
 

Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 11:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA