Mancia, una ricompensa che vale un tesoretto: oltre 9 miliardi

La stima del guadagno “fuori busta paga” per camerieri, maitre, autisti e facchini

Sabato 2 Ottobre 2021 di Giusy Franzese
Mancia, una ricompensa che vale un tesoretto: oltre 9 miliardi

Un tesoretto fatto da tante banconote da 5 euro, 10 euro, 20 euro. Accumulate di giorno in giorno, anzi meglio: di tavolo in tavolo. Sono le mance che gli italiani lasciano ai camerieri dopo un pranzo o una cena al ristorante, oppure ai facchini che portano le valige nelle camere d’albergo, ai tassisti, ai ragazzi del delivery. Soldi che in genere sono lasciati in contanti e che sfuggono a qualsiasi tassazione. Eppure stiamo parlando di una cifra complessiva enorme: circa 9 miliardi di euro all’anno.

Mancia: contanti che sfuggono alla tassazione

 

Sembra una boutade, e invece è proprio così. È scritto nero su bianco su uno degli allegati alla Nadef, la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza varata l’altro giorno dal governo. L’allegato sull’Economia “non osservata”, che in parole semplici significa l’economia sommersa. Una torta di 189 miliardi di euro, che gli statistici dividono in tre grandi fette: la più sostanziosa, il 49,7%, è fatta da “sottodichiarazioni”; l’altra grande fetta, il 41,3%, è costituita da lavoro nero; nel terzo spicchio, pari al 9%, c’è la voce “altro”. Ovvero, come lo stesso documento spiega: mance, fitti in nero e integrazione domanda-offerta. Quest’ultima voce riguarda piccoli aggiustamenti statistici sulle stime, insomma incide poco.


E allora c’è poco da girarci intorno: secondo la commissione che ha redatto il documento, poi allegato alla Nadef, visto che la stima sulle locazioni in nero vale lo 0,43% del Pil, quindi poco più di sette miliardi e mezzo, come si suol dire “il resto è mancia”. Una mancia da nove miliardi di euro. Sulla quale si sta concentrando l’attenzione del fisco che sostiene la seguente tesi: fa parte del reddito da lavoro dipendente, e come tale, deve essere tassato. Tesi sostenuta dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate nel contenzioso contro un dipendente di un hotel di lusso in Costa Smeralda che in un anno aveva riscosso , senza farne cenno nella sua dichiarazione dei redditi, oltre 80.000 euro come mance di clienti decisamente generosi. 


IL TREND
Al di là di questo aspetto la Relazione evidenzia come l’Economia sommersa negli ultimi anni stia diminuendo. Nel 2018 (anno al quale si riferiscono i dati) si è registrata una flessione del 3% rispetto all’anno precedente, attestando la cifra a 189 miliardi di euro; l’incidenza sul Pil è scesa al 10,7% dall’11,2% del 2017. Sul trend in discesa hanno avuto effetto strumenti come la fatturazione elettronica, lo split payment, il canone Rai in bolletta, la cedolare secca e l’introduzione dell’obbligo, per gli intermediari, di comunicare all’Agenzia delle entrate i dati dei contratti di locazione breve stipulati a partire dal 1° giugno 2017.


L’incidenza dell’economia “non osservata” è molto alta nel Mezzogiorno (18,8% del complesso del valore aggiunto), seguita dal Centro (13,8%). Percentuali inferiori Nord-ovest e nel Nord-est, pari rispettivamente al 10,3% e 10,9%.
Quasi la metà dell’economia sommersa (49,7%) è costituta da quello che il rapporto definisce “sottodichiarazioni”, ovvero il deliberato occultamento di una parte del reddito da parte delle imprese attraverso dichiarazioni fiscali errate del fatturato e/o dei costi. Accade soprattutto nel settore “altri servizi alla persona”, nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione, nelle costruzioni e nei servizi professionali (rispettivamente il 12,7%, il 12,4%, l’11,8% e l’11,4% nel 2018). 


Tra le tasse meno amate dagli italiani c’è l’Imu, l’imposta sugli immobili: nel 2019 si stima che siano “sfuggiti” al fisco circa 4,7 miliardi di Imu, un quarto del gettito teorico calcolato in 18,6 miliardi (il gettito effettivo è stato invece di 13 miliardi e 900.000 euro). Anche per la Tasi sembra si sia volatizzato il 25% del gettito teorico stimato in 985 milioni (versati effettivamente 737 milioni di euro). 
Il lavoro in nero o irregolare, che pesa per il 41,3% sul totale dell’economia sommersa, è particolarmente diffuso nell’agricoltura (il tasso di irregolarità è arrivato al 18,8%) e nei rapporti domestici. Nell’industria il peso della componente irregolare dell’occupazione si attesta attorno al 10%. Complessivamente ci sono tre milioni e seicentomila lavoratori irregolari.

 

Ultimo aggiornamento: 07:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA