Manovra da 23 miliardi. Pensioni: spunta quota 102, più risorse per il Reddito. Proroga superbonus ma solo per i condomini

Martedì 19 Ottobre 2021
Manovra, ok dal Cdm. Pensioni: spunta quota 102, proroga superbonus ma solo per i condomini

Via libera all'unanimità dal Consiglio dei ministri al Documento programmatico di bilancio (Dpb) che disegna la cornice della manovra. Nel corso della riunione la Lega ha espresso una riserva politica sulla soluzione ad ora individuata sulle pensioni con quota 102 e 104, ma il tema sarà discusso nei prossimi giorni in vista del varo della legge di bilancio in un successivo Cdm.

L'approvazione della legge di bilancio 2022, attesa questa settimana, dovrebbe slittare invece alla prossima. Secondo quanto si apprende, questa settimana gli impegni a Bruxelles del premier Mario Draghi (vertice europeo giovedì e venerdì) non lascerebbero spazio per la convocazione di un nuovo Consiglio dei ministri, dedicato alla manovra. Il dossier finirebbe quindi all'esame dei ministri la prossima settimana.

 

La manovra

Manovra verso quota 23 miliardi, pari all'1,2% del Pil. Otto miliardi serviranno per il taglio delle tasse, anche se Italia Viva e Fi chiedono almeno 10 miliardi per ridurre il cuneo fiscale. Proroga al 2023 del superbonus ma limitata a condomini e Iacp, escludendo quindi le abitazioni unifamiliari. Per gli altri bonus edilizi, il credito d'imposta al 50% e quello al 65% per ristrutturazioni e riqualificazione energetica, si prospetta una conferma per tre anni, mentre al momento non è prevista la proroga del bonus facciate al 90%. Dovrebbe diventare invece strutturale il congedo di paternità di 10 giorni. Un miliardo inoltre stanziato per il taglio delle bollette energetiche. 

 

Pensioni, Giorgetti: quota 102 solo per gli statali

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Stretta sul reddito di cittadinanza

Prevista poi una stretta anti-furbetti sul reddito di cittadinanza, nuovi meccanismi per l'uscita anticipata per le pensioni, magari passando a «Quota 102» - un'idea sulla quale ancora non c'è accordo - una prima riduzione delle tasse che potrebbe concentrarsi però solo sull'Irpef, senza arrivare a cancellare l'Irap: tocca nervi scoperti di tutti i partiti la manovra che il governo si appresta a presentare a Bruxelles.

Le risorse quest'anno ci sono ma proporzionalmente aumentano i desiderata della maggioranza, e dei ministeri. Il lavoro è frenetico: tutti i paesi dell'Eurozona, tranne l'Italia, hanno già inviato il loro Documento programmatico di bilancio (Dpb), che disegna la cornice della manovra alla Commissione, indicando l'ossatura della legge di bilancio che intendono adottare. La scadenza del 15 ottobre è flessibile ma il tempo scorre e il premier Mario Draghi non vuole presentarsi al Consiglio europeo senza avere approntato la bozza della manovra. Per la legge di Bilancio vera e propria, come di consueto, ci dovrebbe volere più tempo anche perché le norme cambieranno fino all'ultimo, a seconda delle intese politiche raggiunte.

I nodi più difficili restano il reddito di cittadinanza e quota 100. Una delle proposte di mediazione delll'ultima ora sarebbe proprio quella di Quota 102, transitoria per due anni, per gestire il 'dopo Quota 100' evitando di tornare di colpo allo scalone della legge Fornero. Anche altre opzioni sono state esplorate, compreso l'Ape contributivo, come è stata ribattezzata la proposta del presidente dell'Inps Pasquale Tridico di consentire l'uscita anticipata da 63-64 anni con una penalizzazione dell'assegno fino al raggiungimento dei 67 anni. E sul tavolo resterebbero l'ampliamento a nuove categorie dell'ape social e anche l'eventuale ampliamento del contratto di espansione. In ballo sul fronte della previdenza resta anche la questione dell'adeguamento degli assegni in essere all'inflazione.

Non è prevista invece la conferma in manovra di opzione donna, lo strumento pensionistico attualmente esistente a favore delle lavoratrici dipendenti e autonome che consente di andare in pensione in anticipo a 58 anni ma con l’assegno calcolato tutto con il contributivo e quindi ridotto. Sia in cabina di regia che durante il Consiglio, diversi ministri avrebbero però chiesto di rinnovare la misura.

Anche sul Reddito si starebbe cercando un'intesa che potrebbe passare per una stretta anti-furbetti, mantenendo però l'impianto della misura (e il finanziamento, già previsto a bilancio, di oltre 7 miliardi): i controlli diventerebbero anche preventivi, attraverso l'incrocio delle banche dati, e si introdurrebbe un meccanismo di decalage dell'assegno a partire dalla seconda offerta di lavoro rifiutata da parte dei beneficiari «occupabili», circa un terzo dei percettori dell'assegno.

La revisione del Reddito si accompagnerebbe alla riforma complessiva degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, con un percorso di formazione e reinserimento analogo per i percettori di Rdc, di Naspi o di altri ammortizzatori. La composizione delle cifre a disposizione per i singoli capitoli ancora va limata ma per la sanità ci sarebbero 2 miliardi in più e più fondi arriverebbero anche per la riforma delle carriere nella Pa e il superamento del tetto al salario accessorio.

In base a come verrà composto il puzzle si capirà anche il budget a disposizione per il taglio del cuneo fiscale: si andrebbe da un minimo di 6 miliardi (i due già a bilancio e i 4,3 frutto dei maggiori incassi da lotta all'evasione certificati come strutturali) fino ai 10 miliardi, con un intervento di riduzione dell'Irpef per il quale si starebbe ancora valutando il meccanismo. Sul tavolo anche l'ipotesi di cancellare il Cuaf, il contributo che pagano i datori di lavoro per gli assegni familiari, in vista dell'entrata al regime dell'assegno unico. Sarebbe invece esclusa, almeno per il momento, l'abolizione dell'Irap.

 

 

Ultimo aggiornamento: 23:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA