Manovrva 2022 e diritti essenziali, si parte su asili nido, anziani e disabili

Giovedì 11 Novembre 2021 di Marco Esposito
Manovrva 2022 e diritti essenziali, si parte su asili nido, anziani e disabili

La bozza di manovra arrivata sul tavolo del Consiglio dei ministri il 28 ottobre e circolata via WhatsApp può essere buttata. Al Senato sarà consegnato un disegno di legge più coraggioso su uno dei punti qualificanti: la definizione dei primi Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, vale a dire la parte mai attuata della Costituzione riformata nel 2001. Ma anche un testo privo (almeno in una delle bozze circolate) dell'articolo che incrementa di 23,5 miliardi il Fondo sviluppo e coesione, destinato per l'80% al Mezzogiorno, di cui 3 miliardi per ciascuno degli anni dal 2022 al 2028 e 2,5 miliardi per il 2029. Il rifinanziamento, comunque, è ancora presente nella parte tabellare della manovra, che fa fede. 

Su tre capitoli - asili nido, trasporto disabili e assistenza agli anziani non autosufficienti - grazie alla spinta della ministra del Sud Mara Carfagna si avvia un percorso per definire e poi attuare dei Lep «con carattere di universalità su tutto il territorio nazionale per garantire qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e vulnerabilità». Sembrano obiettivi tanto giusti quanto scontati eppure scontati non lo erano affatto: nel 2015 in Italia sono stati introdotti dei diritti differenziati in base alla residenza per cui il medesimo bambino, il medesimo disabile, il medesimo anziano può avere oppure no diritto a determinati servizi in base al luogo dove abita: dalla mensa scolastica alla mobilità dei disabili, dal trasporto pubblico locale agli aiuti agli anziani, dalla disponibilità di acqua potabile alle borse di studio universitarie. Di molti servizi essenziali nella manovra non c'è traccia; tuttavia il percorso è avviato e da adesso sarà difficile ignorare i passaggi della Costituzione in cui si citano i Lep. 

L'esempio più noto dei danni che ha fatto l'assenza dei Lep è quello degli asili nido: nel 2015 si è stabilito il giusto fabbisogno di nidi comune per comune e dove i nidi mancavano si è deciso che non ce ne era bisogno neppure per il futuro, assegnando un incredibile zero. Quella regola, dopo il ricorso di settanta comuni meridionali, è stata corretta e dal 2019 nessun Comune ha fabbisogno zero; tuttavia in assenza del Lep, cioè del livello fissato per legge, si sono attribuiti valori differenziati sui territori: da un minimo del 7,69% a un massimo del 28,88%. Non ci sono più gli zeri ma restano le discriminazioni. Con la manovra, se approvata nella versione attuale, il livello per gli asili nido sarà del 33% ovunque, riferito alla popolazione dai 3 ai 36 mesi. Non scatterà subito ma andrà raggiunto nel 2027 con una gradualità che però sarà molto lenta nei primi anni, per accelerare solo nel 2027. Gli incrementi del Fondo di solidarietà comunale destinati ai nidi sono, rispetto alle somme già in vigore, di appena 20 milioni nel 2022, 25 nel 2023, 30 nel 2024, 50 nel 2025, 150 nel 2026 e, finalmente, 800 milioni a partire dal 2027. Più in generale, il Fondo di solidarietà comunale cresce di 94 milioni nel 2022 e di 127 nel 2023. L'introduzione dei Lep dovrebbe portare anche un diverso orientamento dei bandi per costruire i nidi, sia con le risorse del Pnrr sia con quelle del Fondo 0-6.

Il trasporto scolastico di bambini disabili diventa un Lep, anche se non ne viene fissato il livello. In pratica il numero di studenti disabili per le scuole materne, elementari e medie che potranno essere accompagnati dipenderà dalle risorse disponibili, che vengono incrementate di 30 milioni nel 2022 e poi progressivamente fino a 120 milioni a regime dal 2027. La differenza rispetto al metodo attuale è che oggi i fabbisogni comunali sono calcolati in base al servizio fornito storicamente e compreso nella voce Istruzione pubblica. 

Video

Passo avanti anche per le prestazioni sociali per la non autosufficienza. Su tale voce era stato già introdotto un Lep nella manovra del 2021, pari a un assistente sociale ogni 5.000 abitanti. Ma poi invece di concentrare le risorse per avvicinare l'obiettivo, si era stabilito che dove gli assistenti sociali erano pochi (meno di 1 su 6.500) non sarebbe scattato alcun sostegno. La nuova norma non corregge tale distorsione (che resta quindi in vigore) ma avvia un percorso per definire i livelli delle prestazioni sociali (chiamati Leps) non come quantità di personale necessario bensì in termini di servizi garantiti alle persone non autosufficienti. Nella legge si cita come riferimento il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023, approvato il 28 luglio di quest'anno. Nel Piano si evidenziano gli enormi divari attuali: «A livello pro capite si va da una spesa superiore a 200 euro annui in TrentinoAlto Adige, Friuli, Sardegna e Valle d'Aosta a una spesa di appena 22 euro in Calabria e inferiore ai 60 euro in Basilicata e Campania». E si denuncia il ritardo: «La definizione pratica dei Leps si è scontrata con una situazione finanziaria e un riparto di competenze che hanno a lungo ostacolato la realizzazione del necessario investimento sul sociale».

Adesso si parte, anche se la norma nella sua versione attuale non detta tempi e rinvia a «uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri». Quanto alle risorse da utilizzare per rafforzare il servizio dove è carente, secondo i numeri del Piano servirebbero 1.000 milioni di maggiori spese per portare Italia meridionale e Sicilia allo standard nazionale di 124 euro procapite (la Calabria è a 22 euro, la Campania a 56). Nella manovra si parte da 100 milioni nel 2022 per arrivare a 300 milioni a regime nel 2025. Ma poi si fa riferimento in modo generico a «risorse dei fondi comunitari e del Pnrr destinate a tali scopi». E in effetti coordinare la varie misure in campo sarà la sfida del 2022.

© RIPRODUZIONE RISERVATA