Cosa cambia con i mutui sopra il 2%? Più rate: tutte le domande e le risposte

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Nando Santonastaso
Cosa cambia con i mutui sopra il 2%? Più rate: tutte le domande e le risposte

C’era una volta l’era dei mutui super convenienti ma con i tassi oltre il 2% dobbiamo rassegnarci a considerarla ormai avviata alla fine. 

Quali mutui costeranno di più?
L’inflazione e la guerra in Ucraina hanno accelerato il ritorno dei tassi di interesse sui mutui in territorio positivo, rendendo più cari soprattutto i mutui a tasso fisso. Ma secondo gli esperti, c’è incertezza anche per quanto riguarda il prossimo andamento dei mutui a tasso variabile.

Di che aumenti si tratta?
Da inizio anno, i tassi di riferimento per i mutui a tasso variabile e, soprattutto, a tasso fisso hanno mostrato ampi movimenti, soprattutto per quanto riguarda i mutui a tasso fisso. Tra il 4 gennaio e il 4 maggio il tasso Eurirs è variato da 0,34 a 1,78 per la scadenza a dieci anni; da 0,53 a 1,89 per la scadenza a 15 anni; da 0,59 a 1,78 per la scadenza a 20 anni; da 0,57 a 1,62 per la scadenza a 25 anni; da 0,53 a 1,47 per la scadenza a 30 anni. Per quanto riguarda l’Euribor, l’indicatore di riferimento per i mutui a tasso variabile, il confronto tra i tassi rilevati nello stesso periodo vede la scadenza a un mese cambiata da -0,58 a -0,54, la scadenza a tre mesi da -0,57 a -0,43, la scadenza a sei mesi da -0,54 a -0,21. Si resta ampiamente sotto lo zero ma i mutui a tasso variabile sono stati ritoccati al rialzo, soprattutto in riferimento alla scadenza a tre mesi, la più comunemente utilizzata per i mutui di questo tipo in Italia. 

Come si calcolano i rincari dei mutui?
Le simulazioni di Mutuionline spiegano che ipotizzando un mutuo da 180mila euro a tasso fisso a 20 anni, le condizioni economiche migliori reperibili sul mercato propongono una rata da 916 euro (che sale fino a 934 euro se si fa riferimento al costo medio dei tassi). Per le stesse condizioni, le rate a tasso variabile scendono rispettivamente fino a 806 e 812 euro. Simulando una forma di finanziamento trentennale, le rate fisse arrivano a 672 euro (per quanto concerne la proposta più vantaggiosa) o a 702 euro (costo medio), quelle variabili possono scendere rispettivamente fino a 563 e 567 euro. «Il divario tra le due formule inizia a essere importante, ma non così tanto da dover spingere verso il tasso variabile, fermo restando il fatto che l’Euribor dovrebbe iniziare a risalire entro la fine del 2022».

Le banche aumentano gli spread?
È possibile che ulteriori ritocchi al rialzo sono dovuti agli aggiustamenti degli spread bancari e sono attesi durante l’anno qualora, come è probabile, la Bce dovesse decidere di alzare i tassi di interesse. Per ora Francoforte non è intervenuta a differenza della Fed ma non è detto che non lo farà. Da “Idealista/mutui” affermano che tutte le banche hanno alzato gli spread, alcune anche raddoppiandoli, altre di circa il 50 per cento. In media, secondo l’intermediario ipotecario Idealista, «possiamo dire che all’inizio dell’anno si potevano ottenere mutui a tasso fisso nell’ambito dello 0,80%-1% e che ora sono all’1,50%-2%».

Le rate saliranno molto?
Chi contrae un mutuo immobiliare adesso deve rassegnarsi. Dovrà pagare più interessi sui prestiti per finanziare l’acquisto di una casa. Al di là dei costi che il cliente deve assumersi (come la perizia dell’immobile o le tasse legate all’operazione di vendita), il costo aggiuntivo dovuto all’aumento degli interessi, secondo il Codacons, si avvicina ai 9.000 euro annui. Ovviamente, più lunga è la durata del prestito, maggiore sarà l’interesse che il consumatore deve assumersi. Pertanto, l’impatto del rialzo dei tassi di interesse è maggiore nei mutui a 30 anni rispetto a quelli sottoscritti a 10 o 20 anni.

I mutui più cari penalizzeranno i giovani?
Assolutamente sì perché i giovani sono più interessati a chiedere termini di finanziamento più lunghi rispetto ai consumatori di altre fasce di età. Peraltro, secondo Facile.it, i mutui concessi agli under 36 potrebbero riscontrare uno stop. Sarebbero infatti già tecnicamente inapplicabili, visto che i tassi, per quanto agevolati, sono più alti del massimo stabilito dalla norma in vigore (fino al prossimo 30 giugno non sarà possibile erogare mutui a tasso agevolato per un peso superiore all’1,92%).

Che contraccolpi sulle pmi?
Li ha calcolati Bankitalia. Secondo gli ultimi dati, i tassi sui finanziamenti destinati alle pmi (quelli per importi fino a 1 milione) registrano a marzo un tasso medio dell’1,78% mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore al milione (per le imprese di maggiori dimensioni) si sono collocati allo 0,87%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,32 per cento (0,31 nel mese precedente). Bankitalia precisa poi che, sempre a marzo, i prestiti al settore privato, corretti sulla base della metodologia armonizzata concordata nell’ambito del Sistema europeo delle banche centrali (Sebc), sono cresciuti del 2,5% sui 12 mesi. Un incremento del 2% solo nel mese precedente. I prestiti alle famiglie sono poi aumentati del 4% sui dodici mesi (3,8 nel mese precedente) e quelli alle società non finanziarie dell’1,3%, in lieve aumento rispetto all’1,2% nel mese precedente. Nell’ultimo anno i depositi del settore privato sono cresciuti del 4,8 per cento, lo 0,6% in più rispetto a febbraio. 

I prezzi delle case saliranno molto?
Secondo EY- European Bank Lending Economic Forecast 2022, si prevede un rallentamento della crescita dei mutui poiché i prezzi delle case continuano ad aumentare e i tassi d’interesse a salire. Secondo le previsioni, la crescita dei mutui rallenterà al 2,9% nel 2022 e all’1,2% nel 2023. Anche a fronte del possibile peggioramento delle prospettive economiche, però, «il miglioramento dei bilanci di famiglie e imprese dovrebbe impedire il drammatico aumento dei crediti deteriorati che avvenne con la crisi del debito sovrano europeo. All’inizio del 2021, il 14% dei prestiti beneficiava di moratorie e il 18% dei prestiti alle società non finanziarie era coperto in tutto o in parte dalla garanzia statale».

Come reagirà il mercato immobiliare?
La crescita dei tassi di interesse, spiega Mutuionline, avrebbe già portato a una sensibile diminuzione del numero di compravendite di immobili anche se ciò non risulta da alcun dato ufficiale ma solo dalla versione di alcune agenzie e centri studi. Per quanto concerne i mutui ordinari la soglia di guardia è in genere fissata al 3%: una volta superato tale valore, nel caso in cui contemporaneamente non diminuisca il costo degli immobili, in genere si incrementa il rischio di rallentamenti nel mercato. Oltre alla situazione degli under 36, già descritta in precedenza, un altro colpo al mercato immobiliare potrebbe arrivare dalla crisi della “surroga”, visto che il tasso di un nuovo mutuo risulterebbe essere pericolosamente più gravoso di quello che il mutuatario ha già acceso.

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 08:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA