Nuova Cig, ai giovani professionisti almeno 780 euro al mese e niente contributi per tre anni

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Giusy Franzese
Nuova Cig, ai giovani professionisti almeno 780 euro al mese. Niente contributi per 3 anni

Non prendono la Naspi, l’indennità di disoccupazione che spetta ai lavoratori subordinati; e non prendono la DisColl per i collaboratori coordinati e continuativi. I lavoratori autonomi, oltre cinque milioni di persone che rappresentano il 21,7% dell’intera platea dei lavoratori italiani (contro una media del 14,3% nell’Ue), per anni hanno vissuto “pericolosamente”: niente sussidi in caso di problemi con l’attività (cassa integrazione, ad esempio) e niente assegno di disoccupazione. Poi è arrivata la pandemia e qualcosa è cambiato. Oltre 4 milioni di lavoratori autonomi e liberi professionisti iscritti alla gestione a loro dedicata, hanno potuto beneficiare dei ristori. E da quest’anno è possibile attivare l’Iscro (indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa), una sorta di cig per gli autonomi. Ma i requisiti sono particolarmente stringenti (tra questi il reddito dell’anno precedente non deve aver superato quota 8.145 euro), la durata è di appena sei mesi e l’entità dell’assegno è ridotta (tra i 250 e gli 800 euro). A ogni modo i ristori prima o poi finiranno e l’Iscro è una misura sperimentale, valida solo per il triennio 2021-2023. 

LEGGI ANCHE Lavoro, arriva la riforma degli ammortizzatori

È vero ci sono tanti lavoratori autonomi che hanno redditi molto elevati: quello medio della categoria supera i 46.000 euro l’anno. Più del doppio di quello medio dei dipendenti (21.000 euro). Ma mai come in questo caso la media racconta poco: a fronte di avvocati con parcelle stratosferiche che arrivano anche a 1.500 euro l’ora e medici che si fanno pagare centinaia e centinaia di euro a visita privata, moltissimi giovani liberi professionisti hanno redditi quasi da sussistenza, non raggiungono nemmeno i mille euro al mese. Vale per gli architetti, gli ingegneri, gli artigiani, gli agenti di commercio e via dicendo. Un sistema di welfare universale non può tenere questi lavoratori fuori dalle tutele. Nel documento di 52 pagine preparato dalla commissione di esperti per la riforma degli ammortizzatori sociali, che a breve sarà consegnato al neoministro del Lavoro, Andrea Orlando, c’è un intero capitolo dedicato ai lavoratori autonomi. Resta valido il principio “assicurativo”, ovvero tutti devono pagare. Pur se in modo differenziato.  

Molte le proposte: si va dal “reddito minimo garantito” di almeno 780 euro al mese per i giovani professionisti iscritti da meno di tre anni all’albo (con un’integrazione salariale fino alla concorrenza della cifra del reddito di cittadinanza), alla decontribuzione triennale per inizio attività degli under 35. In generale si propone una “prestazione per sospensione o riduzione dell’attività” correlata alla caduta del fatturato (almeno un terzo nella media dei tre anni precedenti). Ne potranno usufruire - per un massimo di 12 mesi - gli autonomi con un tetto massimo di reddito complessivo (quindi anche non professionale) pari a 35.000 euro. L’entità del sussidio dovrebbe essere in percentuale (per esempio, il 50%) rispetto alla riduzione del fatturato: in questo modo - sottolineano gli esperti - si «incoraggia l’adempimento negli anni dei doveri fiscali». In ogni caso non inferiore al reddito di cittadinanza. Ai lavoratori autonomi con almeno il 50% del fatturato derivante da un unico committente verrebbe applicata per le prestazioni la disciplina del lavoro subordinato. 

Video

Nel caso di chiusura o perdita dell’attività scatterebbe «la prestazione universale» di disoccupazione erogata dalla gestione separata dell’Inps (per i relativi iscritti) oppure dalle Casse. Le aliquote contributive (da stabilire per legge anche per le Casse privatizzate) dovrebbero essere «progressive calcolate sulla media del reddito dell’ultimo triennio». Due le categorie da esonerare dal versamento dei contributi: chi ha un reddito inferiore a quello di cittadinanza; chi rientra nel regime fiscale forfetario . 

I bonus erogati in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica hanno escluso dai beneficiari i lavoratori autonomi occasionali sino a 5.000 euro non iscritti alla gestione separata dell’Inps né alle Casse. Per fare in modo che costoro nel futuro non siano più “invisibili” i cinque esperti della commissione propongono di abbassare la soglia a 3.000 euro. 

Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA