Pace fiscale, dopo l'annuncio rischio buco da 3,6 miliardi: «Chi deve pagare aspetta il condono»

Pace fiscale, dopo l'annuncio rischio buco da 3,6 miliardi: «Chi deve pagare aspetta il condono»
di Domenico Zurlo

Che si chiami pace fiscale o condono poco cambia: sono gli effetti che provocherà, in termini di numeri, la parte più essenziale dell’intervento del governo in materia di tasse. E già solo l’annuncio di un condono pare dissuadere i contribuenti dal pagare le tasse già per l’anno in corso: all’appello, scrive Repubblica, potrebbero mancare oltre 3 miliardi e mezzo di euro, un ‘buco’ proveniente da chi non intende pagare per poi affidarsi appunto al condono.

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Un effetto che vanificherebbe la lotta all’evasione fiscale degli ultimi anni, evasione stimata in oltre 100 miliardi di euro l’anno: ad aspettare a pagare in attesa del condono sarebbero coloro che hanno aderito alla rottamazione a maggio (e hanno già pagato la prima rata a luglio), chi ha ancora cartelle pendenti e non vi ha aderito (nonostante lo sconto previsto) e infine ai contribuenti non in regola. Questi ultimi continuano a non mettersi in regola nonostante gli inviti dell’Agenzia delle Entrate. Il condono in vista, per loro, è come una luce in fondo al tunnel.

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OXFAM, È CONDONO CAMUFFATO Nell'Indice di Contrasto all'Uguaglianza intanto l'Oxfam esamina le misure previste per la manovra italiana, e lancia l'allarme: «Sul fronte degli interventi di politica fiscale, agli annunci sul rafforzamento della lotta contro l'evasione fiscale e contributiva - un ammanco erariale stimato in 109 miliardi di euro all'anno, in media, nel triennio 2013-2015 - fa pericolosamente eco il progetto di 'pace fiscale', un intervento che si configura come un ennesimo 'condono fiscale camuffato' a reiterato svilimento del concetto di equità fiscale e a discapito di chi corrisponde all'erario il dovuto».

L'azione di Governo italiano sul fronte fiscale non presuppone ad oggi, secondo l'analisi di Oxfam, presentato al Meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in corso a Bali, «alcuna intenzione di favorire lo spostamento del carico fiscale da redditi e consumi a patrimoni e rendite. Mentre l'idea di una tassazione patrimoniale progressiva - che tenga conto, con accortezza, dell'entità e delle tipologie dei patrimoni - resta, purtroppo, ancora un tabù».

La stessa Oxfam indica l'Italia come 16esima (15esima sui 35 Paesi Ocse) per l'impegno nelle politiche di contrasto alla disuguaglianza ma 152esima per la percentuale di spesa pubblica destinata all'istruzione. Il primo posto lo guadagna la Danimarca. Tra i paesi più virtuosi ci sono anche Francia e Belgio. L'indice composito esamina 157 Paesi in tre macro-ambiti di intervento: spesa pubblica, politica fiscale e politica del lavoro. 
Martedì 9 Ottobre 2018, 10:39
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