Pensione Opzione donna 2021, nate nel 1962 l'ultima classe d'età: requisiti e calcolo assegno

Martedì 20 Aprile 2021 di Giusy Franzese
Pensione Opzione donna 2021, nate nel 1962 l'ultima classe d'età: requisiti e calcolo assegno

A fine anno dovrebbe chiudere i battenti. Ma molto probabilmente sarà prorogata. Stiamo parlando di “opzione donna”, ovvero la possibilità concessa alle donne di andare in pensione prima dell’età di vecchiaia con una penalizzazione sull’assegno, visto che sarà calcolato interamente con il metodo contributivo. L’ultima legge di bilancio ha prorogato la sperimentazione anche a tutto il 2021. Ma vale solo per chi ha maturato i requisiti minimi (58 anni di età anagrafica e 35 di contributi per le lavoratrici dipendenti, 59 anni e 35 di contributi per le autonome) entro fine dicembre 2020. Ma se Quota 100 quasi certamente non sarà prorogata, opzione donna potrebbe invece avere un destino diverso nell’ambito delle riflessioni già avviate sulle flessibilità di uscita. Intanto che governo e legislatore decidono, vediamo come funziona “Opzione donna”. Misura che, per chi ha già i requisiti, può essere esercitata fino al primo luglio 2022.

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LE NATE NEL 1962

Con le attuali regole le lavoratrici nate nel 1962 sono di fatto l’ultima classe d’età che può accedere ad Opzione Donna. Bisogna aver compiuto infatti 58 anni entro il 31 dicembre 2020 (per le lavoratrici autonome è richiesto un anno in più, 59). Oltre al requisito anagrafico è necessario avere anche almeno 35 anni di contributi effettivamente versati, nel limite di 52 settimane annue. Non rientrano quindi nel conteggio dei 35 anni di contributi i periodi di malattia e disoccupazione. Sono invece utili i contributi accreditati per ricongiunzione e volontari. Sono validi anche i contributi a seguito del riscatto della laurea, anche quelli ottenuti con il riscatto agevolato in base alla legge 26/2109. Ai fini del conseguimento della pensione è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è invece richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma.

GESTIONE SEPARATA

La facoltà di opzione non è esercitabile dalle lavoratrici iscritte alla gestione separata. Non è nemmeno possibile utilizzare il cumulo dei periodi assicurativi per arrivare ai 35 anni richiesti. In caso di carriere miste occorre quindi necessariamente effettuare una ricongiunzione ai sensi della legge n. 29/79 o n. 45/90.

FINESTRE MOBILI

Una volta verificata la sussistenza dei requisiti, le lavoratrici conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti (lavoratrici dipendenti), 18 mesi per le autonome.

 L’Inps chiarisce che la decorrenza del trattamento pensionistico non può essere comunque anteriore al 1° febbraio 2021, per le lavoratrici dipendenti e autonome la cui pensione è liquidata a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima; e al 2 gennaio 2021, per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico delle forme esclusive della predetta assicurazione generale obbligatoria.

Chi ha perfezionato i requisiti entro il 31 dicembre 2020 può chiedere di accedere a Opzione Donna anche successivamente alla prima decorrenza utile.

SCUOLA E AFAM

Le lavoratrici del comparto scuola e Afam possono conseguire il trattamento pensionistico rispettivamente a decorrere dal 1° settembre 2021 e dal 1° novembre 2021.

COME FARE DOMANDA

La domanda va presentata online all’Inps attraverso il servizio dedicato. In alternativa, si può fare la domanda tramite il contact center dell’Inps o gli enti di patronato. Si può presentare la domanda in qualsiasi momento successivo all’apertura della finestra mobile.

SCADENZA TERMINI

L’ultima finestra mobile per le autonome è fissata al 1 luglio 2022; per le dipendenti private, ex Inpdap, Poste e Fs  è  invece al primo gennaio 2022.

IL CALCOLO DELL’ASSEGNO

E’ la parte più “dolorosa” della norma. La pensione, infatti, è liquidata esclusivamente con le regole di calcolo del sistema contributivo. Attivando “opzione donna” si rinuncia quindi per sempre al calcolo misto (retributivo per gli anni precedenti al 1996) e questo in genere comporta una decurtazione sull’assegno tra il 20-30% rispetto a quanto si prenderebbe se il calcolo fosse effettuato appunto con il sistema misto. Il taglio non è uguale per tutte perché dipende da una serie di fattori compreso la velocità di carriera, retribuzione ed anzianità contributiva maturata alla data di accesso al regime. Si è visto comunque che più la lavoratrice ha avuto una carriera veloce, con retribuzioni elevate percepite sin dai primi anni di lavoro, più la penalizzazione sull’assegno sarà minore. E’ per questo motivo che non sono molte le donne che finora hanno attivato questo canale di uscita anticipata.

I NUMERI

Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Inps sui flussi di pensionamento nel 2020 sono andate in pensione anticipata 40.472 donne su un totale (vecchiaia, anticipate, invalidità, superstiti) di 186.476 donne. L’età media di pensionamento è stata di 61 anni. Con il calcolo dell’assegno completamente contributivo (come accade per Opzione Donna) sono andate in pensione solo 9.965 lavoratrici (nel 2019 erano state 11.590).

Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 11:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA