Pensioni, ai giovani bonus contributi: per ogni anno di lavoro 1,6 di versamenti Inps, così salirà l’assegno

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Andrea Bassi
Pensioni, bonus ai giovani per aumentare l assegno

Un bonus di contributi da calcolare a fine carriera per chiudere i “buchi” per i giovani e le donne che sono interamente nel sistema contributivo. Nonostante la politica e lo stesso governo siano con lo sguardo orientato all’elezione del nuovo presidente della Repubblica, il tavolo con i sindacati sulla riforma delle pensioni si è riunito anche ieri. E qualche passo avanti è stato fatto, in vista dell’incontro politico già fissato per il prossimo 7 febbraio. Al tavolo di ieri si è discusso di una valorizzazione maggiore dei contributi per quei giovani che hanno carriere discontinue. Ogni anno di lavoro, insomma, potrebbe valere 1,5 o 1,6 di versamenti. In questo modo si coprirebbero i “buchi” e si arriverebbe alla pensione con assegni decorosi. Anche per le donne, per i periodi di maternità o di assenza dal lavoro, scatterebbero delle salvaguardie.

Chi è pienamente nel sistema contributivo, infatti, ha una serie di paletti per poter lasciare il lavoro. Può ritirarsi chi ha compiuto 64 anni e ha 20 anni di contributi, ma solo a patto di avere una pensione pari ad almeno 2,8 volte quella minima. Gli altri rischiano di dover lavorare fino a 70 anni e incassare cifre bassissime, visto che nel sistema contributivo non esiste più nemmeno l’integrazione al minimo. Il prossimo appuntamento del tavolo sulle pensioni è stato già fissato a giovedì prossimo. Nonostante i passi avanti, la parola d’ordine, soprattutto dal ministero dell’Economia, è «prudenza». 

Prima di procedere su questa strada, i tecnici del Tesoro vogliono avere un quadro esatto delle platee interessate dalla misura e dei costi per il bilancio pubblico. I sindacati spingono per rispettare la tabella di marcia che prevede un’intesa entro il Def, il Documento di economia e finanza, di aprile. Ma in mezzo, come detto, c’è anche l’elezione del presidente della Repubblica e il nuovo quadro politico che ne seguirà. «È positivo che si stia lavorando», ha detto il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga che ha rinviato per un giudizio puntuale al round politico del 7 febbraio. «Sulla definizione approfondita di questi aspetti», ha spiegato Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, «il confronto continuerà le prossime settimane». Anche la Cgil ha parlato di un «avanzamento del confronto» per bocca di Roberto Ghiselli. 

Intanto l’Inps ha pubblicato gli ultimi dati aggiornati sull’andamento delle pensioni. Nel 2011 sono state liquidate 815.461 assegni dall’Istituto di Previdenza, in calo del 5,69 per cento rispetto a quelle liquidate nel 2020. Il dato è contenuto nel Monitoraggio sui flussi pensionamento dell’Inps secondo il quale l’assegno medio lo scorso anno è stato di 1.203 euro in calo rispetto ai 1.237 euro del 2020. 

Il motivo va ricercato nella mancata inflazione degli anni scorsi, che come conseguenza ha avuto il mancato adeguamento degli assegni. In numero assoluto calano soprattutto le pensioni ai superstiti dalle 253.654 del 2020 alle 226.742 del 2021 (la variazione è negativa del 10,61%). Le pensioni di vecchiaia con decorrenza 2021 sono state 268.147 per un importo medio di 864 euro, mentre quelle anticipate rispetto all’età di vecchiaia (Quota 100, assegni raggiunti per anzianità contributiva) sono state 278.358, oltre un terzo del totale, per un importo medio di 1.944. Le pensioni ai superstiti, come detto, sono state 226.742 per 769 in media al mese mentre quelle di invalidità sono state 42.214 per un importo medio di 793 euro al mese. Nel 2021 si è registrata una generale riduzione delle pensioni liquidate nel comparto pubblico, che sono passate dalle 168.572 del 2020 a 146.343 nel 2021 (-13,2% circa) per un importo medio di 2.007 euro (dai 2.030 nel 2020). In questa gestione resta prevalente l’uscita con la pensione anticipata (86.256 assegni) rispetto alla vecchiaia (26.017 trattamenti). Nel settore privato, il numero di pensioni liquidate è passato da 369.401 nel 2020 a 354.816 nel 2021, con un calo di circa il 3,9%, mentre le pensioni di vecchiaia (81.787) e anticipate (125.888) rimangono sostanzialmente stabili rispetto al 2020.

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