Pensioni, come funziona: se l'eccezione diventa regola

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Sergio Beraldo
Pensioni, come funziona: se l'eccezione diventa regola

Mamma Inps è come mamma Rai. Condizionata dai capricci della politica; tenera a volte, inflessibile quando il cerimoniale lo richiede. Con margini di manovra, occorre però dire, assai più risicati.

Diversamente da quanto accade per le regole che condizionano la fornitura dei servizi radiotelevisivi, le regole che sovraintendono al pagamento delle prestazioni pensionistiche non sono infatti decise da un Consiglio di amministrazione, ma dal Parlamento. E anche i tentativi di dissuadere il Parlamento dall'approvare regole palesemente irragionevoli perché frutto di qualche estemporaneo capriccio - non sono generalmente destinati al successo.

Ora, è comprensibile che il Parlamento abbia previsto regole che condizionano l'accesso ai benefici all'età del potenziale beneficiario e all'ammontare dei contributi versati. Non è invece immediatamente comprensibile la messe, a volte barocca, di eccezioni, che travisano le disposizioni per il «normale» accesso al vitalizio. Tant'è che è proprio l'accesso normale ad apparire, ormai, a-normale. 

Gli schemi si accavallano, si intrecciano, si confrontano, con grave incertezza per i cittadini; ad essi è in genere ignoto, infatti, se e quando riusciranno a farsi coccolare dall'Inps per il resto dei propri giorni; e a quali condizioni.

Vari sono ormai gli schemi pensionistici, e diversi i fondi che li sostengono. Alcuni si configurano come eccezioni a regole più generali, piuttosto che come schemi per così dire autonomi. È il caso ad esempio di «Quota 100», che ammicca ai lavoratori dipendenti e autonomi che hanno maturato, nel periodo compreso tra gennaio 2019 e dicembre 2021, i requisiti prescritti dalla legge. Ovvero hanno raggiunto,  nel periodo in questione, un'età anagrafica non inferiore a 62 anni e un'anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

E per gli altri? Quelli che i 62 anni li compiranno nel 2022? Boh! La quota sarà 102, 104, 106, chissà!

Certo, questo non compromette la possibilità di ottenere la cara vecchia «normale» pensione di vecchiaia, non appena saranno raggiunti, però, i 67 anni d'età; un requisito che si può aggirare aderendo allo schema di pensione anticipata, che prevede uno sconto sugli anni necessari per il vitalizio in presenza di determinati requisiti contributivi: 41 anni e 10 mesi se donne, 42 anni e 10 mesi se uomini. 

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Ecco. Un piccolo vantaggio per le donne, corroborato peraltro dallo schema «Opzione donna». Uno schema che consente alle lavoratrici di ottenere la pensione di anzianità con requisiti anagrafici maggiormente favorevoli rispetto a quelli in vigore dal gennaio 2008 in poi. Uno schema però «sperimentale». La gentile signora deve infatti provare di aver maturato i requisiti nel periodo compreso tra il primo gennaio 2008 e il 31 dicembre 2015; altrimenti non se ne fa niente. L'Opzione donna vale solo per queste donne ottimine. Le altre donne non possono opzionare un bel nulla; a meno che non abbiano cominciato a lavorare prima del compimento dei 19 anni di età, nel qual caso possono accedere, con un requisito contributivo ridotto, alla pensione anticipata.

Se poi proprio non raggiungono i requisiti per l'accesso a un qualche vitalizio, e versano in stato di bisogno, è previsto uno schema pensionistico di natura assistenziale (anche per gli uomini, ovviamente). Occorre però avere almeno 63 anni di età. Si tratta, nella pratica, di un pre-pensionamento, visto che l'indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell'età prevista per la pensione di vecchiaia o dei requisiti per la pensione anticipata. 

Vi sono poi gli schemi pensionistici supplementari (vecchiaia, invalidità, superstiti) e supplementari per contribuzione, con cui il beneficiario fa valere la contribuzione accreditata in una gestione diversa da quella che gli paga correntemente la pensione.

Insomma, un gran baccano. Una messe considerevole di provvedimenti, eccezioni, codicilli, rilievi, disposizioni; intricate piantagioni normative da cui sboccia il fiore dell'incertezza; della precarietà esistenziale, della propria inadeguatezza giuridica rispetto all'intrico di schemi che separano, dirimono, specificano; attribuiscono diversamente e iniquamente e ingiustamente. Un enorme baccano. Con la prospettiva che qualsiasi riforma aggiungerà baccano a baccano, eccezione a eccezioni; senza che si sia in grado di individuare poche e chiare e semplici regole, cui tutti sono soggetti. Un baccano da cui siamo frastornati nonostante le riforme del sistema pensionistico degli anni recenti, che, a proposito, non hanno trovato applicazione nei confronti del personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico; come la pagina web dell'Inps candidamente rileva.

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