Pensioni d'oro, stop alla solidarietà ma i tagli tra il 15 e il 40% resteranno per tutto il 2021

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Giusy Franzese
Pensioni d'oro, stop alla solidarietà ma i tagli tra il 15 e il 40% resteranno per tutto il 2021

I pensionati d'oro dovranno pagare il contributo di solidarietà ancora nel 2021 (lo pagano dal 2019), ma poi basta. Lo ha stabilito la Corte costituzionale, giudicando «illegittimo» il periodo di durata di cinque anni del contributo stabilito dal governo giallo-verde nel 2018 con la legge di bilancio del 2019. Cinque anni sono troppi, ha sentenziato l'alta corte, al massimo si può arrivare a tre che sono quelli del bilancio previsionale. Per i percettori di pensioni oltre i centomila euro lordi l'anno che dal 2019 vedono i loro assegni decurtati tra il 15 e il 40%, è una bella notizia.

La Corte Costituzionale contemporaneamente ha deciso che invece è assolutamente legittimo il cosiddetto «raffreddamento della perequazione» delle pensioni, cioè la limitazione alla rivalutazione automatica per le pensioni superiori a un determinato importo, previsto per il triennio 2019-2021, «in quanto ragionevole e proporzionato».

 

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Il precedente

 

Non è la prima volta che la Consulta ha bocciato il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro. É già accaduto nel 2013 per il contributo di solidarietà sulle pensioni sopra i 90.000 euro fissato a partire dal 2011. In quell'occasione l'Inps fu costretta restituire le cifre già trattenute ai titolari, per un totale di circa 40 milioni di euro. Stavolta però la Corte non ha bocciato il contributo in se stesso, ma - come detto - la durata del prelievo. Quando si parla di pensioni d'oro bisogna comunque sempre ricordare la platea molto ridotta: qualche decina di migliaia di persone contro i 16 milioni di pensionati totali. Si è sempre trattato quindi di una sorta di battaglia ideologica, portata avanti soprattutto dai grillini. Il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro fa risparmiare circa 80 milioni di euro l'anno complessivamente su una spesa previdenziale totale annua pari a 293 miliardi di euro.


La questione di legittimità stavolta era stata sollevata dal Tribunale di Milano e dalle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti per il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.


Il contributo di solidarietà scatta sulle pensioni di importo superiore ai centomila euro lordi l'anno (55.000 euro netti). È pari a un taglio del 15% per gli assegni compresi tra 100 mila e 130 mila euro. Sopra quest'ultima cifra e fino a 200 mila euro il taglio è del 25%, che diventa 30% per la quota che arriva a 350 mila, pari al 35% per l'ulteriore quota fino a 500 mila, e 40% per gli importi superiori al mezzo milione di euro. Sono escluse dai tagli le pensioni di invalidità, i trattamenti pensionistici di invalidità, i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti e a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche.

 

Le perdite


Anche la parziale indicizzazione dell'assegno comporta una perdita rilevante. Secondo un rapporto del centro studi Itinerari previdenziali un pensionato d'oro con assegno superiore ai centomila euro lordi l'anno, tra il 2006 e il 2019 per effetto delle parziali indicizzazioni all'inflazione, ha avuto una perdita secca cumulativa di una intera annualità, rispetto a quanto avrebbe percepito se la perequazione fosse stata al cento per cento.


Secondo l'Istat il 36,3% dei pensionati riceve ogni mese meno di 1.000 euro lordi, il 12,2% non supera i 500 euro. Un pensionato su quattro (24,7%) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro.

 

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Ultimo aggiornamento: 08:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA