Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Gas, doppio tetto al prezzo e obbligo di pannelli solari su edifici pubblici e privati: il piano Ue per l'energia

Martedì 17 Maggio 2022 di Andrea Bassi
Gas, doppio tetto al prezzo e obbligo di pannelli solari su edifici pubblici e privati: il piano Ue per l'energia

Pannelli solari in tutti gli edifici di nuova costruzione e obbligo per quelli pubblici entro il 2025. Nel nuovo pacchetto europeo per l’energia arrivano semplificazioni per le rinnovabili, soprattutto sul solare. E poi un doppio tetto al prezzo del gas. Uno nazionale, ma con dei limiti alle quantità di metano con tariffe “bloccate”. E uno europeo, ma che scatterebbe soltanto nel caso in cui le forniture russe si dovessero interrompere. In ogni caso ognuno dei due tetti sarebbe “a tempo”, non potrebbe durare oltre il mese di maggio del 2023. Le autorizzazioni per l’installazione del fotovoltaico sui tetti degli edifici dovranno essere concesse in non più di tre mesi di tempo e i governi nazionali dovranno spingere per far impiantare i pannelli su tutti i palazzi esistenti e che hanno una classe energetica inferiore alla D. Il pacchetto europeo RepowerEu, per rispondere alla crisi del gas e che sarà discusso domani a Bruxelles, ha preso forma. Nelle bozze della Commissione viene disegnata la nuova strategia energetica europea. Il punto centrale, quello che più ha creato discussioni, è il tetto al prezzo del gas. L’Italia spinge da tempo per introdurlo. Contro si sono schierati i Paesi del Nord, con in testa l’Olanda, dove ha sede il Ttf, la principale Borsa di scambio del metano. Obiezioni che sarebbero venute meno proprio per la decisione di porre un preciso limite temporale alla durata del tetto. Ma andiamo con ordine. Il primo “cap” alle tariffe, quello nazionale, potrà essere applicato direttamente al prezzo retail del gas, quello che pagano i consumatori. Ma non potrà essere un tetto “generalizzato”. Per evitare distorsioni, come per esempio un aumento dei consumi di metano derivante proprio dal prezzo calmierato, potrà essere applicato soltanto ad alcuni consumatori (i più fragili evidentemente) e per quantità limitate. Il secondo tetto, invece, scatterebbe soltanto nel caso in cui venissero meno le forniture russe. Il primo passaggio sarebbe la dichiarazione dello stato di emergenza, che può essere richiesta anche da uno dei Paesi dell’Unione. A questo punto scatterebbero i piani di risposta alla crisi predisposti dai singoli Stati, e i Paesi con una maggiore disponibilità di gas dovrebbero dirottare parte delle loro forniture verso quelli più in difficoltà. In questa fase entrerebbe in scena anche il tetto al prezzo del gas. Il tetto prenderebbe la forma di un prezzo massimo regolato che potrebbe essere imposto a diversi livelli all’interno della catena del valore. 

Anche se la Commissione sembra suggerire di fissare il tetto al prezzo sui mercati di scambio, in pratica sul Ttf, la Borsa olandese. «Il tetto», dice Andrea Peruzy, amministratore delegato della Borsa elettrica italiana, «è una misura sicuramente necessaria in una fase di emergenza come l’attuale, ma auspico che si tratti di una misura temporanea». Ed in effetti la bozza di Comunicazione della Commissione europea sottolinea come «questo tipo di intervento sul prezzo, dovrebbe essere limitato alla durata della situazione di emergenza. 

Video

Come detto, il tema del prezzo del gas non è l’unico affrontato dal nuovo pacchetto europeo, che spazia dalle rinnovabili all’idrogeno, passando per la diversificazione delle forniture. Una delle «azioni chiave» individuate dalla Commissione, è il supporto al raddoppio della capacità del corridoio Sud del gas per altri 20 miliardi di metri cubi l’anno. Un rafforzamento che dovrà essere fatto anche riprendendo entro il 2022 il dialogo di alto livello con l’Algeria e rafforzando i rapporti energetici con la Nigeria, l’Angola e il Senegal. Paesi con i quali l’Italia si è mossa per prima. Il pacchetto poi, come detto, punta molto sul solare. Entro il 2025 i pannelli dovranno essere installati su tutti gli edifici pubblici e tutte le nuove costruzioni dovranno essere predisposte per la loro installazione. Secondo la Commissione europea queste azioni sono «una priorità» e dovranno essere adottate entro la fine del 2022 utilizzando tutti i fondi europei disponibili.  

Un altro obiettivo considerato «strategico» è scalare le posizioni nella produzione di pannelli fotovoltaici. Quello che serve, spiega la Commissione, è una “alleanza” nell’industria solare europea. Lo scopo dell’alleanza dovrà essere quello di focalizzarsi su nuove e più efficienti tecnologie, sfruttando tutto il supporto finanziario possibile a livello europeo, nazionale e locale. Nel pacchetto di azioni disegnate dalla Commissione europea, c’è anche un supporto alle reti europee dell’energia, a cominciare dalla ricostruzione di quelle distrutte in Ucraina dalla guerra. Inoltre, sempre per rafforzare la sicurezza energetica del Paese sotto attacco da parte della Russia, il pacchetto europeo prevede la possibilità di invertire il flusso del gas verso l’Ucraina dalla Slovacchia, dall’Ungheria e dalla Polonia. Infine c’è il capitolo sull’idrogeno e sulle partership che l’Europa intende costruire soprattutto con il Nord Africa e i Paesi del golfo. Viene prevista l’implementazione del progetto “African green energy initiative” con un budget fino al 2027 di 2,4 miliardi di euro. 

Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA