Porti, traffici giù del 21% ma gli scali del Sud si difendono dalla crisi

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Nando Santonastaso
Porti, traffici giù del 21% ma gli scali del Sud si difendono dalla crisi

Il Covid affonda di quasi il 4% il trasporto marittimo globale e del 21% i volumi di import ed export della portualità italiana: ma la buona notizia è che a tenere meglio sono gli scali meridionali, capaci di registrare performance superiori alla media nazionale. Il dato, che si aggiunge a quelli contenuti nel settimo Rapporto annuale Italian maritime economy curato da Srm, la Società di ricerche e studi sul Mezzogiorno diretta dall'economista Massimo De Andreis e collegata al Gruppo Intesa Sanpaolo, appare a prima vista sorprendente. In realtà, come spiega Alessandro Panaro, Responsabile Maritime & Energy di Srm, il merito è dei prodotti agroalimentari che la pandemia non ha bloccato al pari di altre e altrettanto importanti produzioni, industriali in primo luogo. I porti del Mezzogiorno hanno cioè potuto beneficiare di un flusso continuo di merci destinate al consumo alimentare anche in chiave di export e la differenza rispetto agli scali del Nord, da Genova a Trieste, si è fatta sentire sia pure in un contesto di generale rallentamento.

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Del resto, spiega il Rapporto Srm che sarà presentato stamane alla Stazione marittima di Napoli nell'ambito della due giorni dedicata allo Shipping Naples, da questi stessi porti transita ben il 43% del totale del trasporto marittimo italiano. È un dato che non molti sottolineano (anche per ragioni strumentali, evidentemente) ma che dà la dimostrazione di quanto potenzialmente la portualità meridionale potrebbe garantire al territorio e al Paese se solo fosse messa al centro delle politiche di sviluppo nazionali.
 


La piena attuazione delle Zes resta l'obiettivo di fondo (ancorché zavorrato, purtroppo, dai ritardi nell'attuazione delle norme di semplificazione che pure già esistono) ma, come evidenzia l'accurato lavoro dei ricercatori di Srm, si potrebbe fare anche altro. Ad esempio, iniziare a realizzare e senza vincoli burocratici i lavori portuali per circa 4 miliardi che sembrano immediatamente già cantierabili ma che invece restano ancora al palo, frenando progetti di crescita anche occupazionale di cui ci sarebbe un gran bisogno per accompagnare segnali di ripresa non del tutto trascurabili. Lo dimostra il fatto che un grande investitore marittimo olandese ha messo gli occhi addosso al porto di Cagliari (dove mancano ancora i terminalisti) per trasformarlo in un nuovo epicentro del proprio traffico mediterraneo. O la grande attesa che accompagna gli investimenti turchi per il porto di Taranto, considerato una probabile testa di ponte per l'attuazione della Nuova via della seta (anche se, spiega il Rapporto, non è trascurabile il fatto che da qualche tempo i cinesi abbiano potenziato i collegamenti ferroviari con l'Europa). Ma significativa in questo contesto è anche la decisione di un colosso come il gruppo Msc di puntare come hub sul porto di Gioia Tauro che può fare attraccare anche le navi di maggiore tonnellaggio, a differenza di quanto accade negli altri scali del Sud (non a caso il porto calabrese, nonostante gli enormi ritardi soprattutto nel collegamento con la rete ferroviaria nazionale, è quello che ha registrato la migliore performance prima della pandemia).

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Naturalmente, come detto, si tratta di investimenti da incoraggiare per evitare che restino isolati, come continua ad accadere da troppo tempo. Srm propone perciò alla politica nazionale di farsene carico impostando la programmazione dei nuovi fondi strutturali, quelli della programmazione 2021-2027, con strategie mirate per promuovere lo sviluppo dei porti meridionali. Puntare sulla portualità meridionale e sul sistema logistico del Sud scrive Srm potrebbe essere una soluzione per rendere più competitivi i nostri porti e allo stesso tempo impostare una Virusexit strategy. Intanto bisognerà anche incoraggiare le imprese della logistica che restano un segmento di straordinaria importanza per lo sviluppo del sistema del trasporto marittimo: il Rapporto evidenzia che su un pannel di 400 imprese manifatturiere, la stragrande maggioranza esternalizza abitualmente la logistica sia in chiave di export che di import: esiste dunque uno spazio enorme offerto dal sistema industriale a chi si è specializzato in questo comparto. Naturalmente occorrerà prevedere clausole contrattuali che favoriscano le imprese logistiche ma su questo punto la sensazione è che bisognerà colmare una distanza ancora molto ampia.

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