Recovery sale a 220 miliardi più soldi a salute e alta velocità. I fondi per Roma

Mercoledì 6 Gennaio 2021 di Andrea Bassi e Rosario Dimito
Recovery sale a 220 miliardi più soldi a salute e alta velocità. I fondi per Roma

Un programma unico da presentare all’Europa. Che porta da 196 a 220 i miliardi da spendere per il rilancio dell’Economia. Non si terrà conto soltanto dei 196 miliardi della «Recovery and resilience facility», il principale strumento di rilancio dell’economia approvato dall’Europa, ma saranno inclusi in un unico documento anche gli altri fondi, a partire da quelli di coesione per il Mezzogiorno. D’accordo con il ministro del Sud, Peppe Provenzano, una ventina di miliardi saranno usati per finanziare progetti inseriti nel Recovery.

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Non solo, sarà contemplato anche l’utilizzo dei finanziamenti della Bei (la Banca europea degli investimenti) e l’effetto leva degli investimenti privati. In questo modo, spalmando la copertura dei progetti su più fonti di finanziamento, i tecnici del ministero dell’Economia sono riusciti a trovare tra le pieghe altri 27 miliardi di euro da destinare alla sanità (che sale da 9 a 11,3 miliardi a cui vanno aggiunti altri 5,5 miliardi per gli ospedali), ai giovani e alle politiche del lavoro (2,3 miliardi in più), per l’alta velocità (che guadagna 4,6 miliardi), per la cultura e il turismo (un aumento di 4,1 miliardi). Ma attenzione. Ancora una volta non si tratta completamente di fondi “aggiuntivi”. Dei 27 nuovi miliardi, le risorse che finanzieranno nuove iniziative sono 10 miliardi. Gli altri 17 miliardi finiranno per «sostituire» le risorse nazionali con fondi europei che, dunque, finanzieranno progetti esistenti. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che da inizio anno ha preso in mano la regia del Recovery plan italiano sottraendola a Palazzo Chigi, è convinto che la nuova impostazione possa trovare la strada spianata anche in Europa. Del resto, fanno osservare fonti del ministero dell’Economia, si tratta dello stesso approccio del documento francese. 


Che sulla sanità i 9 miliardi messi a bilancio inizialmente fossero pochi era uno dei punti praticamente condivisi da tutti. Ieri anche il vice ministro all’Economia, Antonio Misiani, ha confermato che su questo capitolo saranno messe risorse maggiori. «È evidente - ha detto Misiani - che un Paese che è ancora in piena emergenza pandemica deve ripensare il proprio sistema sanitario e rafforzare la rete territoriale. Dobbiamo fare in modo che anche il sistema sanitario raccolga la sfida della digitalizzazione. Tutto questo costa, ma sono soldi ben investiti». Buone notizie dovrebbero arrivare anche per i Comuni. I fondi destinati ai sindaci sarebbero un paio di miliardi di euro. Saranno resi disponibili per i centri storici, la rigenerazione urbana e i beni culturali. Più risorse andranno anche al turismo, il settore probabilmente colpito più duramente dalla crisi dovuta alla pandemia. Così come sul fronte del lavoro dovrebbero essere rifinanziati gli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro.

 
LE MISURE
Nutrito anche il capitolo su Roma. Oltre alle risorse per il Giubileo del 2025 (1,45 miliardi), che serviranno a coprire i restauri di chiese, catacombe, ma anche delle strade, per la Capitale arriva quella che è stata ribattezzata “la cura del ferro”. Ci saranno fondi aggiuntivi per la Metro C, il finanziamento della Metro D, la chiusura dell’anello ferroviario con i collegamenti di superficie e il collegamento ad alta velocità dello scalo di Fiumicino. 


Il documento preparato dal ministero dell’Economia di fatto è pronto, e questa mattina Gualtieri lo consegnerà al prsidente del Consiglio Giuseppe Conte. A quest’ultimo spetterà la decisione di portare il lavoro sul tavolo del consiglio dei ministri. Il Recovery plan è già stato “bocciato” una volta nel cdm del 7 dicembre scorso. Un’altra fumata nera sarebbe un pessimo segnale da evitare assolutamente. Insomma, le strade del Recovery e quelle della verifica di governo sono ormai totalmente intrecciate. I tempi restano brevi. Il piano dovrà essere consegnato all’Europa tra l’inizio di febbraio e la fine di aprile. L’Italia ha sempre dichiarato di voler fare presto anche per iniziare subito ad investire i soldi dell’anticipo (il 13% delle risorse complessive). Un’opportunità che rischia di allontanarsi.
 

Ultimo aggiornamento: 11:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA