Recovery Fund, la carica dei 300 ma saranno in 6 a decidere

Lunedì 30 Novembre 2020 di Andrea Bassi e Marco Conti
Recovery Fund, la carica dei 300 ma saranno in 6 a decidere

Trecento. Come gli spartani del Re Leonida che combatterono i persiani alle Termopili. Ma a parte il loro numero, per il momento, degli esperti e dei funzionari che dovrebbero garantire all’Italia di spendere per tempo i 209 miliardi di aiuti europei del Recovery fund, si sa poco. «Per adesso», spiega una fonte che lavora al dossier, «è stato raggiunto un accordo politico, il governo si è dato un’altra decina di giorni per preparare l’emendamento che sarà approvato con la manovra», e oggi si terrà a palazzo Chigii una nuova riunione di Conte con i capidelegazione. Quello che viene dato per certo è la “struttura piramidale” che dovrà gestire la fase attuativa del Recovery.  

In cima ci sarà una «cabina di regia politica», composta dal premier Giuseppe Conte, dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e da quello dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Questa cabina dovrà in qualche modo coordinarsi con il Ciae, il Comitato interministeriale per gli Affari europei coordinato dal ministro Vincenzo Amendola e del quale oltre a Conte e Gualtieri, fa parte anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La vera novità è quello che sta a valle della cabina di regia e del Ciae, ossia sei commissari-manager, uno per ognuno dei cluster di investimento indicati dal governo per il Recovery fund: digitalizzazione e competitività del sistema produttivo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione formazione e ricerca; equità sociale, di genere e territoriale; salute. Non sarebbe tramontata l’idea di nominare anche una sorta di super-commissario (che potrebbe assumere anche il ruolo di sottosegretario) per coordinare i sei manager. 

Sotto i sei commissari, ci sarebbe la struttura dei 300 funzionari. In parte dovrebbero arrivare direttamente dai vari ministeri coinvolti nei programmi di investimento, e in parte dovrebbero essere esperti esterni con contratti a termine. Non è chiaro se questa struttura potrà nascere come evoluzione di Investitalia, l’organismo nato a Palazzo Chigi per volontà di Conte per accelerare gli investimenti pubblici e affidato alla direzione del manager danese della Bei (Banca europea degli investimenti) Lars Anwardter. Quello che è certo è che la cassa rimarrà ben salda nelle mani del ministero dell’Economia. Ci sarà un nuovo direttore nominato dal Mef, che avrà il compito di sovrintendere sull’uso dei fondi e sul rispetto dei tempi dei progetti. È stata una delle condizioni poste da Gualtieri per inserire in manovra un anticipo di 120 miliardi in tre anni da recuperare poi con le risorse europee.

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L’arzigogolata costruzione è stata pensata anche con l’obiettivo di riequilibrare i pesi nella maggioranza in modo da evitare il più volte evocato “rimpasto” di governo. Ovvero, per dirla con Carlo Calenda, «si pensa di far fare ad altri il lavoro dei ministri» invece di sostituire «chi, nel governo, non è in grado di gestire i fondi europei». Dubbi anche da parte del ministro dem Lorenzo Guerini che invita i colleghi di governo a «considerare ogni proosta». Ma se a parte del Pd la soluzione non dispiace, contro «la piramide», si schiera in maniera contraria Italia Viva con il renziano Ettore Rosato che parla di «commissariamento dei ministri». La partita è tutt’altro che chiusa e nei partiti, anche di opposizione, ci si interroga su chi saranno i sei manager, destinati costituire il comitato esecutivo, e a gestire una montagna di miliardi provvisti anche di poteri in deroga alle vigenti normative. Viste le polemiche non è detto che il numero di sei non possa lievitare e che nelle norme non si torni a lasciare al ministero competente l’ultima parola complicando però la governance.

L’accusa al premier di voler gestire in via esclusiva la partita del Next Generation Ue estromettendo i partiti, cade con lo schema a piramide, ma in virtù dei poteri speciali che avranno i commissari ad essere esclusi sono ora i ministri che però, forse, pur di evitare il rimpasto, sembrano - per ora - pronti a cedere poteri e competenze. 

Ultimo aggiornamento: 14:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA