Recovery, il piano è pronto: più soldi a sanità e Sud, la spinta al Pil sale al 3%

Venerdì 8 Gennaio 2021 di Andrea Bassi e Rosario Dimito
Recovery Plan: più soldi a sanità e Sud, la spinta al Pil sale al 3%

Il piano è pronto. Ed è stato consegnato ai partiti che sostengono la maggioranza. Sul nuovo Recovery plan italiano il velo si è alzato. Il totale del Next generation Eu dichiarato dal governo, sale a 222 miliardi, poco più di 209 deriverebbero dal Recovery vero e proprio, e altri 12,2 dal programma React Eu. Secondo il governo grazie a un ribilanciamento tra investimenti (che diventano il 70% del piano, rispetto al 60% delle precedenti bozze) e incentivi (che scendono al 21%, il resto sono altre voci come la formazione), il Pil al termine del piano, nel 2026, non crescerà più solo del 2,3%, ma del 3%. 

Un risultato per raggiungere il quale ha lavorato senza sosta il ministero dell’Economia, guidato da Roberto Gualtieri, con il Ragioniere generale Biagio Mazzotta, il direttore del Tesoro Alessandro Rivera e il capo di gabinetto Luigi Carbone. Eppure qualche dubbio resta. Nei 209 miliardi della linea di finanziamento principale, sono inclusi anche 21 miliardi di risorse nazionali prese dal Fondo sociale di coesione. Soldi del Sud usati per aumentare la dote dei vari capitoli del piano del governo. Sia dal ministero dell’Economia che da quello del Sud guidato da Peppe Provenzano, hanno provato subito a rassicurare, spiegando che anche grazie all’utilizzo di queste risorse, la quota di investimenti che andrà al Mezzogiorno sarà del 50 per cento del totale. 

Ma c’è anche un altro lato della medaglia. Tolti i 21 miliardi del fondo sociale europeo, le risorse del Recovery che risultano impegnate non sono i 196 miliardi messi a disposizione dall’Ue tra prestiti e erogazioni a fondo perduto, ma la cifra scende a 189 miliardi, 7 in meno. Non solo. Anche contando i 21 miliardi “aggiuntivi” pescati tra i fondi del Sud, quindi prendendo per buono un impegno di 209 miliardi, il governo avverte che si tratta di una cifra superiore a quella assegnata dall’Ue (196 miliardi) perché non tutti i progetti potrebbero essere approvati dalla Commissione e anche perché, si è deciso di utilizzare un effetto “leva”, ossia creare dei fondi di fondi in cui accanto alle risorse pubbliche ci saranno anche investimenti privati.  

Ma quali sono i capitoli che vedono salire le risorse assegnate? C’è la sanità, innanzitutto, della quale moltissimo si è discusso. Il capitolo sale a quasi 20 miliardi. Nella precedente bozza c’erano 9 miliardi più altri 6 circa sparsi in altri programmi. Ne vengono aggiunti 2,5 sull’assistenza di prossimità e sulla telemedicina, e altri 1,75 miliardi vengono coperti usando le risorse del React eu. Vengono più che raddoppiati i fondi destinati al turismo: il capitolo sale a 8 miliardi, più del doppio rispetto ai 3,5 miliardi della bozza del 30 dicembre. Anche la scuola guadagna 5 miliardi. Viene inserito un miliardo per il tempo pieno e si investirà per cablare gli istituti. 

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Per l‘efficienza energetica e riqualificazione degli edificì il recovery plan prevede 30,4 miliardi, ai quali si aggiungono 320 milioni di React eu. Per quanto riguarda il patrimonio privato, è prevista l’estensione della misura del super-bonus del 110% al 31 dicembre del 2022 per il completamento dei lavori nei condomini e al 31 dicembre del 2023 per gli Iacp e per gli interventi di messa in sicurezza antisismica. Salgono invece a 32 miliardi le risorse stanziate per le infrastrutture e la mobilità sostenibile. Si tratta di 28,3 milla iardi per la prima componente, l‘Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0, e 3,7 miliardi per l’intermodalità e logistica integrata. Si tratta di risorse superiori rispetto ai 27,7 miliardi della bozza del piano di dicembre.

Anche le risorse per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione salgono da 10 a 11,3 miliardi, ma tutte a beneficio dell’innovazione organizzativa della giustizia (1,8 miliardi in più), mentre la modernizzazione della pubblica amministrazione perde 500 milioni. Confermato il capitolo del Giubileo del 2025, che sarà finanziato con 1,45 miliardi di euro. Passano invece da 74,3 miliardi iniziali ai 67,4 dell’ultima stesura le risorse per la “rivoluzione verde”. Che rimane comunque la missione di maggior peso, come del resto prevede il Green New Deal europeo. Le scuole e l’inclusione ottengono rispettivamente 26,8 e 21,28 miliardi.

Ultimo aggiornamento: 12:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA