Reddito di cittadinanza, il pozzo senza fondo dell'aiuto di Stato è costato 20 milioni

Domenica 12 Dicembre 2021 di Francesco Bisozzi
Reddito di cittadinanza, il pozzo senza fondo dell'aiuto di Stato è costato 20 milioni

I furbetti con la supercar in garage, i fannulloni che trovano mille scuse per non cercare lavoro, il costo mensile dello strumento in continuo aumento. Il reddito di cittadinanza scricchiola sempre di più e nonostante il governo abbia inserito in manovra una serie di correttivi, sanzioni più severe nei confronti di chi dribbla i centri per l'impiego e una stretta sui controlli alla fonte, ossia a beneficio ancora da erogare, gli industriali ancora criticano la misura dei Cinquestelle e ne chiedono le esequie. Del resto, lo strumento, che al momento interessa 1,2 milioni di famiglie, quasi tre milioni di persone in totale, di cui 1.109.287 ritenute occupabili al 30 settembre (ma solo il 37,9 per cento cerca lavoro), ha già consumato 18,3 miliardi di euro e di questo passo sfonderà la soglia dei 20 miliardi spesi a gennaio. 

In pandemia la misura si è rivelata utile a contrastare la povertà, però nel contempo ha prestato il fianco ai furbetti e perso contatto con il mercato del lavoro, per via delle lacune nei controlli e delle debolezze strutturali dei centri per l'impiego. Risultato? Se la platea dei percettori della prestazione di sostegno al reddito è cresciuta a dismisura in questi ultimi mesi (da gennaio a ottobre hanno percepito l'assegno 1,5 milioni di nuclei circa), è soprattutto per effetto di un combinato disposto. Da un lato non hanno funzionato le verifiche sui richiedenti: le banche dati del ministero della Giustizia non parlano con quelle dell'Inps, per esempio, causa i ritardi nella digitalizzazione della Pa, e poi i Comuni, a corto di personale, non sono stati in grado di garantire i controlli a campione sui residenti con il reddito di cittadinanza. Dall'altro hanno pesato i mancati inserimenti lavorativi: gli ultimi dati Anpal fotografano 1,1 milioni di percettori ritenuti occupabili, di cui 420.689 sono stati effettivamente presi in carico dai navigator e hanno iniziato a cercare un'occupazione (poco più di un terzo del totale degli attivabili). Tornando ai controlli: l'Inps ricorda che solo nei primi nove mesi del 2021 il beneficio è stato revocato a quasi 96mila nuclei per mancanza dei requisiti richiesti. Di più. Tra aprile 2019 e settembre 2021 le revoche sono state quasi 125mila. Su oltre 4 milioni di domande pervenute da quando la misura ha preso il via, quelle respinte dall'istituto di previdenza ammontano a circa 1,3 milioni.

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Per uscire da quello che sembra un vicolo cieco, il governo ha previsto in manovra una serie di interventi, come il décalage, un meccanismo di riduzione dell'assegno di 5 euro per ciascun mese a partire dal mese successivo a quello in cui si è rifiutata un'offerta congrua di lavoro. E dopo due offerte respinte (non più tre) la card verrà disattivata.

Ancora: saranno potenziate le verifiche avviate dall'Inps sui requisiti patrimoniali indicati nella dichiarazione sostitutiva unica da chi richiede la prestazione, con particolare attenzione ai beni detenuti all'estero.

Verrà anche attivata entro la primavera una convenzione ad hoc tra Inps e ministero della Giustizia, così da verificare la presenza tra i percettori del reddito di cittadinanza di persone che risultano condannate con sentenza passata in giudicato da meno di dieci anni per i reati incompatibili con il sussidio.

Manca poi un cloud che permetta all'ente previdenziale di comunicare con l'Agenzia delle entrate, scambiando dati in tempo reale grazie a un protocollo di interoperabilità, una soluzione che consentirebbe di contrastare il fenomeno dei furbetti del sussidio fortemente voluto dai Cinquestelle (e non solo).

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