Reddito di cittadinanza, flop in agricoltura: le assunzioni si fermano a qualche decina

Sabato 11 Luglio 2020 di Francesco Bisozzi
Reddito di cittadinanza, flop in agricoltura: i percettori snobbano il lavoro nei campi

I beneficiari del reddito di cittadinanza snobbano il lavoro nei campi. Ma non è che le imprese agricole non vedano l'ora di accoglierli. Finora solo un manciata di sussidiati, poche centinaia su circa 2,5 milioni di aventi diritto al bonus, ha chiesto e ottenuto un lavoro nel settore agricolo, sfruttando la possibilità offerta dal governo ai percettori dell'assegno con il decreto Rilancio. A un anno e mezzo dal lancio del sostegno, che oltre a contrastare la povertà doveva servire in teoria a inserire nel mondo professionale i sussidiati ritenuti attivabili, circa un milione di beneficiari del reddito di cittadinanza considerati occupabili devono ancora trovare un impiego, così nel decreto anti-Covid è stata prevista l'opportunità per i percettori di lavorare nel settore agricolo, alle prese con la carenza di manodopera straniera per via del coronavirus, senza per questo perdere il diritto al benefit. Obiettivo: prendere due piccioni con una fava. Qualcosa però non sta funzionando nel verso giusto.

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Il decreto Rilancio consente a chi prende il reddito di cittadinanza di lavorare nei campi, per al massimo due mesi e a patto che il guadagno complessivo non superi i duemila euro, senza per questo perdere il diritto all'aiuto o subire una decurtazione della cifra versata dallo Stato. Il settore agricolo sforna un milione di posti di lavoro l'anno.
Di questi tuttavia solo qualche decina è stato occupato per adesso dai percettori del sussidio dei Cinquestelle, garantiscono le maggiori associazioni del comparto, da Coldiretti a Confagricoltura. Ma sono i titolari della card che per pigrizia non si fanno avanti o il motivo dell'insuccesso della novità dipende dal fatto che le aziende del comparto li scartano?
I NUMERI
I beneficiari del reddito di cittadinanza disposti a lavorare nei campi per aumentare il proprio reddito in questa fase si rivolgono principalmente alle piattaforme digitali anti-caporalato delle associazioni del settore, che mettono insieme domanda e offerta di lavoro sui campi, rivolgendosi contemporaneamente alle aziende agricole in cerca di manodopera e ai disoccupati, e a quella dell'Anpal, Resto in campo, che però sta ancora scaldando i motori.
I numeri sono impietosi. La piattaforma di Confagricoltura, Agrijob, ha raccolto circa 35 mila curriculum, di cui meno di mille sono stati caricati dai possessori della carta del reddito di cittadinanza.

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«Contiamo 5 mila assunzioni a oggi, ma non arrivano a 100 i sussidiati che hanno trovato lavoro nei campi con noi», fanno sapere dall'associazione. Coldiretti, con la sua piattaforma Job in Country, ha incamerato 15 mila curriculum, solo 250 provenienti dai beneficiari del reddito di cittadinanza: «Circa 70 i percettori del beneficio che hanno ottenuto un contratto nei campi tramite Job in Country». La piattaforma della Confederazione italiana agricoltori, Lavorare con gli agricoltori italiani, ha totalizzato 5 mila richieste di lavoro, di cui una cinquantina da parte dei percettori del sostegno.
L'app Resto in campo, made in Anpal, è operativa da poco tempo e i numeri registrati finora dalla piattaforma sono ancora troppo bassi per poter fare la differenza. Anche se va detto che in certe regioni qualcosa si è mosso, come in Puglia, dove alcune centinaia di beneficiari sono stati contattati dai navigator per partecipare alle selezioni dell'azienda RossoGargano che in questi giorni sta reclutando manodopera per la raccolta dei pomodori.
«Il problema non è solo che i beneficiari del reddito di cittadinanza non sono attratti dal lavoro nei campi. Le aziende del settore cercano manodopera qualificata e molto spesso i percettori del sussidio non vantano le competenze necessarie per trovare lavoro in questo settore», ha spiegato al Messaggero il direttore dell'area Politiche del lavoro di Confagricoltura, Roberto Caponi.

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Circa un milione i beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti a siglare un patto per il lavoro, poco meno della metà del totale dei sussidiati raggiunti dalla misura cara ai pentastellati. Quasi quindicimila sussidiati hanno ottenuto fin qui un contratto a tempo indeterminato, una goccia nel mare. In compenso il cavallo di battaglia dei Cinquestelle è già costato 7 miliardi di euro circa, tra le erogazioni ai beneficiari, il rafforzamento dei centri per l'impiego e gli stipendi dei navigator.
 

Ultimo aggiornamento: 12:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA