​​Reddito di cittadinanza e Quota 100, richieste in calo: restano tre miliardi in cassa

Sabato 4 Maggio 2019 di Luca Cifoni
​​Reddito di cittadinanza e Quota 100 in calo: restano tre miliardi in cassa

Due-tre miliardi secondo una valutazione cauta, ma forse anche di più: i potenziali risparmi derivanti da reddito di cittadinanza e Quota 100 si fanno sempre più concreti ed iniziano ad entrare nei discorsi dei politici, che già annunciano come intendono utilizzarli. Dunque le due misure-simbolo della maggioranza giallo verde stanno avendo un’adesione minore di quella preventivata, prima in sede di legge di Bilancio e poi con il cosiddetto “decretone” che ha concretizzato gli interventi. Per il reddito di cittadinanza c’è già una stima semi-ufficiale, sebbene probabilmente prudenziale, fatta dal presidente dell’Inps e rilanciata dal ministro del Lavoro Di Maio: un miliardo di spesa in meno a causa del numero di domande accolte che alla fine non raggiungerà la soglia di circa 1,248 milioni. Al momento le richieste pervenute hanno superato la soglia di un milione, ma va poi applicato un tasso di rifiuto (per mancanza di requisiti) quantificato dallo stesso Tridico nel 20-25 per cento. La spesa ipotizzata per la sola alimentazione delle card del reddito era pari a 5,6 miliardi, nell’ambito di un fondo complessivo in legge di Bilancio pari per il 2019 a 7,1 miliardi ma utilizzato anche per altre finalità a partire dal potenziamento dei centri per l’impiego.

Per quanto riguarda invece le pensioni, il fondo della manovra sfiorava i 4 miliardi, ma la relativa spesa quantificata nel decretone risultava superiore (4,7 miliardi). La differenza veniva compensata con l’impiego di una parte del fondo gemello (circa 230 milioni) e con altre entrate (520 milioni) provenienti per lo più da una stretta sui giochi. Ma a parte questi dettagli contabili, si può prevedere che anche le uscite per i pensionamenti anticipati saranno minori di quelle previste? Il presidente dell’Inps ritiene che l’andamento delle domande sia in linea; in realtà le 124 mila presentate per Quota 100 fino al 26 aprile vanno confrontate con la stima fatta nel “decretone” di 269 mila pensioni in più a fine anno mettendo in conto però alcuni fattori. Intanto anche nel caso delle uscite anticipate dal lavoro non tutte le domande vengono accolte: sulla base del primo consuntivo relativo alla finestra di aprile si può stimare un 15 per cento di rifiuto. Poi va tenuto presente il meccanismo delle “finestre”, ideato appositamente per rallentare in flussi: i dipendenti pubblici che maturano i requisiti dopo il mese di giugno potranno sfruttare “Quota 100” solo nel 2020 e lo stesso vale per i privati che raggiungono i 38 anni di contributi o i 62 di età da settembre in poi. Un’analisi della Fondazione Di Vittorio ipotizza che alla fine i pensionamenti effettivi saranno la metà di quelli stimati: in questo caso anche la spesa di 4 miliardi, almeno per il 2019, si ridurrebbe più o meno in misura analoga. Si arriverebbe così intorno ai 3 miliardi di risparmi per le due misure, su 11 di impegno finanziario complessivo calcolato. Va detto che la maggior parte di questa minore spesa non si trasformerà automaticamente in un beneficio per i conti pubblici, perché le risorse sono all’interno di fondi vincolati. Le norme prevedono vari livelli di monitoraggio, con la possibilità di compensazione tra le due voci. Toccherà quindi di nuovo alla politica decidere il da farsi.

Per il reddito di cittadinanza la legge prevede la possibilità di dirottare ulteriori risorse ai centri per l’impiego, ma Di Maio ha già detto di guardare invece alle famiglie numerose. Lo stesso vicepremier ha annunciato ieri, in risposta a richieste di lavoratori licenziati di Pomigliano D’arco, che presto grazie all’Isee precompilato anche i disoccupati potranno più facilmente accedere al Reddito. Quanto a Quota 100, una parte dei risparmi potrebbe in effetti essere usata a contenimento del deficit (in aggiunta ai 2 miliardi di spese ministeriali già bloccate) o per altre necessità che si manifestassero in corso d’anno; come è accaduto con il decreto crescita appena arrivato in Parlamento che ha quasi dimezzato lo stanziamento 2019 destinato al bonus cultura per i minorenni.
 

Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 12:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA