Reddito di cittadinanza, salta la stretta sui furbetti: niente scambio dati Inps-Giustizia

Sabato 9 Gennaio 2021 di Francesco Bisozzi
Reddito di cittadinanza, salta la stretta sui furbetti: niente scambio dati Inps-Giustizia

Ancora al palo i controlli per stanare i beneficiari del reddito di cittadinanza con alle spalle precedenti penali per reati legati alla criminalità organizzata e al terrorismo. L’Inps alla fine di novembre ha ottenuto semaforo verde dal Garante per la privacy per acquisire in modo massivo una serie di dati in possesso del ministero della Giustizia, che incrocerà poi con quelli prelevati dai database di altre amministrazioni pubbliche per scovare i furbetti del sussidio appena inoltrano la domanda per accedere al beneficio. Ma questo prezioso flusso di dati per prendere il largo ha bisogno di una convenzione che difficilmente sarà pronta prima della primavera e dunque i controlli incrociati nella migliore delle ipotesi slitteranno a questa estate.  

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IL PERCORSO
Lo scopo è di permettere all’Inps di verificare in tempi record rispetto al passato se all’interno del nucleo che richiede di accedere al beneficio vi sono elementi sottoposti a misure cautelari personali, con alle spalle condanne definitive per i reati indicati dalla legge nei dieci anni precedenti la domanda per il sussidio o che si trovano in stato detentivo, così da negare in casi come questi la concessione del reddito di cittadinanza per mancanza di requisiti. Ma non solo. Grazie alle altre convenzioni che l’Inps sottoscriverà con Aci e Agenzia delle Entrate, anche i controlli sul parco auto degli aspiranti beneficiari e sul loro patrimonio immobiliare saranno molto più accurati ed efficaci. In arrivo pure un patto con le Regioni grazie al quale l’Inps saprà se vi sono componenti del nucleo richiedente in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato. 

I TEMPI
Dopo che in questi mesi sono emersi diversi casi di condannati per mafia che percepivano illecitamente l’aiuto economico, l’attenzione però ora è tutta rivolta alla trattativa tra Inps e palazzo Piacentini. Da qui fanno sapere che il Dipartimento per gli affari di giustizia già a metà dicembre ha invitato gli uffici giudiziari a mettersi a disposizione dell’Inps e poco dopo ha trasmesso all’istituto di previdenza una bozza di convenzione con le modalità di accesso che l’Inps dovrà adottare per entrare nel casellario giudiziale e consultare le informazioni di cui ha in bisogno nel rispetto delle misure di sicurezza in vigore. Dall’Inps non sono ancora giunte osservazioni in merito e perciò la bozza si appresta a essere sottoposta all’attenzione del Garante per la privacy e solo in caso di via libera potrà essere sottoscritta tra le parti. Insomma, si tratta di un percorso tortuoso con ancora numerose curve prima del traguardo che bene che va richiederà qualche mese per essere completato. 
Anche lo scarso livello di digitalizzazione degli uffici giudiziari non aiuta in questo contesto: non a caso il governo prevede di utilizzare parte delle risorse del Recovery Fund, quasi un miliardo, per digitalizzare e innovare il settore della giustizia. 

Il sistema attraverso cui l’Inps acquisirà i dati utili a stabilire se concedere o meno il sussidio prevede che l’istituto trasmetta i codici fiscali del richiedente e dei componenti del nucleo familiare alle amministrazioni in possesso delle informazioni richieste, per poi ricevere indietro da queste ultime i codici fiscali degli elementi che non possiedono i requisiti per accedere alla misura. Facile a dirsi, difficile a farsi. Soprattutto se l’amministrazione che detiene i dati non è abbastanza digitalizzata per sostenere un flusso di questo tipo. I controlli sono in clamoroso ritardo considerato che il reddito di cittadinanza sta per compiere due anni, ha eroso oltre dieci miliardi di euro e ne consumerà quasi altrettanti quest’anno se la platea dei beneficiari dovesse continuare a crescere al ritmo degli ultimi mesi e il numero degli occupabili che trovano lavoro a stagnare come ora. Di questo passo però i furbetti continueranno a percepire illecitamente il sussidio ancora per un pezzo.

Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 13:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA