Riaperture, i professionisti in attesa di una boccata d'ossigeno: «Non ce la facciamo più»

Martedì 23 Febbraio 2021 di Giusy Franzese
Riaperture, i professionisti in attesa di una boccata d'ossigeno: «Non ce la facciamo più»

Potremmo definirle «storie di tutti i giorni», come la vecchia canzone di Riccardo Fogli. Il 2020 si è chiuso con 209.000 lavoratori autonomi in meno, il 4% dell'intero popolo delle partite Iva. È come se 563 liberi professionisti e lavoratori in proprio ogni giorno dell'anno scorso (comprese le domeniche) avesse gettato la spugna e deciso di abbandonare il suo sogno chiudendo per sempre la porta dello studio professionale o la saracinesca del negozio e del laboratorio. Niente soldi per pagare l'affitto, le bollette, i fornitori. A volte niente soldi nemmeno per fare la spesa. Nessuna tutela. E invece tante, troppe preoccupazioni.

Paola, 42 anni, è architetto. Prima del Covid aveva uno studio tutto suo a Napoli e un paio di collaboratori che chiamava per sbrigare le pratiche burocratiche per ottenere i permessi e i nuovi accatastamenti. Non è mai stato un architetto ricco Paola. Ha sempre preferito fare pochi lavori per volta, con molta precisione. A ogni modo, tolte le spese, qualche migliaio di euro al mese a casa Paola da anni l'aveva sempre portati. Poi è arrivato il Covid, hanno chiuso i cantieri, i lavori si sono fermati e anche le fatture, in alcuni mesi Paola non è riuscita nemmeno a coprire le spese fisse dello studio. E di certo non erano sufficienti i ristori. Il suo vero ammortizzatore sociale è stato suo marito, Claudio, bancario. «Ho disdetto il contratto di locazione dello studio, non mi sembrava giusto pesare così tanto sulle spalle di Claudio» racconta Paola. «E mi sono messa a studiare per il concorso di insegnante. Non vedo l'ora di avere uno stipendio fisso tutti i mesi. Lo so, con l'agevolazione al 110% ora per molti miei colleghi il lavoro è ripartito. Ma io non ho più voglia di combattere con i clienti che pagano in ritardo, le banche che non ti fanno credito, le angosce che non fai in tempo a consegnare i progetti se ti viene un po' di febbre». 

Un problema serio, quello della malattia del libero professionista. In Senato c'è un disegno di legge, fermo, che prevede il differimento delle scadenze, per consentire al lavoratore autonomo ammalato, o infortunato, di aver tempo per potersi curare: «Abbiamo detto al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che è necessario farlo procedere, così come è urgente rafforzare le norme sull'equo compenso per le prestazioni professionali» riferisce Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, al termine della riunione che il ministro ha avuto ieri con le associazioni datoriali sulla riforma degli ammortizzatori sociali. «Entro fine mese proporrò un primo documento con un impianto di riforma» ha assicurato il ministro. 

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Luca ha 27 anni, vive a Firenze. Si è laureato con il massimo dei voti in Giurisprudenza e ha già superato l'esame da avvocato. Nel periodo che ha frequentato lo studio dove ha fatto il praticantato ha avuto la certezza che quel lavoro gli piace. Ma all'inizio si guadagna davvero troppo poco: a lui davano 500 euro come rimborso spese. Luca si è guardato intorno, ha visto tanti colleghi avvocati un po' più grandi di lui, tra i 30 e i 35 anni, ancora a combattere con stipendi così bassi che senza l'aiuto dei genitori non si può andare avanti. Ha così deciso di cambiare rotta alla sua vita professionale: non più avvocato libero professionista, ma magistrato al servizio dello Stato con uno stipendio sicuro. Da quasi due anni Luca sta studiando per partecipare al concorso che dopo il rinvio causa Covid è fissato per maggio prossimo.

Alessandro ha 35 anni, il suo percorso professionale era già segnato: suo padre è il proprietario di un avviato mobilificio, design italiano che vende molto bene all'estero. Ma Alessandro dopo qualche anno di affiancamento al padre, ha voluto tentare la sua strada: creatore di eventi e grandi feste. Ha iniziato a ingranare molto bene con i matrimoni. Prima del Covid aveva tutto prenotato per l'intero anno. Poi ha dovuto restituire le caparre e chiudere. In estate sembrava potesse ripartire. Ma tutto si è nuovamente fermato. Feste vietate fino a data da destinarsi. Alessandro non ha nemmeno una prenotazione fino a maggio. E nessun reddito. Per quanto tempo ancora non si sa.
 

Ultimo aggiornamento: 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA