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Salario minimo, si tratta per una paga oraria di 9 euro. Ma il rischio è avere più lavoro nero. Ecco cosa fanno gli altri Paesi in Europa

Domenica 5 Giugno 2022 di Giusy Franzese e Gabriele Rosana
Salario minimo, si tratta per una paga oraria di 9 euro. Ma il rischio è avere più lavoro nero. Ecco cosa fanno gli altri Paesi in Europa

Stabilire una soglia minima, uguale per tutti, sotto la quale non si può andare, oppure “lavorare” di comparto in comparto prendendo a riferimento il minimo contrattuale complessivo già fissato dai contratti più rappresentativi estendendolo a tutti i lavoratori del settore. È questo il bivio davanti a cui si trovano in Italia i sostenitori del salario minimo, dopo anni di discussioni e polemiche. Da una parte il provvedimento - a prima firma Nunzia Catalfo, pentastellata ex ministro del Lavoro - in commissione Lavoro al Senato; dall’altra la proposta di mediazione al tavolo con le parti sociali dell’attuale titolare del dicastero del Lavoro, il ministro dem Andrea Orlando. La Catalfo propone una soglia minima di 9 euro lordi l’ora. Orlando parla di Tec (trattamento economico complessivo) come riferimento minimo per ogni comparto. Sembra una questione di lana caprina, ma in realtà le due soluzioni sono molto diverse tra di loro. Perché con la proposta Orlando non viene fissata a priori una cifra minima, che quindi può restare sotto i 9 euro l’ora. E attualmente - è l’Inps che lo certifica - sono circa quattro milioni e mezzo i lavoratori italiani la cui retribuzione è sotto quella soglia. 

L’asticella

Dove far fermare l’asticella del minimo, d’altronde, è da anni il fulcro delle polemiche. Se troppo alta gli effetti collaterali negativi potrebbero essere molti, a cominciare dall’incremento del lavoro nero. Lo ha riconosciuto anche l’Istat: «Un salario minimo troppo alto potrebbe scoraggiare la domanda di lavoro o costituire incentivo al lavoro irregolare». D’altronde - ha aggiunto l’Istat - un salario minimo «troppo basso potrebbe non garantire condizioni di vita dignitose». E allora ecco il punto (casomai i partiti dovessero trovare un accordo sul principio del salario minimo per legge): dove fermare l’asticella? Nel 2019 l’Ocse, in audizione parlamentare, fece notare che un minimo a 9 euro l’ora sarebbe stato tra i paesi Ocse il livello più alto rapportato al potere d’acquisto, al pari del Lussemburgo. Ed è in quest’ottica - quella del costo della vita - che bisognerebbe valutare anche la nuova norma approvata in Germania che dal primo ottobre prossimo porta il salario minimo a 12 euro l’ora. 

L’Italia è uno dei pochi Paesi Ue a non avere una legge sul salario minimo, in compagnia di Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca e, parzialmente, Cipro (dove è in vigore solo per alcune categorie). Sono invece 21 i Paesi che hanno un salario minimo nazionale, fissato in proporzione al costo della vita: si va così da 1,87 euro all’ora della Bulgaria a 12,38 euro del Lussemburgo. Alle spalle del Granducato si piazzano Francia, Olanda e Irlanda poco sopra i 10 euro l’ora, la Germania a 9,82 (da luglio prossimo passa a 10,45 e poi da ottobre a 12 euro), il Belgio a 9,66 e poi la Spagna a 5,76. Nel frattempo lunedì a Strasburgo si tenterà la stretta per arrivare a un accordo tra i Ventisette sul salario minimo. Non si punta ad una soglia uguale per tutti, ma al varo di una cornice che porti a salari minimi adeguati nei vari Stati membri, tenendo conto delle differenti situazioni e tradizioni e della contrattazione collettiva esistente.

Ultimo aggiornamento: 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA