Salario minimo, Osservatorio Domina: «Si rischia un +91% di costi per colf e bandati», ma gli artisti lo vogliono

Sabato 9 Ottobre 2021 di R.Ec.
Salario minimo, Osservatorio Domina: «Si rischia un +91% di costi per colf e bandati», ma gli artisti protestano

Nel dibattito sul salario minimo piomba un improvviso allarme: con l'introduzione della soglia per la paga oraria per legge i costi per colf e badanti potrebbero salire alle stelle. A dirlo è l'Osservatorio Domina sul lavoro domestico, i cui dati sono destinati a creare una discussione ancora più intensa tra favorevoli e contrari. Sulle barricate, dopo gli appelli di Pd e Movimento 5 Stelle a favore della legge (sostenuta anche da LeU e dall'opposizione di Sinistra Italiana), il centrodestra e Confidustria, che hanno paura di aggravi per le imprese in un momento in cui è necessario sostenere la ripresa. Ma ad essere contrari sono anche i principali sindacati, che vorrebbero dare priorità alla trattativa con le aziende e quindi ai contratti nazionali. Il timore di Cisl, Cgil e Uil, infatti, è quello di perdere potere nel definire assieme agli imprenditori le condizioni lavorative degli occupati.

 

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Secondo l'Osservatorio «l'introduzione del salario minimo aumenterebbe i costi annui del +41,1% nei casi di utilizzo solo per 25 ore a settimana senza convivenza, fino ad un +91,5% nel caso di 54 ore settimanali con convivenza».

I tecnici, inoltre, rilevano che «oltre il 60% degli anziani ha un reddito complessivo al di sotto dei 20 mila euro
annui, ovvero al di sotto di circa 14.600 euro annui spendibili (al netto delle tasse), e oltre un quarto è addirittura sotto i 10 mila euro annui». Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di Domina «l'introduzione del 'salario minimò anche per i lavoratori domestici renderebbe di fatto impossibile questa spesa per le famiglie italiane, alimentando inevitabilmente il lavoro nero. Considerando che già oggi il lavoro domestico registra il 57% di irregolarità, l'obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre gli oneri per le famiglie, non certo aumentarli».

 

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L'appello di Unita e la politica

Contemporaneamente, però, arriva l'appello in senso contrario di Unita (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo), una sorta di sindacato degli attori nato nel corso della pandemia, la quale si è detta «felice della riapertura al 100% delle sale».

Ora la battaglia, secondo Unita, passa alla tutela della categoria degli interpreti del settore audiovisivo,
che non hanno un contratto collettivo nazionale, un salario minimo, un fondo di disoccupazione o tutele in caso di malattia. «Soprattutto le piattaforme internazionali, da questo punto di vista, stanno giocando al ribasso - ha detto Francesca Cavallin - mettendo ancora di più in difficoltà soprattutto gli attori più giovani e meno conosciuti».


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A partire anche da questa rivendicazione l'ex ministra per il lavoro grillina Nunzia Catalfo insiste: «tanto resta ancora da fare per rendere il nostro un Paese più giusto, equo ed inclusivo, a cominciare dall'introduzione del salario minimo. Questa è una battaglia che come Movimento 5 Stelle conduciamo dal 2013 e su cui non intendiamo arretrare di un millimetro». Con lei Elly Schlein, vicepresidente dell'Emilia-Romagna, che sostiene: «Il sindacato fa bene a chiedere una legge sulla rappresentanza, ma serve anche fissare una soglia al di sotto della quale non c'è dignità. Un salario minimo che non sia sostitutivo, ma complementare ai contratti collettivi».

Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA