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Salario minimo, governo spaccato. L'altolà di Brunetta: «Non si faccia per legge»

Domenica 5 Giugno 2022 di Francesco Malfetano e Jacopo Orsini
Salario minimo, governo spaccato. L'altolà di Brunetta: «Non si faccia per legge»

Neanche la pausa dei lavori parlamentari per le elezioni comunali placa le spaccature all’interno del governo. Anzi, accantonato per un attimo il conflitto in Ucraina, ministri e leader di partito hanno già trovato una nuova frontiera su cui spingere lo scontro politico: il salario minimo. Il teatro stavolta è il festival dell’Economia di Trento da cui ad attaccare è il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. «Per legge non va bene perché è contro la nostra storia culturale di relazione industriali» ha spiegato, bocciando la proposta pentastellata di introdurre un salario minimo di 9 euro l’ora bloccata in Commissione a Palazzo Madama. 

Forza Italia e Lega spingono per il “no” (o comunque si mostrano molto freddi), puntando a continuare a impantanare la riforma come già fanno da mesi al Senato. M5S e Pd invece, vorrebbero una rapida approvazione, ritenendolo una priorità. Il più classico degli stalli esecutivi in pratica. Un braccio di ferro che, al pari di concorrenza e delega fiscale, solo la mediazione di Palazzo Chigi potrebbe essere in grado di sciogliere. Non ora però. La tesi infatti è che la distanza è ancora troppa. Tant’è che anche la ventilata riunione tra il premier Mario Draghi e le parti sociali «non è stata ancora calendarizzata», precisano. In altri termini, cautela. Sperando che la pressione non salga troppo. 

Le polemiche

A giudicare dalle dichiarazioni incrociate piovute ieri è però difficile credere che non lo farà. «Io vorrei che tra pubblico e privato non ci fossero differenze - ha argomentato ancora Brunetta - però non si può pensare di avere salari del pubblico come quelli del privato e poi avere la garanzia di non essere licenziati». «Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca e valorizziamo le nostre relazioni industriali - dice dal festival dell’Economia di Trento dove interviene anche - il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività». 

Una posizione vicina a quella del ministro leghista Giancarlo Giorgetti: «Il salario minimo non deve essere un tabù ma bisogna stare attenti a come si fa». E del resto la Lega già durante il Conte I bloccò di fatto la riforma. Inevitabile quindi la risposta grillina che, con la viceministro all’Economia Laura Castelli, ai microfoni di Radio1 rilancia definendolo «un percorso obbligato» che «non può aspettare». Tempi stretti anche secondo il segretario dem Enrico Letta che spinge il tema in cima all’agenda del suo partito: «La questione salariale è fondamentale, c’è l’impegno ad arrivare al salario minimo, come fanno in Germania (che ha appena varato un aumento da 9,82 a 12 euro l’ora ndr) e come fanno in Australia». D’altro canto anche l’Ue è ormai a un passo dall’accordo politico sulla direttiva per il salario minimo. Il round decisivo di negoziati tra le istituzioni europee (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue) partirà domani a Strasburgo e si potrebbe arrivare presto a un accordo per istituire un quadro per fissare salari minimi nei singoli paesi rispettando le diverse impostazioni nazionali dei Ventisette. 

E se i sindacati assumono sfumature diverse (per Bombardieri della Uil, è un “sì” «solo se coincide con i minimi contrattuali» mentre per Sbarra della Cisl la soluzione migliore è «dare valore legale ai minimi dei contratti sottoscritti dai sindacati»), un primo via libera arriva anche dal ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini («È un modo per assicurare un salario dignitoso a tanti lavoratori») e dal governatore della banca d’Italia, Ignazio Visco. Se «ben studiato - osserva parlando al Festival internazionale dell’economia Torino - è una buona cosa». «Il salario minimo ha vari effetti positivi - continua il governatore - il rischio sta nel livello perché se è eccessivo può portare a non occupare persone che potrebbero invece voler lavorare al di sotto di quel livello».

«Sul salario minimo vedo aperture positive da tutte le parti», chiosa il dem Andrea Orlando. Per il ministro del Lavoro, però, il tema è indissolubile dalla riduzione del cuneo fiscale: «Si dice che la produttività sia cresciuta meno in Italia, vero. Ma la produttività è cresciuta più dei salari, che sono diminuiti del 3%». La riduzione del cuneo insomma, secondo Orlando, è solo «un pezzo della risposta, che si aggiunge all’adeguamento dei salari attraverso i contratti e al salario minimo. Tutte queste cose vanno tenute insieme». 

Ultimo aggiornamento: 19:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA