Spid e Cie, metà dei cittadini senza: accesso più difficile ai servizi della Pa

Numerose famiglie ancora senza Spid nonostante la legge sia scattata l’1 ottobre. Al Centro-Sud solo il 40% è già in possesso della Carta d’identità elettronica della Zecca

Domenica 3 Ottobre 2021 di Francesco Bisozzi
Spid e Cie, metà dei cittadini senza: accesso più difficile ai servizi della Pa

A tutto Spid, anzi no. Dal primo ottobre per accedere ai servizi digitali delle amministrazioni pubbliche, esclusi quelli dei Comuni sotto i 5mila abitanti, i privati cittadini devono necessariamente essere in possesso dell’identità digitale (Spid, Cie o Cns). Ma lo switch off avrebbe già agitato numerosi utenti e in molti nelle ultime ore hanno chiesto chiarimenti sulla delega dell’identità digitale ai contact center dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate.

La delega, secondo l’Unione nazionale dei consumatori, da sola non basterebbe a tutelare chi rischia di essere lasciato indietro per effetto della “rivoluzione delle credenziali”, ovvero i soggetti anziani e fragili che fanno più fatica a usufruire dei servizi elettronici. «Quella che è senz’altro una semplificazione per la Pa rischia di trasformarsi in un ostacolo per molti utenti ancora sprovvisti di Spid, Cie o Cns», spiega il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona. 

Il Sistema pubblico di identità digitale ha raggiunto finora oltre 24 milioni di persone, un cittadino adulto su due insomma. Gli over 65 che avrebbero attivato lo Spid finora sarebbero solo il 15 per cento. 

Per quanto riguarda invece la carta d’identità elettronica, realizzata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in 23,5 milioni di persone ne hanno una: al Centro-Sud tuttavia meno del 40% della popolazione è in possesso della Cie. Infine, lo scorso anno sono state emesse oltre 11 milioni di tessere sanitarie, di cui più di 10 milioni valide come Carta nazionale dei servizi. Prosegue Massimiliano Dona: «Per i nativi digitali il Sistema pubblico di identità digitale o la Carta d’identità elettronica facilitano l’accesso ai servizi online della Pubblica amministrazione, nessuno nega che sia una comodità fare tutto da casa con un click, ma non è certo così per gli anziani. La delega immaginata per i pensionati è un passo avanti, temiamo però che non sia sufficiente». 

Rispetto allo Spid l’alternativa della Carta d’identità elettronica sta avendo più successo tra gli over 65 e già questa è una buona notizia. Nel dettaglio sono oltre 23.7 milioni le carte elettroniche in circolazione oggi, fa sapere l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Ogni mese 2 milioni di cittadini accedono con questa chiave di accesso ai servizi digitali della Pubblica amministrazione.

Diversamente dallo Spid, la Carta d’identità elettronica può essere richiesta presso il Comune (serve una fototessera in formato cartaceo). Rilevate le impronte digitali, effettuato il pagamento e compilato il modulo di richiesta, viene rilasciata una ricevuta valida ai fini dell’identificazione in attesa dell’arrivo del nuovo documento. Per entrare in possesso dello Spid è necessario invece un documento italiano in corso di validità, la tessera sanitaria, un indirizzo di posta elettronica e un numero di cellulare. Diversi i gestori di identità digitale a cui è possibile rivolgersi: tuttavia circa l’80 per cento delle identità digitali passa per Poste Italiane. 

Tornando alla delega, l’Inps per esempio ha comunicato di aver subito attivato sul proprio sito la nuova funzionalità che consente a chi ha già l’identità digitale di delegare l’accesso a una persona di sua fiducia anche lei munita di identità digitale. Chi invece è senza Spid, Cie o Cns dovrà procedere con l’invio dei moduli e dei documenti sottoscritti digitalmente via Pec alla sede dell’Inps territorialmente competente, in questo caso l’operazione richiederà però molto più tempo. 

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Per ridurre i disagi non è escluso che nei prossimi giorni il governo conceda più tempo alle amministrazioni pubbliche e ai cittadini per mettersi in pari. Se si ragiona su una proroga light è anche perché molte amministrazioni non sono arrivate pronte allo switch off: circa 8mila hanno attivato l’accesso ai servizi online anche attraverso Spid, quelle invece che si sono dotate dello schema di autenticazione “Entra con Cie” sono 1.300 ma l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato precisa che sono in costante aumento. 

La rivoluzione delle credenziali non riguarda per adesso professionisti e imprese: questi ultimi possono usare ancora i vecchi pin, username e password. Nel loro caso la data dello switch off verrà stabilita da un ulteriore decreto, del ministero dell’Innovazione tecnologica o della presidenza del Consiglio, come previsto da una norma inserita nel decreto Infrastrutture in vigore da inizio settembre. 

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 07:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA