Statali, aumenti di stipendio solo se si taglia la spesa: dalla spending review i 3,8 miliardi necessari

Dalla spending review i 3,8 miliardi necessari

Domenica 10 Aprile 2022 di Andrea Bassi
Statali, aumenti di stipendio solo se si taglia la spesa

I prossimi rinnovi contrattuali del Pubblico impiego, dovranno essere finanziati attraverso i tagli alla spesa pubblica. La novità emerge tra le pieghe del Def, il Documento di economia e finanza, approvato mercoledì scorso dal consiglio dei ministri. Le intenzioni del governo sono spiegate nel capitolo dedicato alle cosiddette «politiche invariate». Si tratta di spese non ancora quantificate, ma che certamente dovranno essere sostenute nei prossimi anni. Il rinnovo del contratto degli statali è una di queste. 

«Le amministrazioni centrali dello Stato», si legge nel Def, «concorreranno al finanziamento di tali esigenze e dei nuovi interventi che il governo deciderà di attivare, attraverso una rinnovata attività di revisione delle spese». Una novità assoluta. Un legame aumenti-tagli di spesa, che nelle bozze arrivate in consiglio dei ministri era addirittura più stringente della versione poi pubblicata sul sito del ministero dell’Economia. Parlando dei contratti dei dipendenti pubblici, le bozze spiegavano che per «coprire adeguatamente» le esigenze di rifinanziamento, si sarebbe messo mano a una «revisione della spesa corrente» per «produrre risparmi crescenti nel tempo». L’intenzione è chiara. I prossimi aumenti di stipendio per i dipendenti della Pubblica amministrazione saranno ancorati ai tagli alla spesa pubblica. 

È sempre il Def a chiarire bene la ragione di questa scelta. Per il triennio che va dal 2023 al 2025, la ripresa delle procedure di spending review che erano state accantonate durante la pandemia e sostituite da scostamenti miliardari per finanziare misure di aiuto, dovranno ripartire. Questo perché la revisione della spesa è una delle riforme «abilitanti» previste dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il pagamento delle prossime rate di finanziamento europee è legato non solo all’approvazione della delega fiscale, della legge sulla concorrenza e della riforma della giustizia, ma anche al riavvio dei tagli di spesa finiti nel dimenticatoio negli ultimi due anni. 

I contratti dei dipendenti pubblici, dunque, saranno legati ai tagli di spesa. Un ritorno verso politiche di maggiore austerity. Negli ultimi dodici anni, gli statali hanno avuto solo due rinnovi: uno per il triennio 2016-2018 e uno per il triennio 2019-2021. Quest’ultima tornata, già interamente finanziata dalle ultime tre leggi di bilancio, non si è ancora chiusa. 

 

 

Dei quattro comparti che compongono il pubblico impiego (Funzioni centrali, Sanità, Scuola ed Enti locali), soltanto le Funzioni centrali hanno già firmato la pre-intesa. Mercoledì scorso il consiglio dei ministri ha dato il suo via libera e gli aumenti che vanno da 63 a 117 euro lordi mensili, saranno pagati nel mese di maggio. Il nuovo contratto ha sbloccato anche le carriere e introdotto degli scatti legati sia al merito che all’anzianità di servizio. Non solo. È stato per la prima volta regolamentato in un contratto di lavoro anche lo smart working, garantendo ai dipendenti un diritto di disconnessione. Da aprile, poi, tutti i dipendenti pubblici hanno iniziato a percepire un’indennità di vacanza contrattuale che arriva fino a 8 euro lordi mensili, proprio in attesa che il governo stanzi i fondi per il prossimo rinnovo, quello del 2022-2024 per permettere all’Aran e ai sindacati di avviare le trattative. 

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Quanti soldi serviranno? Il Def stima in 3,8 miliardi per il 2023 e 4,5 miliardi per il 2024 le somme necessarie ai prossimi rinnovi. Ma si tratta, si legge nel documento, di «ipotesi meramente tecniche». L’indicazione “politica” invece, è che queste somme dovranno essere trovate attraverso il ritorno della spending review. 

Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 10:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA