Statali, aumento di 107 euro al mese: maggiorazione superiore al 4%, a regime dal 2021

Venerdì 20 Novembre 2020 di Luca Cifoni
Statali, aumento di 107 euro al mese. Ma è guerra di cifre con il sindacato

Un aumento di stipendio, a regime, leggermente superiore al 4 per cento; che vuol dire su una retribuzione media di 34.250 euro lordi l’anno un incremento effettivo pari a circa 107 euro mensili, sempre in termini lordi. L’offerta del governo ai dipendenti pubblici è dettagliata nero su bianco - e in qualche modo ufficializzata - nella relazione tecnica al disegno di legge di bilancio appena inviato in Parlamento. Ma è ritenuta insufficiente dai sindacati, che in realtà contestano i calcoli dell’esecutivo e quantificano l’importo dell’aumento in 83 euro lordi, leggermente meno di quanto i lavoratori pubblici ottennero nella precedente tornata di rinnovi contrattuali.

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LA SITUAZIONE

Va infatti ricordato che anche stavolta la trattativa (finora nemmeno iniziata sul piano formale) si svolgerà in extremis, nell’ultimo anno di validità dell’attuale contratto relativo agli anni 2019-2021. Come già avvenuto nella precedente legislatura, dopo che la Corte costituzionale aveva posto fine al blocco dei rinnovi scattato nel 2010, il governo ha infatti definito progressivamente negli anni le risorse necessarie a finanziare gli incrementi retributivi: la manovra per il 2021 contiene ulteriori 400 milioni che portano il totale degli stanziamenti a poco meno di 3,8 miliardi. Ed è a questa somma che fanno riferimento i conteggi della relazione tecnica. I dati di partenza, per quanto riguarda il personale statale in senso stretto (essenzialmente ministeri, scuola, comparto sicurezza) sono un numero di dipendenti pari a 1,87 milioni e una retribuzione media di 34.250 euro: ne risultano incrementi crescenti, dell’1,3 per cento nel 2019, del 2,01 per il 2020 e del 4,07 a partire dal 2021, anno in cui sarà disponibile il totale delle risorse. Da allora quindi l’incremento calcolato sullo stipendio medio mensile sarebbe di 107 euro lordi, mentre le cifre degli anni precedenti verrebbero percepite come una tantum. Per legge gli stessi criteri del settore statale devono essere applicati ai dipendenti degli enti territoriali, quindi Regioni, Comuni, province e sanità. L’onere a carico dei bilanci delle amministrazioni interessate sarà poco meno di 3 miliardi a regime; gli incrementi sono calcolati su 1,38 milioni di dipendenti con una retribuzione media un po’ più alta (38.190 euro l’anno).

L’OFFERTA

Perché l’offerta del governo non piace ai sindacati, che hanno proclamato lo sciopero per il prossimo 9 dicembre? Secondo le sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil i dipendenti pubblici «chiedono aumenti salariali in linea con la condizione economica delle famiglie e, soprattutto, di non vedersi sottratte dalla busta paga somme già erogate in questo momento». Il riferimento al fatto che le somme stanziate comprendono anche altre voci: l’indennità di vacanza contrattuale scattata dal 2019, il cosiddetto “elemento perequativo” (una ulteriore maggiorazione riconosciuta nella precedente tornata) e i fondi destinati al salario accessorio di militari e forze di polizia. Questi elementi verrebbero “assorbiti” negli aumenti rendendoli di fatto più bassi rispetto alla situazione attuale: appunto 83 euro mensili in media, secondo il calcolo del sindacato Unsa. Con il precedente rinnovo, i dipendenti pubblici avevano avuto in media 85 euro lordi al mese in più, ovvero un incremento del 3,48%.

Ultimo aggiornamento: 23 Novembre, 07:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA