Sprofondo Sud, nel Mezzogiorno d'Italia ​più disoccupati che in tutta la Germania

Domenica 3 Ottobre 2021 di Nando Santonastaso
Sprofondo Sud, nel Mezzogiorno d'Italia più disoccupati che in tutta la Germania

Era il 2018, la pandemia da Covid-19 non sapevamo nemmeno che cosa fosse ma il divario segnava un nuovo record, l’ennesimo. L’Italia si confermava un Paese sempre più spaccato a metà perché se, dopo la crisi economico-finanziaria del 2013, il Nord aveva ripreso a correre e sia pure con qualche difficoltà riusciva a tenere il passo della locomotiva d’Europa, vale a dire la Germania, il Mezzogiorno presentava una situazione socio-occupazionale addirittura peggiore della Grecia (sia pure con un pil pro-capite superiore), ovvero del Paese che da oltre un decennio è stabilmente il fanalino di coda dell’Eurozona. Torna alla memoria il risultato cui giunse allora l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, dopo aver comparato una serie di indicatori economici, occupazionali e sociali della Germania con il Nord Italia e della Grecia, appunto, con il Sud, perché mette sotto una luce se possibile ancora più angosciante i dati di due anni dopo. Nel 2020, l’anno orribile dell’emergenza da coronavirus, la disoccupazione in Italia è diminuita a causa dello scoraggiamento e del conseguente aumento dell’inattività ma il numero dei senza lavoro di lunga durata, nonostante un leggero calo, è rimasto il più alto in Europa. Parliamo di 1,19 milioni di persone in cerca di lavoro da oltre 12 mesi. E di essi, in base a quanto emerge dai dati Eurostat sul lavoro nelle regioni europee, ne risultavano nel Sud e nelle Isole 695 mila a fronte dei 488,9 mila dell’intera Germania. Va appena ricordato però che mentre i tedeschi sono più di 80 milioni, i meridionali italiani sono poco più di 21 milioni. E in Germania, sempre nel 2020, erano oltre 40,5 milioni le persone occupate a fronte di 5,9 milioni tra Sud e isole.

Insomma, chi al Sud perde il lavoro, anche a tempo determinato, non riesce quasi più a trovarne un altro. È la riprova di una tendenza ormai consolidata: tutta la fragilità dell’economia meridionale emerge infatti proprio dall’andamento del mercato del lavoro, monitorato di recente dall’Ufficio studi di Confcommercio, con un tasso di variazione degli occupati cresciuto quattro volte meno rispetto alla media nazionale (4,1% contro il 16,4% tra il 1995 e il 2019) e con distanze ancora maggiori rispetto alle regioni del Centro e del Nord. Nemmeno la particolare vocazione turistica delle regioni meridionali sembrerebbe essere di aiuto a spingere l’economia di quest’area, visto che in un anno “normale” come il 2019 i consumi dei turisti stranieri al Sud sono risultati inferiori di quasi un terzo rispetto a quanto speso nelle regioni del Centro e del Nord-Est. Due docenti della Bicocca di Milano, Ivana Fellini ed Emilio Reyneri, spiegano su La Voce.info che «nel Sud l’occupazione non è solo sempre più scarsa che nel Nord, ma anche sempre meno intensa in termini di ore lavorate, sempre meno stabile e sempre meno qualificata. Il divario sta diventando un abisso». Ma chi sono i disoccupati di lunga durata? Per le classificazioni statistiche internazionali, sono i lavoratori rimasti senza impiego da almeno un anno. Prima della pandemia, l’Italia “grazie al Sud” aveva il record europeo: già nel 2018, in base ai dati Eurostat, erano infatti in totale 1,6 milioni di unità, il numero più elevato nell’Ue, 900mila tra Mezzogiorno e isole. In sole due regioni come la Campania (286mila) e la Calabria (105mila) erano stati calcolati più disoccupati da oltre 12 mesi dell’intero Regno Unito (352mila). Inoltre, l’Italia aveva visto raddoppiare il numero rispetto al 2008 quando erano senza lavoro da oltre 12 mesi solo 752mila persone. Per restare allo scomodo paragone con i tedeschi, va detto che in Germania l’andamento è stato opposto rispetto al nostro Paese con 1,6 milioni di disoccupati di lunga durata nel 2008 e un milione in meno (600mila) dieci anni dopo. 

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In Italia chi è senza occupazione da oltre 12 mesi rappresenta il 58,1% della disoccupazione complessiva a fronte del 43,2% nell’Ue a 28 e del 40,9% in Germania ma le differenze sono molto significative sul territorio. Nella provincia di Bolzano, ad esempio, meno di un quarto dei disoccupati (il 23%) non ha lavoro da più di un anno (il 31% a Trento) mentre in Calabria la percentuale sfiora il 70% (il 69,6%, al livello più alto dall’inizio della crisi economica del 2008, quando era al 50,5%). In Emilia-Romagna il tasso dei disoccupati di lunga durata sul totale della disoccupazione è in media europea (41,4%) anche se di molto superiore al 25,9% del 2008. Trovano dunque puntuale conferma tutte le analisi, Svimez e Srm in testa, che da anni dimostrano come il Sud non abbia più recuperato i posti di lavoro (oltre 600mila) persi dall’inizio della prima crisi economico-finanziaria, quella appunto del 2008. E quel vuoto ha pesato in modo quasi surreale sulla precarietà complessiva del Mezzogiorno: con un numero di occupati più basso, sono fatalmente diminuiti gli investimenti pubblici ed è inevitabilmente calato il “peso” economico dell’area. Una reazione quasi a catena che con la pandemia ha ricevuto un’altra fortissima spinta: gli occupati meridionali sono rimasti al di sotto dei 6 milioni, con le donne che a stento superano la soglia del 40% e un ritardo in termini di crescita che ha imposto all’Europa di assegnare più risorse con il Recovery Fund all’Italia. 

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 07:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA