Sud, le infrastrutture cruciali per superare il 30% del Pil

Oggi le regioni del Sud contribuiscono al prodotto interno lordo per circa il 22%

Sud, le infrastrutture cruciali per superare il 30% del Pil
di Ercole Incalza
Domenica 5 Maggio 2024, 08:30 - Ultimo agg. 29 Maggio, 12:46
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La legge 27 febbraio 2017, n. 18, dispone che la quota delle risorse ordinarie delle spese in conto capitale a favore delle otto regioni del Mezzogiorno non sia inferiore al 34% del totale nazionale. Quest’ultimo valore non è casuale ma analogo al peso che la popolazione del Meridione ha sull’intero aggregato nazionale. Inoltre nella legge Finanziaria del 2005 ci fu una prescrizione specifica. Fu scritto che le amministrazioni centrali si dovevano conformare all'obiettivo di destinare al Mezzogiorno almeno il 30% della spesa ordinaria in conto capitale.

Queste norme sono rimaste solo buone intenzioni. Il Mezzogiorno non lo si rilancia ricorrendo alle "percentuali"; sì, non lo si risolve annunciando e dando per scontato che, assegnando una quota percentuale globale delle varie Leggi di spesa, automaticamente possa prendere corpo un processo di recupero di una realtà carica di potenzialità ma priva di strutture e di infrastrutture capaci di far risalire la china della crescita e dello sviluppo.

Il risultato 

Con le “percentuali” non si riesce a garantire nessun risultato. Sono passati ormai più di cinquanta anni ed il reddito pro capite medio del Sud è sempre di 21mila euro e quello del Nord è di 41mila euro; eppure nel Sud, come è emerso proprio ultimamente da una nuova narrazione socio economica, esistono delle realtà produttive, delle eccellenze imprenditoriali che, se fossero davvero supportate da una adeguata offerta infrastrutturale, consentirebbero all'intero Mezzogiorno un passaggio, nell'arco di un limitato numero di anni (58 anni), dall'attuale sua partecipazione alla formazione del Prodotto Interno Lordo pari ad appena il 20-22% ad oltre il 30%.

Nasce spontaneo un interrogativo: esistono gli interventi, le azioni strategiche di medio e lungo periodo su cui costruire un nuovo impianto strutturale ed infrastrutturale?

Lo scorso anno un interessante ricerca fatta dall'Istituto «Divulga» della Coldiretti ha dimostrato che nel 2022 la carenza della offerta infrastrutturale e logistica del Paese ha prodotto un danno alla nostra economia del valore di 92 miliardi di euro; circa 60 miliardi di tale importo sono relativi all'assenza di una adeguata offerta infrastrutturale nel Mezzogiorno.

Tra l'altro è utile leggere dei dati che ci danno una immagine chiara di quale sia il supporto delle realtà regionali del Paese nella formulazione del Prodotto Interno Lordo: il Nord il 56%, il Centro il 22%, il Sud il 22%

Ebbene, senza innamorarci più di “percentuali” e di norme annunciate e mai attuate, siamo in grado, senza inventare o programmare nuove opere, ma prendendo in esame il quadro di quelle già programmate ed in alcuni casi già supportate finanziariamente, di rigenerare davvero questa vasta tessera del mosaico Paese.
Di seguito riportiamo un quadro delle aree programmatiche al cui interno ubicare gli interventi attraverso i quali dare concreta attuazione ad una simile finalità. 

Gli interventi 

Possiamo quindi articolare le varie opere nelle seguenti famiglie di interventi:
Riqualificazione funzionale della offerta dei trasporti nelle grandi aree metropolitane del Mezzogiorno (le esigenze finanziarie sono pari a circa 7.000 milioni di euro di cui disponibili 2.800 milioni di euro)

  1. Realizzazione organica del sistema ferroviario ad alta velocità/alta capacità nell'intero sistema Mezzogiorno attraverso l'adeguamento funzionale di alcuni assi come quello Adriatico ed il completamento dell'asse Napoli Bari e la realizzazione degli assi SalernoReggio Calabria, PalermoMessinaCatania e TarantoBattipaglia (le esigenze finanziarie sono pari a circa 29.650 milioni di euro di cui disponibili 12.260 milioni di euro) 
  2. Realizzazione di assi viari essenziali e strategici come quello relativo al collegamento tra Taranto e Reggio Calabria lungo il tratto jonico o l'adeguamento funzionale del collegamento tra Cagliari e Nuoro (le esigenze finanziarie sono pari a circa 10.100 milioni di euro di cui disponibili 3.110 milioni di euro 
  3. Realizzazione di interventi mirati alla ottimizzazione della offerta logistica di alcuni HUB del Mezzogiorno attraverso sia la creazione di retroportualità funzionale del porto di Gioia Tauro, del porto di Napoli, sia la ristrutturazione dei porti transhipment di Cagliari; Augusta e Taranto (le esigenze finanziarie sono pari a circa 2.400 milioni di euro di cui disponibili 100 milioni di euro)
  4. Realizzazione del sistema integrato relativo al collegamento stabile sullo Stretto di Messina (le esigenze finanziarie sono pari a circa 14.000 milioni di euro di cui disponibili 12.800 milioni di euro)

Per ora si espone solo un quadro programmatico, poi per ogni intervento si avrà modo di specificare, in modo più mirato, le varie componenti tecnico economiche.

Sin da ora però possiamo precisare che se entro 5 - 8 anni riuscissimo davvero ad attivare la spesa realizzando i vari interventi organici, il Mezzogiorno sarebbe in grado di portare ad oltre il 30% la sua partecipazione nella formazione del Pil.

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30 miliardi 

Con poco più di 30 miliardi di euro potremmo davvero cambiare una realtà che non solo raggiungerebbe una soglia superiore al 30% nella formazione del PIL nazionale ma cambierebbe, automaticamente, un altro indicatore gravissimo che caratterizza il nostro Mezzogiorno e cioè quello già ricordato all'inizio relativo al reddito pro capite: il Sud ha un reddito pro capite medio pari a 21.000 euro; il Centro 35.000 euro e il Nord 41.000 euro. 

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