Strade, ferrovie, aeroporti. Il Sud ancora bloccato dalle opere che non ci sono

Domenica 2 Agosto 2020 di Luca Cifoni
Strade, ferrovie, aeroporti. Il Sud ancora bloccato dalle opere che non ci sono

Ci sono vari modi di misurare la dotazione di infrastrutture di un Paese o di un territorio. Gli economisti spiegano che si può sommare la spesa dedicata negli anni a questa voce, oppure provare a stimare la loro estensione con opportuni parametri di tipo fisico. Ma esistono altre modalità che probabilmente fotografano la situazione in modo ancora più concreto e vicino alla vita delle persone. Nel caso particolare dei trasporti, si può ad esempio valutare l'adeguatezza delle reti guardando ai tempi di percorrenza tra varie località. Da questo tipo di confronto escono favorite le aree più popolose e geograficamente centrali: applicandolo a livello europeo, emergono i ritardi di cui soffre il nostro Paese nel suo insieme.

Ma ancora più evidenti sono le disparità tra le varie parti d'Italia, sottolineate in questi anni da studi e rapporti della Banca d'Italia e della Svimez. In relazione alla popolazione ad esempio la rete autostradale del Mezzogiorno risulta meno estesa in rapporto alla popolazione. E allo stesso modo emerge lo svantaggio in termini di collegamenti ferroviari, ma anche di altri nodi fondamentali come porti e aeroporti. Nel loro manifesto «Ricostruire l'Italia. Con il Sud», i 29 promotori, tutte personalità di spicco del mondo accademico e culturale, hanno inserito la mobilità tra i cinque assi strategici per rilanciare il Mezzogiorno. Anche perché, hanno spiegato, «riconnettere l'Italia e in particolare il Sud e tutte le aree marginalizzate è una precondizione per lo sviluppo dell'intero paese». Che per adesso è a due velocità.

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IL DATO
Nella Relazione annuale Bankitalia dello scorso anno una sintetica tabella misura, evidenziandoli con colori diversi nella mappa del Paese, gli indici di accessibilità delle varie Province italiane, calcolati per ciascun capoluogo come media dei tempi di collegamento verso tutte le altre Province (ognuna ponderata in base alla rispettiva popolazione). I coloro scuri che indicano le aree più collegate si concentrano in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna e solo in misura minore in Toscana e nel Lazio. Spostarsi per chi abita al Sud è più difficile. E quindi è più difficile studiare, lavorare, fare impresa. Ma anche curarsi o andare a uno spettacolo o a una mostra. E la mancanza di collegamenti efficienti e affidabili (insieme ad altri fattori quali il peso della burocrazia o la minaccia della criminalità) rappresenta anche un fattore di scoraggiamento per chi guarda al Mezzogiorno d'Italia dall'estero: così le Regioni meridionali restano tagliate fuori dagli investimenti internazionali e dai flussi turistici organizzati.
Il quadro è confermato nelle periodiche analisi della Svimez.

Tra il 1990 e il 2015 la rete autostradale del Centro-Nord è aumentata del 15,5% e quella del Mezzogiorno solo del 5,2% (incremento concentrato nella sola Sicilia); la rete ferroviaria complessiva è aumentata del 2,9% nelle Regioni centro-settentrionali ed è rimasta praticamente invariata in quelle meridionali (-0,3%). Per quanto riguarda le ferrovie, le politiche degli ultimi anni hanno puntato a razionalizzare la rete, chiudendo linee secondarie spesso sostituite con servizi stradali, mentre lo sforzo per l'Alta velocità si concentrava al Nord. Anche nei collegamenti aerei, tutte le Regioni meridionali hanno una posizione più sfavorevole.

Le cause di questa situazione possono essere analizzate in modo più o meno sofisticato; in sintesi però si collegano alla drastica riduzione degli investimenti pubblici, che ha colpito l'intero Paese ma il Sud e le isole in modo più marcato. Come appare evidente anche dal triste primato che il Mezzogiorno detiene: quello delle opere incompiute. Ne esiste un'anagrafe presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, aggiornata alla fine del 2017: su 647 progetti avviati e non completati circa il 70 per cento si trova al Sud, per un valore totale di circa 2 miliardi. Si tratta in gran parte di scuole, centri sportivi e ospedali, che dipendono da quindi da Regioni e Comuni. Ma ci sono anche infrastrutture di trasporto, idriche e ambientali di competenza dello Stato centrale.
 

Ultimo aggiornamento: 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA