Superbonus, è boom al Sud: ​quattro regioni tra le prime dieci

Lunedì 6 Settembre 2021 di Nando Santonastaso
Superbonus, è boom al Sud: quattro regioni tra le prime dieci

Il Superbonus 110% sbarca (finalmente) anche al Sud. E con numeri importanti sul piano degli investimenti anche se ancora lontani dall’impatto di regioni come la Lombardia e il Veneto (in due, oltre 6mila interventi dei 24mila registrati a luglio scorso, per un importo complessivo superiore agli 800 milioni sul totale di 5,68 miliardi). Quattro regioni meridionali (Sicilia, Puglia, Campania e Calabria) figurano nella classifica delle prime dieci in base all’ammontare delle operazioni, ma nel caso di Abruzzo e Campania gli incrementi monitorati da Enea e ministero dello Sviluppo economico autorizzano a parlare di un vero e proprio boom. In un solo mese, infatti, in Abruzzo il valore degli interventi è cresciuto del 53,4%, passando da 73 a 112 milioni di euro, in Campania del 50,8%, passando dai 193 milioni di euro di giugno ai 291 milioni del 1° luglio (il Lazio, che precede nella graduatoria, è distante pochi milioni). Anche nell’incremento del numero degli interventi primeggiano Abruzzo (+38,5%) e Campania (+36,5%), alle spalle delle Marche (+40,1%) ma in questa particolare classifica la prima del Sud è la Sicilia, sesta. 

È la conferma di un trend che proprio nei giorni scorsi si è ormai consolidato a livello nazionale, confortato dalla crescita importante dell’indice di fiducia della filiera delle costruzioni, salito a quota 148 (sfiorava 100 fino a pochi mesi fa). Come detto, a fine agosto ha toccato i 5,68 miliardi di euro il totale degli investimenti ammessi a detrazione grazie al superbonus, come si legge sul sito dell’Enea. Sono invece oltre 37mila le richieste depositate per l’apertura di cantieri mentre il totale degli investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione (pari al 68,8%) è di 3,91 miliardi. L’investimento medio è salito a 547.191 euro per i condomini, 98.264 euro per gli edifici unifamiliari e 87.833 euro per unità immobiliare funzionalmente indipendenti. Il Sud, come detto, ci ha messo del suo passando in poco tempo, in base ai dati del Cresme, dal 13,2% di utilizzo degli incentivi fiscali in materia di edilizia al 34,7% (contro il 65,3% del Centro-Nord) per il solo impatto sul Superbonus 110%. A livello nazionale è graduale, ma costante la crescita del peso degli interventi riguardanti i condomìni ma i numeri (42,9% del valore totale e 11,2% del numero degli interventi) dimostrano che c’è ancora molta strada da fare. È un tema che riguarda in particolar modo il Mezzogiorno perché è proprio sui condomìni che si gioca la partita più delicata. Ancora troppo bassa la percentuale riferita a queste unità immobiliari rispetto a quella registrata per gli edifici unifamiliari e unità immobiliari indipendenti, e non solo a causa della maggiore complessità procedurale che prolunga l’inizio dei lavori da attuare presso gli stabili condominiali, dilatandone i tempi di esecuzione. 

I nodi da sciogliere al Sud sono anche altri come conferma Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione dei costruttori edili di Napoli: «Nessun dubbio sul fatto che la corsa al Superbonus anche da noi sia esplosa, specialmente dopo il recente, atteso varo della procedura semplificata attraverso il modello Cilas: ma ora occorre che i Comuni si attrezzino in fretta per accelerare le pratiche e purtroppo certi segnali verificati anche di persona non mi sembrano per ora proprio incoraggianti anche se il ritorno dalle ferie di personale e dirigenti amministrativi può avere inciso. Al Sud il degrado del patrimonio abitativo è decisamente molto elevato, oltre il 50% degli immobili è stato realizzato prima del 1970, ma è il livello dell’abusivismo che rischia di frenare il ricorso alle semplificazioni fiscali specie per i condomìni. La Cila ha chiarito aspetti importanti sul piano procedurale e normativo, superando le perplessità che impedivano la presentazione dei progetti di messa in sicurezza ed efficienza energetica degli immobili. La semplificazione non elimina l’abuso che resta e andrà affrontato in base alle norme di legge vigenti: ma i lavori previsti dal Superbonus 110% devono poter andare avanti nell’interesse della collettività, non solo degli abitanti dell’immobile».

Video

Se la Cila Superbonus riuscirà fino in fondo a superare i dubbi ancora esistenti (prima delle semplificazioni le critiche al Superbonus 110% “prima edizione” si erano sprecate: l’ex assessore regionale Luciano Schifone, ad esempio, aveva espressamente parlato sul Roma di un danno gravissimo per il Sud), lo si capirà nelle prossime settimane. Di sicuro però i segnali sulla filiera dell’edilizia made in Sud, una delle più colpite dalla crisi provocata dalla pandemia ma anche dal calo degli investimenti pubblici degli ultimi 15-20 anni, iniziano ad essere positivi: «Ci sono problemi ad accogliere tutte le richieste da parte delle imprese perché da alcune settimane sino diventate tantissime – conferma Brancaccio - e del resto i numeri della nostra Cassa edile, termometro fondamentale per valutare l’andamento del settore, confermano che l’impatto di questo fondamentale sgravio fiscale, anche sul rilancio dell’occupazione, sta dando i suoi frutti. Ora però bisogna rendere strutturale la misura, magari anche riducendo l’attuale 110% per garantire durata e qualità degli interventi».

C’è un alleato in più in questa sfida, ed è il Pnrr che affida risorse importanti al comparto delle costruzioni: «Il Recovery plan, che con 107,7 miliardi sui 222 stanziati vede il settore delle costruzioni protagonista dei progetti di crescita e ammodernamento del Paese – spiega il presidente dell’Ance Gabriele Buia -. Un treno in corsa sul quale dobbiamo essere capaci di salire, con un grande lavoro di squadra tra imprese e istituzioni. Le cose da fare sono tante, a partire dalla manutenzione e dalla rigenerazione di città e territori che attendono da anni interventi necessari e non più rinviabili. Occorre però vere notizie certe sulla proroga del Superbonus, la cui decisione è slittata alla Legge di Bilancio: si tratta di una misura indispensabile per la crescita e per la riqualificazione degli edifici che propria ora dopo una partenza faticosa sta accelerando con oltre 3,5 miliardi di interventi avviati. Così come bisogna sostenere le imprese e dare loro strumenti necessari per poter operare in un mercato aperto, trasparente e concorrenziale». 

Ultimo aggiornamento: 7 Settembre, 07:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA