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Superbonus, il piano salva-lavori: proroga di un anno per la cessione dei crediti

Domenica 12 Giugno 2022 di Andrea Bassi
Superbonus, in arrivo la norma salva-crediti: più tempo per le cessioni e allargamento alle partite Iva

Governo e Parlamento sono alla ricerca di una (difficile) soluzione per riattivare il Superbonus e salvare le 30 mila aziende che secondo la Cna rischiano il fallimento. Nel decreto aiuti, che la prossima settimana entrerà nel vivo della discussione alla Camera, potrebbe essere approvata una norma per consentire alle imprese di “conservare” i crediti nei propri cassetti fiscali in attesa di trovare un compratore. Per capire perché questa norma sia importante, è necessario fare un passo indietro. Le banche hanno interrotto l’acquisto dei crediti fiscali derivanti dai bonus edilizi. Così il mercato si è bloccato. E tutto il meccanismo si è inceppato. Il cerino è rimasto in buona parte in mano alle imprese di costruzione. Molte di loro hanno accettato lavori senza farsi pagare direttamente dai committenti, ma usando il sistema dello sconto in fattura. A pagare dovrebbe essere in pratica lo Stato attraverso il bonus fiscale. Fino a qualche mese fa queste imprese, avevano la certezza che una banca, le Poste, la Cassa depositi e prestiti, o anche un’altra impresa, avrebbero comprato quel credito fornendo la liquidità necessaria. Che a sua volta sarebbe servita a pagare i fornitori e gli operai. Senza poter cedere il credito le aziende vanno in affanno. Diverse sono ormai alla canna del gas.  

Il grido d’allarme è arrivato fino in Parlamento, dove è in discussione il decreto-aiuti. La presidente della Commissione Attività Produttive, Martina Nardi del Pd, sta da tempo lavorando a un’azione congiunta di tutti i partiti per provare a lanciare un salvagente alla misura e, dunque, all’intero settore. Una serie di emendamenti “condivisi” sono stati presentati alla Camera e saranno votati a partire probabilmente da lunedì 20 giugno. Su alcuni di questi le interlocuzioni con il governo sembrerebbero più facili. La prima modifica sulla quale si lavora, è una sorta di salva-crediti per le imprese. Le aziende di costruzione che hanno accettato lavori con sconti in fattura nel 2021 e non sono ancora riusciti a cederli alle banche, potranno conservare il credito (che scadrebbe nel 2022) nel loro cassetto fiscale per un altro anno se non di più. Un modo per evitare che le ditte che hanno magari già effettuato lavori non incassino nulla (in questa situazione secondo la Cna ci sarebbero lavori per 2,6 miliardi di euro). Il secondo intervento è un allargamento della platea dei potenziali acquirenti dei crediti fiscali. Oggi le imprese di costruzione possono vendere il loro credito solo alle banche. Che a loro volta possono scambiarseli tra di loro oppure, dopo due passaggi a vuoto nel sistema bancario, possono cederli a una grande impresa cliente che ha debiti con il Fisco e quindi può compensare il credito. 

L’idea è di allargare questa “quarta cessione” a tutti i correntisti con Partita Iva e con un bilancio superiore a 50 mila euro. Se, insomma, la banca ha un cliente in debito con il Fisco, gli venderebbe il credito dell’impresa di costruzioni in modo da permettergli la compensazione garantendogli un piccolo guadagno sull’operazione. Su questi temi la prossima settimana si dovrebbe tenere un confronto tra governo e maggioranza. Per adesso il governo ha messo un unico ma importantissimo paletto: qualsiasi modifica non deve essere onerosa per lo Stato. Come dire, si può sbloccare il pregresso, ma la cinghia sul Superbonus deve restare stretta. Del resto quello che pensa della misura Mario Draghi lo ha detto chiaramente («Non mi piace»). E anche per questo non sarà semplice far passare un’altra proposta planata in Parlamento e firmata da quasi tutti i gruppi parlamentari. Quella cioè di uno scambio tra i crediti fiscali dei bonus acquistati dalle banche con Btp.  

Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA