Tari, ecco chi paga di più da Nord a Sud: in testa la Campania

Domenica 29 Novembre 2020 di Rita Annunziata

Mentre il sistema nazionale di gestione dei rifiuti urbani continua a presentare numerose criticità in termini di smaltimento in discarica, differenziazione degli scarti e recupero delle risorse, le famiglie italiane tornano a fare i conti con la Tari. Secondo l’ultima indagine di Cittadinanzattiva, che ha analizzato le tariffe rifiuti applicate in tutti i capoluoghi di provincia nel corso dell’anno, la spesa media di una famiglia tipo composta da tre persone e con una casa di proprietà di 100 metri quadri si attesta oggi sui 300 euro, una cifra sostanzialmente invariata rispetto allo scorso anno. La regione che riporta la spesa più contenuta è il Trentino Alto Adige (193 euro), anche se in crescita dell’1,4% rispetto al 2019. Sul versante opposto, invece, si posiziona la Campania con 419 euro annui, lievemente in calo rispetto allo scorso anno (-0,4%). 

La disciplina della Tari è stata introdotta dalla legge di stabilità del 2014 in sostituzione della Tares, contestualmente abrogata, ed è composta da un importo fisso da moltiplicare per i metri quadri dell’abitazione e un importo variabile definito dal numero di componenti del nucleo familiare, oltre a un tributo provinciale compreso in una forbice tra l’1 e il 5% della tariffa. Tenendo conto dell’attuale contesto pandemico e dell’«oggettiva necessità di alleggerire i carichi amministrativi di enti e organismi pubblici anche mediante la dilazione degli adempimenti e delle scadenze», precisa l’associazione, il decreto Cura Italia ha previsto quest’anno lo slittamento del termine per l’approvazione delle tariffe 2020 al 30 giugno nonché l’opportunità per i Comuni di adottare quelle previste per il 2019. Ma le disparità territoriali restano evidenti.

Mediamente nelle aree centrali del Paese si è assistito a un lieve aumento della spesa rispetto allo scorso anno (304 euro contro i 299 euro del 2019), mentre emerge una totale stabilità delle aree settentrionali (258 euro) e un decremento per il meridione (349 contro 351 euro). Eppure, sebbene riportino valori invariati o in diminuzione, i 10 capoluoghi ritenuti “più costosi” appartengono tutti alle regioni del sud: al primo posto si posiziona Catania con 504 euro, in linea rispetto al 2019, seguita da Cagliari con 481 euro, Benevento con 464 euro e Salerno con 462 euro. Chiude la top5 Napoli con 455 euro. I capoluoghi “più economici”, invece, appartengono prevalentemente alle regioni settentrionali, con l’eccezione di Potenza (121 euro), Isernia (185 euro) e Vibo Valentia (184 euro). 

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Intanto, l’Italia continua a restare lontana dall’obiettivo 2020 in termini di riciclaggio, attestandosi intorno al 45% (contro il 50% atteso). Stando al rapporto Rifiuti urbani 2019 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, solo nel 2018 sono state prodotte 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, in crescita di due punti percentuali rispetto al 2017. Guidano, in questo caso, le regioni del settentrione con il 47,5%, seguite dal sud con il 30,5% e dal centro con il 22%. La media nazionale di raccolta differenziata, invece, si attesta sul 58,1% (+2,6% rispetto al 2017 e ben lontano dall’obiettivo del 65% fissato per il 2012), mentre il 22% dei rifiuti urbani prodotti termina in discarica. Anche su questo versante primeggia il nord con il 67,7%, accompagnato dal centro con il 54,1% e dal sud con il 46,1%.

«Delineando tale percorso si intende contribuire al perseguimento dell’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 dell’Onu, “ridurre le diseguaglianze”, a nostro avviso propedeutico al raggiungimento di molti altri, rispetto al quale non sono stati fatti i necessari passi avanti – spiegano i ricercatori – Il rapporto vuole essere uno strumento al servizio dei cittadini e delle istituzioni, che restituisca una fotografia della purtroppo disparata geografia dell’Italia in termini di erogazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani riguardo gli aspetti tariffari, la qualità e le tutele». La revisione della normativa europea sugli scarti, concludono, «introduce obiettivi ambiziosi per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani, ma per raggiungere questi obiettivi è indispensabile cambiare le modalità con cui le famiglie raccolgono i rifiuti. Non può esserci, infatti, alcuna economia circolare senza una buona raccolta differenziata».

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 07:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA