Zes, arrivano i fondi per le zone economiche speciali: in Campania 136 milioni

Martedì 16 Novembre 2021 di Nando Santonastaso
Zes, arrivano i fondi per le zone economiche speciali: in Campania 136 milioni

Il decreto ormai è pronto, i 630 milioni destinati dal Pnrr alle otto Zes meridionali e frutto della felice sinergia tra il ministero del Sud e della coesione territoriale, guidato da Mara Carfagna, e quello dei Trasporti e della mobilità sostenibili, guidato da Enrico Giovannini, dovrebbero essere assegnati giovedì prossimo, 18 novembre, giorno in cui è convocata la Conferenza Unificata Stato-Regioni. È in quella sede, come ha spiegato ieri a Gioia Tauro la viceministra ai Trasporti Teresa Bellanova che ha la delega alle Zes, che il decreto dovrebbe essere approvato rendendo così operativa la disponibilità delle risorse, già a suo tempo ripartita. La quota più alta, pari a 136 milioni, andrà come previsto alla Zes Campania, seguita da quella calabrese con 111 milioni e 700mila euro, e dalla Zes Ionica con 108 milioni e 110mila euro. La Zes Adriatica beneficerà di 90 milioni e 292mila euro, quella abruzzese di 62 milioni e 900mila euro, la Zes della Sicilia Occidentale di 56 milioni e 800mila euro, quella della Sicilia Orientale di 54 milioni e 208mila euro, la Zes Sardegna di 10 milioni.

Si tratta di risorse destinate a investimenti infrastrutturali, necessari a collegare le aree delle Zes alla Rete nazionale dei trasporti e con essa alle Reti trans europee, i cosiddetti corridoi, che faciliteranno il trasporto delle merci da e verso l'Europa in chiave Mediterraneo. Dovranno essere spese, come tutti gli altri investimenti del Piano di ripresa e resilienza, entro il 2026 e dunque fare riferimento a progetti già cantierabili. E in effetti questo lavoro preliminare sarebbe ormai stato completato, grazie alla concertazione che ha coinvolto non solo i due ministeri e i Commissari delle Zes (dove già in carica) ma anche le Aree di Sviluppo Industriale, i Comitati e i Consigli di indirizzo delle Zes, le Autorita portuali interessate. 

Ma queste risorse e le opere alle quali sono collegate garantiranno anche una spinta all'occupazione di giovani e donne del Sud, i più penalizzati nel panorama occupazionale del Paese. «Le Zone economiche speciali ha detto Bellanova - possono rappresentare un terreno di sperimentazione virtuosa con la piena attuazione dell'articolo 47 della Legge sulla governance del Pnrr. Facendo riferimento a quell'articolo, infatti, abbiamo previsto che nell'esecuzione dei contratti le imprese debbano garantire occupazione giovanile e occupazione femminile almeno per il 30 per cento del fabbisogno necessario». Nel Decreto sono infatti previste, all'interno della disciplina degli appalti pubblici, «condizioni con importanti ricadute sociali e ambientali. In caso di aggiudicazione del contratto sarà obbligatorio assicurare, anche nella realizzazione delle attività connesse, una quota per l'occupazione giovanile e l'occupazione femminile pari almeno al 30 per cento delle assunzioni necessarie».

Insomma, il governo Draghi, in continuità con l'esecutivo precedente, conferma di credere nelle Zes come fattore di sviluppo del Sud, ovviamente in una prospettiva nella quale le infrastrutture della mobilità e i porti siano altrettanti centrali. Negli ultimi 18 mesi sono arrivati, anche attraverso iniziative parlamentari, provvedimenti in grado di garantire alle Zes quella che l'economista Pietro Spirito definisce «la necessaria spinta propulsiva». Si va dall'autorizzazione unica, che ha messo fine all'assurda palude dei 34 passaggi imposti in precedenza dalla burocrazia per ogni insediamento nelle Zone speciali, al rafforzamento del credito d'imposta; dal dimezzamento dell'Ires per le imprese che manterranno l'occupazione per almeno dieci anni, all'accelerazione sulla governance, con il ricorso a commissari straordinari dotati di poteri specifici. Queste ultime nomine non sono state ancora completate, però, anche se di recente il ministro Carfagna si è detta fiduciosa: «Per la Zes Campania e le due Zes siciliane ha spiegato al Mattino le indicazioni esistono già: siamo solo in attesa della validazione formale prevista dall'iter procedurale. Per le altre è in corso l'interlocuzione con i presidenti delle Regioni interessate: lo prevede espressamente la legge da me voluta per garantire scelte condivise con i livelli regionali, indispensabili per far funzionare le Zes, e dunque massima sintonia nell'azione. Certo, ci vuole un po' più di tempo ma il risultato finale è sicuramente più concreto e solido». 

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C'è la sensazione che, nonostante un certo scetticismo di fondo anche a livello di enti locali, si stia producendo il massimo sforzo, a distanza ormai di 4 anni dalla legge istitutiva, per trasformare le Zes da oggetti più o meno misteriosi in asset strategici e moderni di sviluppo del Mezzogiorno. E i tempi contingentati imposti dal Pnrr sono sicuramente un fattore positivo. Dice Teresa Bellanova: «Il Decreto che ripartisce i 630 milioni del Pnrr è un punto di svolta essenziale per il riammodernamento e riqualificazione dei porti e dei retroporti, l'urbanizzazione primaria, l'infrastrutturazione di base, i collegamenti intermodali e di infrastrutturazione digitale, ma anche la riqualificazione e il consolidamento di immobili esistenti da destinare a servizi innovativi alle imprese ed ai territori. Non a caso tutti i piani strategici delle Zes individuano il rafforzamento della logistica e dei trasporti come un primo fondamentale obiettivo per un effettivo sviluppo. Così sosteniamo le eccellenze meridionali e sconfiggiamo quell'isolamento che le ha penalizzate e paralizzate per tanto, troppo tempo».

Naturalmente non sarà facile recuperare il tempo perduto o comunque gestito con l'inevitabile prudenza per una novità assoluta nel panorama italiano. Bisogna però fare in fretta ed è difficile dare torto ancora a Spirito quando sottolinea la necessità di mettere in campo «una strategia di posizionamento dei porti meridionali nello spazio mediterraneo, per dispiegare pienamente gli effetti delle Zes. I cambiamenti possono avanzare su due gambe: porti meridionali e Zes devono essere parte di una strategia unitaria. Il Mezzogiorno, ma anche l'Italia, possono ripartire da qui». 

Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA