Pensioni, uscita anticipata con la penalizzazione: tagli solo sul contributivo

Giovedì 17 Settembre 2020 di Michele Di Branco
Pensioni, uscita anticipata con la penalizzazione: tagli solo sul contributivo

Tra governo e sindacati, nell’incontro di ieri, non sono stati formulati numeri sulla riforma della previdenza ma i tecnici sono al lavoro da mesi per verificare quali potrebbero essere le misure per sostituire Quota 100 una volta terminata la sperimentazione a fine 2021. È escluso che le nuove norme possano partire già a inizio 2021 abolendo Quota 100 con un anno di anticipo, ma quello che è certo per il governo è che le nuove misure dovranno costare meno di quella fortemente voluta dalla Lega ed essere più eque. 

Quota 100 (possibilità di andare in pensione ad almeno 62 anni di età e almeno 38 di contributi) infatti, come emerge dai dati Inps, ha favorito gli uomini e i lavoratori pubblici che hanno avuto carriere continue mentre, ad esempio, ha di fatto tenuto fuori le donne. Fra un anno lo stop al meccanismo sperimentale di Quota 100 promette di produrre effetti sgradevoli (uno scalone di ben 5 anni) nei confronti di chi non potrà andare in pensione sfruttando questa finestra e dovrà invece attendere il compimento dei 67 anni. Cosa fare per risolvere il problema? Il governo pensa a varie soluzioni e la preferita consiste nel consentire, dal 2022, a chi lo desidera l’uscita anticipata a 64 anni di età con un mimino di 38 anni di contributi accettando un taglio del 2,8-3% della quota contributiva di pensione per ogni anno che serve per raggiungere quota 67 anni.

Vale a dire l’orizzonte ordinario della pensione. Questa soluzione potrebbe essere particolarmente favorevole ai lavoratori più maturi e ormai prossimi al riposo. Per loro, quelli nati a cavallo degli anni ’60, buona parte della pensione viene infatti calcolata attraverso un modello misto (con quota contributiva a partire dal 1996) o addirittura (per chi aveva già 18 anni di contributi nel 1996) con il retributivo pieno salvo gli anni successivi al 2012, data della riforma Fornero) E dunque il sacrificio, in termini di taglio della pensione, sarebbe piuttosto limitato.
 


L’alternativa alla cosiddetta Quota 102 (costo ipotizzato: 8 miliardi di euro) consisterebbe nel puntare su uscite flessibili ancora più anticipate anagraficamente e flessibili calcolando l’assegno interamente con il contributivo. Lo Stato avrebbe costi più elevati, in prima battuta, ma poi risparmierebbe nel tempo perché le pensioni ottenute sono legate ai contributi versati e più basse di quelle calcolate con una parte di retributivo. Tale meccanismo, peraltro, potrebbe divenire anche uno strumento da utilizzare insieme agli ammortizzatori nella gestione delle crisi aziendali dei prossimi mesi, soprattutto dopo che sarà stato spento l’attuale stop ai licenziamenti.

Sul tappeto anche la pista di Quota 41: i sindacati ritengono che chi ha raggiunto quel livello di contribuzione debba poter andare in pensione a prescindere dall’età, mentre attualmente questa opzione è possibile solo per i lavoratori precoci che all’età di 19 anni avevano alle spalle almeno un anno di contributi versati. E su questo versante il governo, che non appariva del tutto convinto fino ad alcune settimane fa, ora è pronto a discutere.
 

Ultimo aggiornamento: 14:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA