Sud, a rischio il taglio del costo del lavoro: corsa contro il tempo per far scattare a ottobre il taglio

Venerdì 18 Settembre 2020 di Luca Cifoni

Corsa contro il tempo per alleggerire il costo del lavoro al Sud. Sulla carta il taglio del 30 per cento inserito dal governo nel “decreto agosto” dovrebbe scattare dal primo ottobre, ma la misura prevede l’autorizzazione dell’Unione europea e la trattativa con Bruxelles è ancora in corso. Non sarà facile quindi rispettare la scadenza prevista. E d’altra parte il provvedimento che contiene all’articolo 27 questa rilevantissima novità - uscito in Gazzetta ufficiale alla vigilia di Ferragosto - è ancora al Senato, in attesa che entri nel vivo l’iter per la conversione in legge: anche questo non aiuta una rapida attuazione della misura. Senza contare serviranno le istruzioni operative ai datori di lavoro visto che la norma parla senza dettagli di riduzione del 30 per cento degli oneri a loro carico, per tutti i rapporti di lavoro dipendente sia in corso sia ancora da avviare.

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Paradossalmente, la decontribuzione che deve partire il mese prossimo è solo il primo pezzo, in qualche modo l’antipasto, di un’operazione più strutturale che nelle intenzioni del governo dovrebbe protrarsi per dieci anni, eventualmente con una traiettoria decrescente. La norma in questione, fortemente voluta dal ministro per il Sud Provenzano, si compone infatti di due parti distinte. La prima avrà una durata di soli tre mesi, da ottobre a dicembre, e si applica alle Regioni con un Pil pro capite inferiore al 75 per cento della media europea (o comunque compreso tra il 75 e il 90) e un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale. La combinazione di questi due indicatori è stata costruita in modo da individuare esattamente le otto Regioni meridionali; una prima bozza delle tabelle tecniche sembrava includere anche l’Umbria ma poi è stato chiarito che non sarà così.

Anche la versione provvisoria dell’agevolazione, che per il solo 2020 ha un costo previsto di 914 milioni, richiede il via libera di Bruxelles «nel rispetto - viene specificato - delle condizioni del Quadro Temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19». Al momento di approvare il decreto, anche sulla base di contatti informali con la commissione, l’esecutivo riteneva comunque di poter superare piuttosto facilmente questo passaggio autorizzativo, visto appunto il contesto attuale in cui la direzione generale guidata da Margrethe Vestager dà comprensibilmente un’interpretazione molto meno rigida delle regole in materia di aiuti di Stato.
 

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Proprio contro questi vincoli si erano infranti nel corso degli anni i tentativi dei vari governi italiani di ottenere una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, ovvero un livello di tasse e contributi più basso (in modo generalizzato) in un’intera area del Paese. Nella dottrina sulla concorrenza applicata finora si tratterebbe di un sostegno troppo evidente a scapito di altri territori europei: di conseguenza misure del genere sono state autorizzate solo in forma limitata e temporanea per categorie particolari come i giovani neo-assunti.

Proprio per questo non sarà facilissimo arrivare a quella che dovrebbe essere la versione definitiva e strutturale, pensata con l’obiettivo di «favorire la riduzione dei divari territoriali». Secondo quanto previsto nel provvedimento di agosto dovrebbe essere applicata per il periodo 2021-2029, ma in base a parametri non necessariamente uguali a quelli previsti per l’intervento “tampone”. Toccherà ad un decreto attuativo da emanare entro il prossimo 30 novembre individuare «le modalità ed il riferimento ad indicatori oggettivi di svantaggio socio-economico e di accessibilità al mercato unico europeo utili per la definizione di misure agevolative di decontribuzione». Misure agevolative che avranno il compito di accompagnare gli investimenti nelle Regioni meridionali da Finanziare con i fondi del Next Generation Eu.
 

Ultimo aggiornamento: 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA