Pensioni, ecco quanto calano con i coefficienti in vigore dal 2019

di Luca Cifoni

I lavoratori che andranno in pensione a partire dal prossimo anno riceveranno un assegno leggermente più basso di quelli che - a parità di età e di contribuzione - li hanno preceduti. Si tratta della conseguenza, attesa, di un decreto ministeriale datato 15 maggio e pubblicato in Gazzetta ufficiale qualche giorno fa, con il quale sono stati rivisti i "coefficienti di trasformazione" delle pensioni (o quote di pensione) calcolate con il sistema contributivo. Non è una decisione politica ma un adempimento tecnico che la legge prevede con scadenza triennale, in analogia con l'adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi (dal 2021 diventerà biennale).

Anche in questo caso, tutto dipende dal progressivo allungamento della vita media. Con il sistema contributivo i versamenti di datore di lavoro e lavoratore vanno a formare un capitale che al momento del pensionamento viene poi trasformato in rendita, in base al numero di anni per cui statisticamente si ritiene che questa rendita sarà percepita. Dunque il principio è che se i pensionandi vivranno di più, percepiranno un importo leggermente più basso ma "spalmato" su un arco temporale un po' più lungo. Naturalmente quello che vale statisticamente per tutti non vale necessariamente per il singolo pensionato; la norma (introdotta con la legge Dini del 1996 e poi confermata con la legge Fornero del 2011) cerca di approssimare l'evoluzione demografica con aggiornamenti periodici.

Ma esattamente di quanto cala la pensione? I diversi coefficienti di trasformazione sono ridotti di circa l'1,5 per cento (in realtà il taglio è differenziato tra i vari coefficienti legati all'età). L'impatto effettivo dipende da quanto è grande la quota contributiva della pensione. Per la maggior parte dei pensionandi il calcolo contributivo si applica dal 2012 in poi, dunque pesa normalmente per circa un quinto o un sesto della carriera (7 anni su 35-40). Quindi ipotizzando che la quota contributiva valga il 20 per cento della pensione totale teorica, se questa è di 2 mila euro mensili avremo una riduzione dello 0,3 per cento (=0,20x0,015) ovvero 6 euro lordi che netti diventano circa 4. L'effetto è maggiore per chi avendo iniziato a lavorare tra il 1978 e il 1995 ricade nel sistema "misto" e dunque ha il contributivo dal 1996 in poi; e ancora più rilevante per i non molti che vanno in pensione con il contributivo puro.

Come già accennato, i coefficienti sono differenziati in base all'età del pensionando, a partire dai 57 anni. Quelli più alti sono in proporzione più generosi, il che dovrebbe incentivare la permanenza al lavoro dopo l'età "legale" per la pensione di vecchiaia (67 anni dal 2019). Con l'aggiornamento del 2019 viene aggiunto anche il coefficiente dei 71 anni.
Mercoledì 13 Giugno 2018, 20:17 - Ultimo aggiornamento: 14 Giugno, 21:22
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP