Pensioni, via un lavoratore su 2: quota 100 risparmia due miliardi

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di Luca Cifoni

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Sul capitolo pensioni ci sono già due miliardi di risparmi assicurati, rispetto allo stanziamento di 6,7 per il 2019, senza particolari ritocchi rispetto all'impianto originario. Per il reddito di cittadinanza invece al momento se ne intravede uno, che deriverebbe in sostanza dal fatto che inevitabilmente il nuovo sussidio entrerà in vigore non a inizio anno ma nella migliore delle ipotesi ad aprile. Altre limature della spesa complessiva su questo fronte potrebbero essere ottenute con un piano di controlli più aggressivo, comunque da programmare in un panorama in cui le false certificazioni Isee sono frequenti. Con questo quadro contabile davanti, il governo dovrà cercare altre risorse se davvero accetterà di riportare il rapporto deficit/Pil al 2%, per evitare una procedura per disavanzo eccessivo. La distanza teorica dal 2,4 attualmente scritto nella manovra è di circa 7 miliardi. Come accaduto già in anni precedenti, una parte di questa somma la dovrà trovare il ministero dell'Economia ampliando i tagli semi-automatici ai ministeri ed introducendo eventualmente aumenti mirati del prelievo fiscale, magari con la cancellazione di qualche agevolazione attualmente in vigore.

Sul fronte previdenziale invece la situazione resta tutto sommato tranquilla. Il pacchetto messo a punto e già sottoposto all'esame della Ragioneria generale dello Stato comprende naturalmente l'uscita anticipata nota come quota 100 che in realtà richiede il requisito congiunto di 62 anni di età e 38 di contributi. La misura sarà finanziata per tre anni, nel senso che tra il 2019 e il 2021 potrà attingere al fondo già previsto nella legge di Bilancio. Dopo questo periodo il governo dovrà decidere se confermarla o meno: l'idea comunque è che a quel punto il bacino dei potenziali beneficiari sarà in larga parte svuotato e dunque il canale di uscita pur se eventualmente confermato resterà residuale (anche per la scarsa convenienza indotta dalla prevalente quota contributiva dell'assegno). Il punto di arrivo sarà quindi l'uscita con 41 anni di contributi (a prescindere dall'età) che rappresenta un discreto sconto rispetto all'attuale requisito per la pensione anticipata.

IL PERIODO DI ATTESA
Come si spiega la minor spesa? I fattori sono due. Da una parte l'uscita effettiva dei lavoratori sarà scaglionata per il ripristino delle finestre: per i lavoratori del settore privato il periodo di attesa sarà di tre mesi e dunque la prima si aprirà ad aprile (fermo restando che la domanda si potrà fare dal prossimo gennaio); per i pubblici ci saranno da aspettare ulteriori tre mesi e quindi nel 2019 l'appuntamento è a giugno. Ma c'è anche un altro aspetto da considerare: non tutti quelli che potrebbero uscire con quota 100 decideranno effettivamente di farlo. A parte coloro che comunque preferiscono continuare a lavorare per propria scelta di vita, ci sarà un effetto dissuasivo rappresentato dal minor importo dell'assegno, a cui si aggiunge quello ulteriore legato al divieto di cumulo a cui sono sensibili soprattutto le professionalità medio-alte. Nella relazione tecnica si assume così un tiraggio pari al 50 per cento: vuol dire che alla fine lascerà davvero il lavoro solo uno su due potenziali interessati. Il pacchetto previdenza è completato dalla proroga dell'Ape sociale e di opzione donna, misure la cui platea si sovrappone in parte a quella di quota 100. Ci saranno poi anche il contributo di solidarietà per le pensioni alte e il taglio dell'adeguamento al costo della vita degli assegni in essere, secondo lo schema Letta in vigore fino al 2018.
 
Lunedì 3 Dicembre 2018, 07:28 - Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 11:45
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