Petrolio a 80 dollari al barile, è la prima volta dal 2014

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Petrolio in rialzo con il Brent che riaggancia quota 80 dollari al barile per la prima volta dal 2014. A Londra le quotazioni sono salite fino a 80,18 dollari per poi rallentare a 79,8 dollari. In rialzo anche il greggio Wti che scambia a 72,08 dollari. In Italia salgono ancora i prezzi dei carburanti con rialzi di un centesimo su benzina e diesel.

Intanto anche a New York il greggio ha raggiunto i massimi di fine 2014 sopra i 72 dollari al barile. Sulle quotazioni si sente ancora l'effetto del dato diffuso ieri sulle scorte settimanali Usa, scese più delle stime. Al Nymex il contratto giugno - che scadrà il prossimo 22 maggio - sale dello 0,9% a 72,30 dollari al barile. Da inizio anno ha aggiunto il 20,6% e nell'ultimo anno quasi il 43%.

I mercati guardano inoltre con attenzione all'accordo fra la compagnia petrolifera iraniana National South Oil (Nisoc) ed il consorzio internazionale basato a Londra, Pergas: è un preliminare per lo sviluppo del giacimento iraniano di Karanj, nel sud del paese. Lo riferisce l'agenzia iraniana Irna. L'intesa è stata siglata ieri alla presenza del ministro del petrolio Bijan Zanganeh, dell'ambasciatore britannico Rob Macaire, e dei manager delle due compagnie. Quando il progetto sarà operativo, verrà investito oltre un miliardo di dollari per la produzione di 200mila barili al giorno nei prossimi dieci anni.


Lo scenario iraniano riguarda anche la Chinese National Petroleum Corporation (Cnpc, la compagnia petrolifera di Stato di Pechino) che si detta è pronta a prendere il posto della Total se quest'ultima, a causa delle nuove sanzioni secondarie decise dagli Usa, dovesse ritirarsi dall'Iran, abbandonando lo sviluppo della fase 11 del giacimento di South Pars. Lo ha fatto sapere il ministro iraniano del Petrolio, Bijan Zangeneh, dopo i dubbi esternati dal colosso francese sul suo futuro nella Repubblica islamica.

Parlando a margine della cerimonia per la firma dell'accordo con il consorzio britannico Pergas per sviluppare il giacimento di Karanj, Zanganeh ha sottolineato che la Total si ritirerà da South Pars se non otterrà un'esenzione dalle sanzioni Usa. La Cnpc, ha aggiunto, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa ufficiale Irna, rivelerà la sua quota. Zangeneh ha inoltre osservato che in caso di ritiro, il governo iraniano non multerà Total, ma non rimborserà l'investimento finora sostenuto dalla compagnia francese, almeno fino alla piena attuazione del progetto.


Il gruppo petrolifero francese era stato tra i primi a tornare in Iran dopo la revoca delle sanzioni, firmando a luglio 2016 con la National Iranian Oil Company (Nioc) un contratto valido 20 anni per lo sviluppo e la produzione della fase 11 del maxi giacimento di gas naturale South Pars. Il progetto ha una capacità di produzione di 400 mila barili equivalenti di petrolio al giorno. La produzione è destinata ad alimentare il mercato domestico iraniano a partire dal 2021. Total ha una quota del 50,1%. Gli altri azionisti sono la cinese Cnpc (30%) e Petropars (19,9%), società controllata al 100% da Nioc.

 
Giovedì 17 Maggio 2018, 12:55 - Ultimo aggiornamento: 17-05-2018 22:47
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