Pil, peggiorano le previsioni: slitta il decreto di luglio, a rischio le risorse per la Cig

Sabato 11 Luglio 2020 di Andrea Bassi
Pil, peggiorano le previsioni: slitta il decreto di luglio, a rischio le risorse per la Cig

Roberto Gualtieri prova a guardare il bicchiere mezzo pieno. Il rimbalzo di maggio della produzione industriale, salita del 42% rispetto al mese precedente, è definito dal ministro «incoraggiante». Non fa niente che ad aprile le imprese erano in pieno lockdown mentre il 4 maggio hanno potuto ricominciare a produrre. E per ora resta in secondo piano anche la voragine provocata dalla caduta senza precedenti della produzione industriale, che segna ancora un meno 20% rispetto all'anno scorso. Resta il fatto che gli analisti non si aspettavano questa reazione dall'industria italiana. Pensavano che avrebbe fatto peggio. Una mezza notizia positiva per il Tesoro, insomma, c'è. Ma la domanda è se questa scintilla è destinata ad accendere un fuoco durevole o a rivelarsi un fuoco di paglia. Di certezze ce ne sono poche. Lo dimostrano i dati diffusi ieri dalla Banca d'Italia che ha aggiornato le sue previsioni sull'andamento del Pil di quest'anno. La stima è peggiorata. E ancora una volta Via Nazionale non indica un dato preciso, ma una forchetta, tra il -9,5% nello scenario di base, a oltre il 13% di riduzione del prodotto interno lordo se dovessero emergere nuovi focolai. Il governo nel Def, per ora, ha previsto un -8% di Pil quest'anno. Ma il Tesoro starebbe rivedendo le stime per portarlo verso il -9%. Banca d'Italia ha anche anticipato i risultati di un sondaggio fatto tra le imprese: il 90% ritiene che la situazione economica è peggiorata.

ABI: slitta al 30 settembre termine ultimo per moratorie causa Covid

Istat, fiducia imprese e consumatori in rimonta dopo choc pandemia

IL NEGOZIATO
Visto dal lato degli imprenditori, insomma, il bicchiere è mezzo vuoto. Secondo Bankitalia a cambiare queste prospettive, questa volta in meglio, potrebbe essere l'andamento del negoziato Ue sul Recovery fund, il piano da 750 miliardi, 500 dei quali a fondo perduto, che i governi europei stanno trattando (all'Italia spetterebbero 172 miliardi). L'attesa sull'esito delle trattative con l'Europa ha fatto congelare anche il lavoro sul decreto di luglio, quello che dovrebbe rifinanziare la Cassa integrazione legata al Covid fino alla fine dell'anno (anche se non per tutti ma in maniera selettiva), finanziare Comuni e Regioni per evitare i default e, soprattutto, spostare in avanti il divieto di licenziamento introdotto dal governo all'inizio dell'emergenza e che scade il prossimo 17 agosto. Il decreto di luglio è destinato, insomma, a cambiare nome. Diventerà decreto di agosto (qualcuno parla addirittura di settembre). Il timore dei tecnici sarebbe quello di evitare di dare ai mercatri finanziari dei messaggi sbagliati. Per poter finanziare la Cassa integrazione e le altre misure, compreso l'eventuale abbassamento dell'Iva proposto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è necessario chiedere l'autorizzazione al Parlamento per un nuovo scostamento sul deficit. Si era parlato nelle settimane scorse di una ventina di miliardi. Il Tesoro sta in tutti i modi provando a ridurre le pretese dei partiti della maggioranza a 10-15 miliardi al massimo.

Lavoro e consumi mortificati dal lockdown

Ma soprattutto non vuole che lo scostamento sia chiesto prima dell'approvazione europea del Recovery Fund. Con lo scudo dei 172 miliardi, di cui un'ottantina a fondo perduto per l'Italia, il nuovo deficit risulterebbe più digeribile per chi ogni mese compra i Btp italiani alle aste. Senza questo paracadute e con i volumi ridotti che generalmente caratterizzano il mese di agosto, le ripercussioni sullo spread potrebbero farsi sentire. Al momento, insomma, l'ipotesi più accreditata è che, se il 17 e il 18 luglio, si dovesse trovare un accordo a Bruxelles sul Recovery Fund, a fine mese potrebbe essere chiesta al Parlamento l'autorizzazione a fare nuovo deficit. Poi il 10 agosto sarebbe adottato in cdm il decreto anche se la pubblicazione potrebbe slittare a dopo ferragosto. In tempo comunque per prorogare il blocco dei licenziamenti. Il problema è se l'accordo in Europa dovesse tardare. In quel caso sarebbe necessario un Piano B. Che al momento, però, ancora non c'è.Intanto ieri Fitch ha confermato il rating italiano con outlook stabile.
 

Ultimo aggiornamento: 13:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA