«Più infrastrutture al Sud,
no ad altra spesa in deficit»

Mercoledì 7 Agosto 2019 di Nando Santonastaso
Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, due incontri per parlare della prossima legge di Bilancio, uno a Palazzo Chigi, l'altro al Viminale. Vuol dire che ci sono almeno due idee nel governo su come preparare la Finanziaria?
«Non abbiamo percepito questo ma una volontà di ascoltare le parti sociali sulle proposte relative alla prossima manovra».

Nel dettaglio, sul taglio del cuneo fiscale Lega e 5 Stelle sembrano d'accordo, lei ha avuto la stessa impressione?
«A dire il vero sia a Palazzo Chigi con il presidente Conte - presenti molti esponenti di governo come Di Maio, Tria, Lezzi, Castelli, Durigon, Garavaglia - e poi al Viminale con Salvini, Giorgetti, Centinaio, Bongiorno, Garavaglia, Bitonci, Bussetti, Galli, Borghi e Siri, è emersa una convergenza sia dei rappresentanti delle imprese che dei lavoratori su 3 punti. Primo, la riduzione delle tasse sul lavoro attraverso il taglio al cuneo fiscale. Secondo, la necessità di attivare investimenti in infrastrutture. Terzo, la volontà di evitare di definire il salario minimo senza collegarlo ai grandi contratti di riferimento. Convergenza che si è manifestata anche su altri punti: stimolare gli investimenti privati, potenziare la formazione, ridurre i tempi della giustizia, includere i giovani nel mondo del lavoro, agevolare l'erogazione del credito».

 
La flat tax invece pare il nuovo scoglio da superare. Ci sono le coperture? La convince l'ipotesi leghista di un taglio delle detrazioni fiscali?
«Il nodo risorse è importante. Le risorse vanno concentrate sulla definizione di obiettivi comuni - più lavoro e più crescita - senza fare ricorso al deficit. Ricordiamo che appena abbiamo evitato la procedura di infrazione a livello europeo lo spread è sceso di 1 punto percentuale».
Ma la legge di Bilancio potrà secondo lei rilanciare l'esigenza di nuova flessibilità sul deficit come lascia intendere la Lega e dunque riproporre lo scontro con l'Ue?
«Dovremmo essere i protagonisti di una stagione riformista europea non chiedendo deficit per spesa ordinaria ma proponendo un piano massivo di infrastrutture transnazionali che possa essere finanziato o attraverso emissioni di eurobond o con strumenti di flessibilità».
Lei pensa che ci saranno misure anche per ridurre il divario dopo le pessime notizie sul Sud arrivate da Confindustria e Svimez? D'accordo sulla necessità di definire misure di sviluppo unitarie per il Paese ma qui il malato Mezzogiorno sembra sempre più irreversibile, non trova?
«Per attivare il circolo virtuoso dell'economia occorre recuperare fiducia attraverso un grande piano infrastrutturale a partire dal Sud con una forte operazione anticiclica che attiverebbe cantieri, genererebbe occupazione, collegherebbe territori e includerebbe persone. C'è uno studio del professor Cascetta che dimostra come in tutte le città dove passa la linea veloce dei treni il Pil aumenta di più rispetto alle alte aree. Occorre inoltre usare i fondi strutturali per benefici fiscali a vantaggio di chi investe e lanciare un piano d'inclusione dei giovani nel mondo del lavoro».
Per la verità il governo stanzia risorse per tamponare crisi industriali complicate come nel caso della Whirlpool a Napoli ma le scelte e gli indirizzi di politica industriale sembrano ancora confusi, incerti. Possibile che l'esperienza del passato non abbia insegnato nulla?
«Occorre andare oltre l'emergenza, esprimere una visione di futuro, usare i fondi strutturali non come sostitutivi ma come complementari dei fondi ordinari accelerando la spesa. Dobbiamo inoltre porci l'obiettivo di costruire occasioni d'incremento dell'occupazione attivando investimenti pubblici e attraendo e agevolando investimenti privati».
La convince l'idea di una banca pubblica degli investimenti per aiutare le pmi specie delSud?
«Già esiste una banca per il Mezzogiorno. Se fosse complementare alle banche ordinarie si potrebbe approfondire. Molto meglio tuttavia potenziare ulteriormente il fondo centrale di garanzia e permettere l'uso dei fondi Pir anche alle società non quotate».
Sia sincero, lei pensa che questo governo sarà in carica anche dopo la Legge di Bilancio?
«Le parti sociali hanno espresso visioni comuni in occasione delle convocazioni, un atto di responsabilità e consapevolezza della fase delicata che la vita economica del Paese vive. Il governo ha tutti gli elementi per fare sintesi partendo dagli obiettivi da raggiungere nell'economia reale - quella che abbiamo chiamato politica dei fini - e quindi agire in maniera coerente».
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