Popolare Bari, 20mila campani coinvolti: «Prime vittime lavoratori e famiglie»

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Sergio Governale

Sono oltre 20mila le persone fisiche e giuridiche che hanno sottoscritto azioni e obbligazioni, subordinate e non, della Bpb-Banca Popolare di Bari in Campania. Soprattutto famiglie e diversi piccoli imprenditori. Ma anche qualche nome in vista tra i professionisti e gli industriali attivi tra Napoli e Caserta. Secondo una ricostruzione effettuata attraverso diverse fonti, sono quasi 15mila i possessori di strumenti azionari campani, pari al 21,2% dei 69.092 soci dell'istituto pugliese, mentre sarebbero almeno cinquemila gli obbligazionisti.

Su tutti spicca il nome della Fondazione Banco di Napoli, che negli anni scorsi ha accumulato un controvalore azionario pari a 5 milioni di euro, sceso al 31 dicembre 2019 a poco più di 1,3 milioni, e sottoscritto tre emissioni obbligazionarie, di cui una prima subordinata che scadrà il prossimo 25 luglio, che ha staccato finora una cedola del 5,6% e che dovrà rimborsare ben 13 milioni di euro all'ente morale oggi presieduto da Rossella Paliotto. Un ammontare cui bisogna aggiungere 10,7 milioni investiti da Palazzo Ricca nel bond senior con scadenza 30 dicembre 2026 e cedola del 4,5% e 802.674 euro nell'altro bond subordinato con scadenza 30 dicembre 2021 e tasso del 6,5%.

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La Fondazione è, quindi, l'ente più esposto, che detiene oltre un quarto dell'importo complessivo dell'obbligazione che scadrà quest'estate, pari a 50 milioni. Nel complesso, la Bpb al 30 giugno scorso ha un saldo di bond subordinati Tier 2 (il cui rimborso, in caso di liquidazione o fallimento, avviene dopo quello dei creditori ordinari, ndr) pari a 284,75 milioni suddiviso in quattro emissioni, in calo dell'11,5% rispetto a fine 2018. I primi due li abbiamo già menzionati. Gli altri sono uno con scadenza 27 novembre 2020 e tasso del 6,5% e l'altro 30 dicembre 2025 e cedola dell'11,5%. Il più corposo è però quello che scadrà nel 2021, sottoscritto da 15mila persone, di cui almeno il 12-13% in Campania. Le emissioni ordinarie al 30 giugno 2019 sono di contro aumentate del 162,5%, passando da 641,77 milioni a quasi 1,685 miliardi di euro e sono, dunque, molto più diffuse tra il pubblico.

Quanto al rimborso dei bond, ordinari o subordinati, non dovrebbe esserci alcun problema, poiché l'istituto affidato alla gestione commissariale di Enrico Ajello e Antonio Blandini può contare sulle risorse messe sul piatto dal Fitd-Fondo interbancario di tutela dei depositi: 310 milioni nell'ambito di un progetto di rafforzamento patrimoniale che prevede ulteriori eventuali 390 milioni del Fitd e fino a 900 milioni del Governo tramite Invitalia grazie al decreto convertito in legge a inizio mese. Per quanto riguarda invece l'esposizione azionaria, «incrociamo le dita, anche se il valore si può considerare ormai perso», ammette Paliotto.
 


Nico Romito, presidente dell'associazione Avvocati dei consumatori, consiglia agli azionisti di «prendere in modo energico la situazione. Bisogna al più presto esercitare il proprio diritto di messa in mora dell'istituto e aderire a delle mini class-action (azioni collettive, ndr) che contestano la compatibilità dei titoli venduti con il profilo di rischio dei clienti: solo così i soci potranno sperare di recuperare qualcosa».

«Non dobbiamo dimenticare - è l'appello del responsabile Fisac-Cgil della Bpb Gaetano Errico - che in questa operazione le prime vittime sono i dipendenti, le persone che hanno sì venduto questi prodotti, ma vi hanno anche investito i propri capitali tramite i coniugi e quelli dei propri familiari e amici e che oggi rischiano di perdere anche il lavoro». Errico, annunciando un incontro odierno dei sindacati con i commissari, ricorda anche i cosiddetti finanziamenti «baciati», finalizzati cioè all'acquisto delle azioni della banca. In realtà, sono stati i prestiti concessi a soggetti non meritevoli a trascinare la banca verso la crisi e su cui la magistratura sta indagando. 

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