Protocollo anticrisi per le imprese
Arpe Group punta sul Mezzogiorno

Il numero dei fallimenti aziendali in Italia, nel 2018, si è chiuso a quota 11.233, il 5,9% in meno rispetto al 2017, che aveva fatto registrare 11.939 ma con un dimezzamento del ritmo della riduzione. Sono i più recenti dati rilevati da Cribis, società di business information del gruppo Crif, che periodicamente monitora e certifica lo stato di salute delle nostre imprese.
Il fenomeno riguarda naturalmente tutto il Paese, ma certamente le imprese del Meridione in proporzione soffrono di più: in Campania sono fallite 854 aziende, 749 in Sicilia, 494 in Puglia, 272 in Calabria, 56 in Basilicata. Il Sud, insomma, contribuisce per oltre il 20% del monte totale dei fallimenti.
Sempre Cribis sottolinea come il tema della liquidità sia centrale, ovvero come la stragrande maggioranza dei fallimenti, circa i due terzi, si verifichi proprio per mancanza di cassa.
E proprio in quest’ambito trova nasce una nuova iniziativa proposta da Arpe Group, società di consulenza strategica aziendale fondata nel 2012 da Fabio Arpe, banchiere d’affari con una lunga carriera nella finanza, e fratello di Matteo, ex amministratore delegato di Capitalia-Banca di Roma inglobata in Unicredit.
Si tratta di un vero e proprio “Protocollo anti-crisi per le Pmi”, un innovativo modello di consulenza che è stato sperimentato con successo, tra il 2012 e il 2018, su un panel di cento imprese con un fatturato tra i 5 e i 50 milioni di euro concentrate prevalentemente tra Lombardia, Piemonte e Veneto che, grazie al protocollo, hanno potuto ottenere in media 1,5 milioni di euro di finanziamenti dalle banche, per un ammontare complessivo di circa 140 milioni, scongiurando così il rischio di fallimento.
Forte di questa “sperimentazione”, Arpe Group, nonché della sollecitazione da parte di diverse Pmi operanti nelle regioni meridionali, può ora proporre anche al Sud questo sistema unico ed efficace per permettere alla piccola e media impresa di dotarsi in tempi rapidi di un modello di gestione evoluto capace di mantenere e attrarre capitale di debito da parte degli istituti di credito.
Nello specifico, l’imprenditore viene affiancato da tre figure, uno strategist un senior analyst e un junior analyst che lo supportano nelle diverse fasi, dalla definizione di una nuova strategia aziendale rispetto a quella operante alle attività di due diligence (finanziaria, di business, contabile, etc.) alla redazione di un’analyst presentation e quindi alla redazione di un piano industriale. Imprenditore e strategist organizzano quindi incontri periodici con tutti gli istituti di credito, predisponendo tavoli tecnici in cui viene analizzata, compresa e discussa la strategia aziendale e quindi definita la struttura finanziaria obiettivo.
“Oggi più che mai - sottolinea Arpe, amministratore delegato e fondatore del gruppo che porta il suo nome - le Pmi si trovano a doversi dotare di strumenti di controllo di gestione, di analisi della centrale rischi, di tesoreria, etc. necessari per una corretta interlocuzione con gli istituti di credito sempre più soggetti a regolamentazione, si pensi al principio contabile internazionale Ifrs9 - e con gli organi di controllo aziendale, si pensi al codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. È in questo contesto che interveniamo con il nostro protocollo”.











“I motivi per cui le banche negano finanziamenti alle PMI sono spesso dovuti appunto alla difficile interlocuzione” spiega Davide Crippa, Responsabile Corporate Finance “Per esempio scarsa comprensione delle regole del gioco del sistema credito (da Basilea 2 a IFRS9), incapacità da parte delle imprese di redigere la documentazione propedeutica al corretto rapporto con la banca; scarsa attenzione alla gestione della Centrale Rischi; mancata rilevazione dei KPI di performance aziendale, incapacità di lettura dell’inefficienza del proprio modello di business; ridotta attività di budgeting; assenza di elaborazione di proiezioni economico – finanziarie (business plan) e difficoltà di lettura dello scenario competitivo”.




“In realtà” conclude Fabio Arpe “non chiediamo nulla alle banche; noi favoriamo un percorso di crescita congiunto, in cui periodicamente le banche vengono informate in sessioni dedicate sul cammino aziendale, in ottica di un corretto e proficuo rapporto banca-impresa. Sono quindi le banche stesse che, interessate al progetto industriale presentato, decidono di intervenire a sostegno. Cinque anni di testing hanno dimostrato il successo del protocollo, unico sistema in Italia a servizio delle PMI per ottenere fiducia dal sistema bancario e credito a medio lungo termine.”
Mercoledì 6 Marzo 2019, 21:45
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