Reddito di cittadinanza, la guerra dei precari per il posto di navigator

​Reddito di cittadinanza, la guerra dei precari per il posto di navigator
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di Francesco Pacifico

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È guerra tra precari all'Anpal Servizi. Guerra tra navigator presenti e futuri. I primi sono 651, dei quali soltanto 120 con contratto a tempo determinato, mentre gli altri sono tutti Cococo. Per la loro stabilizzazione il decretone ha disposto un finanziamento di un milione nel 2019, che potrà dare un posto sicuro soltanto a venti addetti. Molti di loro, poi, stando a quanto prevede il decreto Dignità, non possono vedersi prorogato il contratto. Quelli futuri sono i 3.000 navigator che sempre la controllata del ministero del Lavoro si accinge a reclutare per gestire il reddito di cittadinanza, con un concorso dalle procedure molto rapide: ci sarà soltanto una selezione con un test a risposte multiple. In un primo tempo dovevano aiutare i disoccupati (ognuno ne doveva seguire 572) a delineare un programma di formazione, a trovare un'offerta di lavoro e metterli in contatto con le aziende. Dopo l'accordo tra il ministero del Lavoro e le Regioni chiuso ieri in conferenza Stato regioni, daranno soltanto assistenza tecnica ai centri per l'impiego. Cioè la stessa funzione che svolgono, attualmente, i precari di Anpal Servizi.
 

Racconta Gladys Bouey, 53 anni, al terzo contratto a tempo determinato con Anpal Servizi che scade a ottobre e pochissime possibilità di essere riconfermata: «Diciamo che la scelta di assumere come Cococo altri 3.000 precari è un elemento che aggiunge paradosso al paradosso. Anche noi facciamo assistenza tecnica ai centri per l'impiego, io per esempio con altri sto lavorando a una mappatura sulle competenze dei centri degli operatori dei Cpi per capire come colmare i gap esistenti e fornire una migliore assistenza ai disoccupati. Poi sono laureata in filosofia, per ogni contratto che ho avuto ho fatto un concorso a evidenza pubblica con due prove scritte e un colloquio finale». Il bando preparato da Anpal - che a questo punto dovrà essere rifatto dopo l'accordo tra governo e regioni - prevede di selezionare giovani con laurea magistrale in scienze politiche, giurisprudenza, psicologia, economia e scienze della formazione e con un esperienza di almeno 4 anni nella consulenza.

LA REMUNERAZIONE
Poi una volta presi - e con uno stipendio che dovrebbe oscillare tra 1.500 e 1.700 netti al mese per tre anni con un Cococo - dovranno seguire un percorso di formazione tra i 4 e gli 8 mesi. «Quel che è ancora più assurdo - conclude Gladys - è cercare personale da formare, quando noi non soltanto ci occupiamo già di queste mansioni, ma giriamo l'Italia per dare supporto ai centri». Per loro, ha fatto sapere Di Maio, c'è alle porte un concorso nazionale che le Regioni terranno nel 2021 per aumentare il personale dei Cpi. Ma senza percorsi privilegiati. Intanto le domande per il Reddito sono a quota 500 mila.
 
Mercoledì 13 Marzo 2019, 07:47 - Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 07:14
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