Opere al Sud e decreto Sblocca-Italia: in ballo investimenti per oltre 10 miliardi





Per creare sviluppo nel Mezzogiorno, in una fase di crisi profonda, non c'è niente di meglio che far partire nuove infrastrutture, come la direttrice ferroviaria Napoli-Bari-Lecce-Taranto, o completare autostrade, come l'eterna incompiuta Salerno-Reggio Calabria. A patto che non ci si limiti a confermare con provvedimenti governativi il mero stanziamento di risorse finanziarie già previste dai precedenti Esecutivi, ma che si avviino subito i cantieri e si paghino regolarmente i lavori. Perché non c'è più tempo, come recita Confindustria nei suoi periodici appelli a Palazzo Chigi. Questa, secondo gli esperti, è la condizione richiesta al premier Matteo Renzi, che entro giovedì 31 luglio dovrebbe dare il via libera al decreto Sblocca-Italia con un focus dedicato proprio alle due grandi opere pubbliche meridionali.



Le risorse in gioco sono rilevanti: 7,116 miliardi di euro per la linea su ferro tra la Campania e la Puglia, di cui 3,532 miliardi già provvisti di copertura finanziaria, come indicato nel contratto istituzionale di sviluppo firmato il 2 agosto 2012 dal Governo, dalle due Regioni (oltre alla Basilicata) e dal gruppo Ferrovie dello Stato; e 2,8 miliardi per i 52 chilometri rimanenti sul tratto asfaltato che da Salerno percorre l'intera Calabria, che potrebbero però scendere a 730 milioni, come ammette l'Anas che gestisce l'autostrada, “adottando una soluzione alternativa che preveda interventi conservativi sull'attuale infrastruttura mantenendo, a meno di tratti in allargamento, l'attuale ampiezza dalla piattaforma stradale”.



Per la prima opera Renzi e compagni dovrebbero sciogliere nei prossimi giorni la riserva su oltre 1,5 miliardi, come rivelato dall'assessore ai Trasporti di Palazzo Santa Lucia Sergio Vetrella: “Ho preteso dal Governo, in un recente incontro a Roma, che si concentrino subito questi soldi sulle prime due tratte, la Napoli-Cancello Arnone e la Cancello-Frasso Telesino, con risorse previste rispettivamente per 813 e 730 milioni. In un primo momento – prosegue l'esponente della Regione Campania – si pensava che Trenitalia e Rfi dovessero andare avanti contemporaneamente su tutte le tratte, come si dice a Napoli 'in paranza'. Io ho risposto: 'Ve lo scordate'. Così siamo arrivati a comprimere su queste due tratte le prime disponibilità a un'altra condizione: nessuno pensi di far gravare l'opera di interesse nazionale, che prevede tra l'altro il coinvolgimento di una società statale come le Ferrovie, sul Patto di stabilità della Campania”.



Ennio Cascetta, ex assessore ai Trasporti sotto la gestione di Antonio Bassolino e attuale ordinario di Pianificazione dei sistemi di trasporto presso l’Università Federico II di Napoli, risponde telefonicamente da Boston, dove insegna al Massachusetts Institute of Technology, rivendicando la paternità dell'opera ferroviaria: “Nel 2008 Bassolino per la Regione Campania, Vendola per la Puglia, Moretti per le Ferrovie dello Stato e il Governo firmarono un accordo quadro con la scelta del tracciato per l'Alta Capacità Napoli-Bari. Nel 2010 venne firmato il progetto preliminare, che nello stesso anno venne messo in discussione dalla Regione Campania che intendeva evitare un tracciato. Le varianti regionali, come quella per Acerra, vennero contestate. Nel 2012, sotto il governo Monti, venne riconfermato il progetto del 2010 e vennero appostate le risorse, ma al momento nessun cantiere è stato aperto. Dopo aver perso alcuni anni – sottolinea Cascetta – il Governo adesso deve aprire i cantieri. Renzi non deve limitarsi a stabilire soltanto le risorse, peraltro già note, che sono una condizione necessaria ma non sufficiente: deve avviare i cantieri e seguire lo stato avanzamento lavori, perché senza questi ultimi non si contribuisce a creare sviluppo. Si ricordi che le risorse per la stazione di Afragola, dove partirà la linea per la Puglia, sono state assegnate finora due volte e due volte sono stati interrotti i lavori”.



D'accordo Vetrella con i dovuti distinguo: “Dico no a semplici annunci mediatici del Governo: lo Stato si deve impegnare a pagare regolarmente Trenitalia. Il semplice trasferimento di risorse alle Regioni è un vincolo che non consentirà lo sviluppo dell'opera e, ripeto, andrà a saturare il Patto di stabilità. Servono azioni per accelerare la partenza e il proseguimento dei lavori con pagamenti regolari. Il Governo, operando con una propria società come Trenitalia, deve avere questo coraggio. Aprire i cantieri e poi limitarsi a seguire lo stato avanzamento lavori, come fatto in passato da Bassolino, è inutile e dannoso, perché economicamente espone i cittadini a un doppio danno: economico e sociale. Pensi ai cantieri chiusi con i topi che vagano all'interno”.



Sulla Salerno-Reggio Calabria e il suo completamento Cascetta è scettico: “Dopo i numerosi annunci dei vari Governi, penso alle dichiarazioni trionfalistiche di Passera che assicurava la fine dei lavori nel dicembre del 2013, secondo me ci vorranno ulteriori risorse e molti anni prima di vedere il traguardo. L'Anas, che ha realizzato finora lotti importanti, deve avere un'unica capacità: quella di attivare subito i cantieri e di realizzare le opere in tempi brevi”.



L'Azienda nazionale autonoma delle strade, che oggi farà una diretta web per l'esodo estivo 2014, venerdì scorso ha aperto al traffico due nuovi tratti in Calabria, tra Lamezia Terme e ponte Torrente Randace e tra Mileto e Candidoni, per una lunghezza complessiva di circa 11 chilometri. L'Anas sta realizzando quella che definisce “la Nuova Salerno-Reggio Calabria” (dopo la prima a due corsie costruita tra il 1962 e il 1974), i cui lavori sono stati avviati a seguito dell'introduzione della Legge Obiettivo 2001 e la cui lunghezza è di 433 chilometri, 10 in meno rispetto alla precedente. Prima del 2001 vi erano stati solo 20 piccoli appalti relativi a singoli lotti, avviati nel 1998, per un investimento complessivo di 600 milioni di euro. Ad oggi sono stati completati 341 chilometri dei vecchi 443, 10 sono con cantieri attivi, 20 con lavori in fase di avvio, 6 con gara in corso finanziata dalla Legge di Stabilità 2014, 10 da sottoporre a lavori di restyling e 52 in progettazione. L'importo finanziato finora è pari a 7,783 miliardi (inclusi i 340 milioni della Legge di Stabilità 2014), a cui si aggiungeranno 217 milioni del Piano Sud non appena saranno resi disponibili. L'investimento già speso ha raggiunto i 6,33 miliardi. Nel primo semestre la spesa complessiva ha toccato i 200 milioni e l'Anas e il suo presidente Pietro Ciucci prevedono che entro fine anno arriverà a 490 milioni. Speriamo. Perché il Sud non può più aspettare come ha fatto finora.



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Lunedì 28 Luglio 2014, 20:51 - Ultimo aggiornamento: 28-07-2014 21:18



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1 di 1 commenti presenti
2014-07-28 21:38:00
Forse ci hanno gia' pensato...ma.... Se non si puo fare subito una infrastuttura per via dei propietari terrieri,allora si faccia come in Inghilterra. Le autostrade sono a tratti,si esce e si entra di nuovo in un 'altra ares attraversando piccoli centri cittadini.

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