Tasse sul lavoro, salari più leggeri

di Giusy Franzese

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Erode sia le casse delle imprese che le tasche dei lavoratori. È il famigerato cuneo fiscale, la differenza tra quanto costa un lavoratore all'azienda e il netto in busta paga. L'Italia era ed è, ancora una volta, al top di questa classifica che di certo non aiuta la crescita e la competitività. Lo ha certificato l'Ocse, nell'ultimo rapporto Taxing wages 2019 riferito al 2018. In una famiglia monoreddito con due figli, nella busta paga dell'unico componente italiano che lavora il cuneo fiscale è pari al 39,1%, ovvero dodici punti e mezzo in più rispetto alla media Ocse che è pari al 26,6%. Una distanza abissale. Peggio di noi stanno solo i francesi.

Il cuneo fiscale, come detto, è la differenza tra il lordo e il netto dopo aver sottratto limposta personale sui redditi e gli oneri sociali e contributivi a carico di entrambe le parti, tenendo anche presente le agevolazioni fiscali per le famiglie. Cosicché minori sono i carichi familiari, minori sono le agevolazioni e più il gap aumenta: in una famiglia sempre con due figli, ma con papà e mamma che lavorano, il cuneo arriva al 40%. E nel caso dei lavoratori single la fetta di salario scippata al lavoratore, è pari quasi alla metà: 47,9% per la precisione, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto all'anno precedente e soprattutto quasi 12 punti percentuali in più rispetto alla media dei paesi Ocse pari al 36,1%. Anche in questo caso l'Italia si piazza su podio, al terzo posto dopo il Belgio (52,4%) e la Germania (49,5%).
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Venerdì 12 Aprile 2019, 10:30
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