I giganti del web hanno schivato 74 miliardi di tasse grazie ai paradisi fiscali

Mercoledì 27 Novembre 2019
I giganti del web hanno schivato 74 miliardi di tasse grazie ai paradisi fiscali

I giganti del web hanno risparmiato tra il 2014 e il 2018 oltre 49 miliardi di euro di tasse a livello globale, domiciliando circa la metà dell'utile ante imposte in Paesi a fiscalità agevolata. Il risparmio, rileva R&S Mediobanca analizzando i conti delle 25 WebSoft con fatturato superiore agli 8 miliardi di euro, sale a 74 miliardi se si includono i 25 di Apple, "regina" dell'ottimizzazione fiscale, davanti a Microsoft (16,5 miliardi), Google (11,6 miliardi) e Facebook (6,3 miliardi).

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Nel 2018 l'aliquota media del campione è stata del 14,1%, ben al di sotto dell'aliquota ufficiale del 21% degli Usa e di quella del 25% della Cina, dove hanno la sede operativa gran parte delle aziende. Amazon, Google e Facebook sono riusciti a contenere il tax rate rispettivamente all'11%, 12% e 13%. Nel 2018 i colossi di internet hanno pagato 17,6 miliardi di tasse, risparmiando 5 miliardi grazie al ricorso a paesi a fiscalità agevolata, 1,3 miliardi grazie alla riforma fiscale degli Usa e 6,3 miliardi per i crediti fiscali relativi alle attività di ricerca. Da notare che tutte le sette Websoft cinesi hanno sede fiscale alle Cayman mentre 13 delle 14 statunitensi, con l'eccezione di Microsoft, nel Delaware.

E in Italia la musica non cambia: anche nel 2018 i colossi mondiali del web e del software con una filiale nel nostro Paese hanno lasciato al fisco italiano le briciole: 64 milioni di euro è il saldo di quanto versato da 15 società WebSoft analizzate da R&S Mediobanca, a cui si aggiungono i 12,5 milioni di Apple, non inclusa nel campione. Amazon ha pagato 6 milioni, Microsoft 16,5 milioni, Google 4,7 milioni, Oracle 3,2 milioni, Facebook 1,7 milioni, Uber 153 mila euro e Alibaba 20 mila euro.

Nel 2018 il fatturato complessivo dei primi 25 gruppi mondiali ha toccato quota 850 miliardi di euro, con una crescita del 24,5% sul 2017 e del 109,7% sul 2014. Staccando di diverse lunghezze le multinazionali manifatturiere che rispetto al 2014 hanno registrato un incremento del fatturato del 13%. È quanto emerge dal nuovo rapporto sul settore websoft dell'Area Studi di Mediobanca, che comprende 25 gruppi con un fatturato superiore agli 8 miliardi di euro, colossi del calibro di Amazon, Alphabet, la holding di Google, Microsoft, Facebook e Netflix e le cinesi Jd, Alibaba, Tencent e Netease.

Di questi 14 società hanno sede negli Stati Uniti, sette in Cina, due in Giappone e due in Germania e sono attive nell'internet retailing, nella produzione di software e nell'internet service, come social e motori di ricerca. Dal 2014 i grandi gruppi americani del settore sono cresciuti del 91% e le aziende cinesi hanno visto il fatturato fare un balzo del 294%. Il mercato è sempre più concentrato e il podio resta ancora tutto statunitense. Nel 2018 i primi tre giganti, Amazon, Alphabet e Microsoft, rappresentano circa la metà dei ricavi aggregati del settore. Amazon, con 203,4 miliardi di fatturato, si conferma in prima posizione dal 2014, seguita da Alphabet (119,5 miliardi) e Microsoft (96,4 miliardi). Fra il 2014 e il 2018, invece, la crescita media annua più elevata è stata delle cinesi Netease (+54,8%) e Alibaba (+49,1%), seguite da Facebook (+45,5%).

Nel 2018 i colossi del web e del software hanno prodotto utili per 110 miliardi di euro, con una media di 15 milioni al giorno ciascuno, raddoppiati in cinque anni. Anche la corsa degli utili stacca le multinazionali manifatturiere, con un incremento del 20,3% per le websoft e del 4,3% per le altre. E su cinque anni gli utili accumulati dai giganti del settore sono stati di 413 miliardi, di cui 82 miliardi per Alphabet, 78 miliardi per Microsoft e 48 miliardi per Facebook. Anche la redditività industriale complessiva delle società del settore rimane elevata, con un Ebit margin del 17,3%, in calo di 2,6 punti percentuali rispetto al 2014. Le multinazionali manifatturiere registrano un Ebit margin inferiore (11,7%), ma in aumento di 0,8 punti. Inarrivabile Facebook, che ha un Ebit margin del 44,6%, seguita da Booking Holdings (36,8%) e Oracle (35,3%).

LA RISPOSTA DI AMAZON 
«È fondamentalmente errato equiparare tutte le aziende digitali senza tenere in considerazione le differenze dei business in cui operiamo: l’imposta sulle società si basa sui profitti, non sui ricavi, e i nostri profitti sono rimasti bassi sia perché il business consumer retail è un business con margini ridotti sia per i continui, forti investimenti di Amazon in Italia che, dal 2010, ammontano a oltre 1,6 miliardi di euro. Nel caso di Amazon, la nostra aliquota fiscale effettiva globale dal 2010 al 2018 è stata mediamente del 24% e la nostra attività di business consumer è in perdita. E questo rapporto ignora anche il record di investimenti e la continua creazione di posti di lavoro in Italia, che aggiungerà ulteriori 1.000 dipendenti a tempo indeterminato ai 6.500 entro la fine del 2019 – dipendenti che lavorano in 20 sedi diverse con tutti i livelli di esperienza, istruzione e competenze, come, ad esempio, ingegneri, software developer, esperti di logistica o di marketing.

Il Rapporto dell'Area Studi Mediobanca “Multinationals: Financial Aggregates” si basa quindi su una ricerca non corretta sulle società “Websoft” e trae conclusioni errate almeno per quanto riguarda Amazon. Il rapporto non ha preso in considerazione l’impatto di tutte le entità italiane, ma solo 7 delle 11 società con cui Amazon opera in Italia che hanno ricadute in termini di gettito sia a livello locale sia a livello nazionale attraverso IVA, IRPEF, IRES, IRAP, TASI, TARI. Inoltre, Amazon paga tutte le tasse dovute in Italia e in tutti i Paesi in cui operiamo e le tasse pagate in Italia sono più alte rispetto a quelle dichiarate nel rapporto in quanto, da maggio 2015, abbiamo una succursale italiana di Amazon EU Sarl che registra tutti i ricavi, le spese, i profitti e paga le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio, non in Lussemburgo».

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 11:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA