La Whirlpool gela Di Maio: la fabbrica di Napoli non è più sostenibile

Mercoledì 5 Giugno 2019 di Francesco Pacifico

Otto milioni di euro di incentivi che lo Stato sta per concedere al gruppo Whirlpool e che potrebbe riprendersi se la multinazionale decidesse di abbandonare o chiudere lo stabilimento di Napoli. È questa l'ultima arma che ha in mano Luigi Di Maio per salvare la storica sede ex Indesit di via Argine e convincere gli americani a desistere dai loro propositi: andare via dal centro campano, nonostante lo scorso ottobre abbiano firmato un piano per rilanciare tutta la produzione italiana con un investimento da 250 milioni. Dei quali 17 in Campania, tra la stessa Napoli e quello che rimane a Carinaro.

Per la cronaca Di Maio ha anche dato sette giorni al colosso del bianco, perché gli si presentino soluzioni alternative: cioè se c'è un compratore. Ma che nelle trattative non ci siano altre strade, è stato chiaro al ministero dello Sviluppo, dove il vicepremier ha convocato ieri sindacati e soprattutto l'azienda. E in questa sede il leader pentastellato ha mostrato la faccia più feroce che ha davanti all'amministratore delegato in Italia di Whirlpool, Luigi La Morgia. Gli ha ringhiato che «non intende partecipare a questo gioco delle tre carte», di voler trattare soltanto con i proprietari americani «perché con voi ormai non so chi comanda e non siete credibili», che siamo davanti «a un atteggiamento gravissimo che spinge lo Stato italiano a farsi rispettare».
 
Da qui, il passo verso le minacce di ritorsione è stato breve. Il premier ha detto ai vertici della Whirlpool che se pensano di chiudere Napoli e continuare a operare negli altri stabilimenti in Italia, perderanno tutti gli incentivi e gli sgravi ai lavoratori che il governo ha finora concesso. Al ministero parlano di 35 milioni di euro, in ambito sindacale scendono a 25, fatto sta che quelli che riguardano il sito di via Argine sono 8, anche da via Veneto minacciano di congelare pure i fondi - circa 14 milioni - che sarebbero destinati al polo delle Marche, dove si producono sempre lavatrici.

In una conferenza stampa successiva al vertice, Di Maio ha spiegato che «non si può permettere a un'azienda americana di venire qui a ottobre, firmare un accordo e poi dopo sette mesi decidere di mettere per strada 450 persone, soprattutto se ha preso negli ultimi anni 50 milioni di euro di incentivi. Quei lavoratori potrebbero essere mio padre, mio fratello o un mio amico».

Al tavolo di ieri al Mise, l'azienda non ha sciolto i nodi sul futuro di via Argine. Nel comunicato emesso lo scorso 31 maggio aveva parlato di «riconversione del sito e la cessione del ramo d'azienda a una società terza in grado di garantire la continuità industriale allo stabilimento e massimi livelli occupazionali, al fine di creare le condizioni per un futuro sostenibile». Ieri invece si è trincerata dietro due formule di rito ancora più ambigue: «una proposta di soluzione di continuità» e «difesa dei lavoratori». Quando Di Maio ha chiesto cosa si celasse dietro queste frasi e se ci fosse un compratore, i vertici di Whirlpool hanno risposto solo che vogliono concordare con il governo e le parti sociali tutte le soluzioni per uscire dall'impasse. Parole che hanno fatto sbottare il vicepremier: «Vi do una settimana per tornare qui al ministero e presentarmi delle alternative. Non so con quale credibilità lo farete».

Dall'azienda hanno biasciato frasi contorte quando i sindacati hanno chiesto se sono pronti a restare a Napoli. Dietro le quinte, hanno fatto sapere al Mise che Napoli - che registra un calo del 25 per cento nelle vendite - non è più sostenibile. Anche perché la linea di alta gamma che si produce a Napoli è destinata in futuro a essere trasferita in Polonia. L'unica vera garanzia che danno è quella di voler fare ogni sforzo per trovare un compratore - che al momento non ci sarebbe - e per salvare i posti di lavoro. Soprattutto avrebbero tranquillizzato il ministero dello Sviluppo che i 17 milioni destinati per gli investimenti in Campania, qualora via Argine uscisse dal loro perimetro, sarebbero dirottati su altri siti in Italia. Posizioni irricevibili per Di Maio quanto per i sindacati.

Al tavolo - in qualità di parlamentare di Leu - era presente anche l'ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Il quale ha sintetizzato così il vertice: «Gli americani dicono di non voler chiudere Napoli, ma non sanno come evitarlo e chiedono al governo una soluzione». Ancora più duri i confederali. Secondo Barbara Tibaldi, della segretaria Fiom, «la multinazionale non ha una strategia». «Ben venga la possibile di far restituire a Whirlpool anche gli passati incentivi», gli ha eco il segretario nazionale della Uilm, Gianluca Ficco. Alessandra Damiani, leader della Fit Cisl, spera che «alle dichiarazioni di Di Maio seguano i fatti». Molto preoccupata anche l'assessore al Lavoro della Regione Campania, Sonia Palmeri, per la quale «l'unica soluzione sta nell'affiancare l'azienda e provare ad aiutarla a risolvere le criticità trovate su Napoli».

Ultimo aggiornamento: 13:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA