La Doria snobba Di Maio: «Ma non mi arrendo, salveremo l'impianto»

Mercoledì 5 Settembre 2018 di Adolfo Pappalardo

Contava di incassare un'apertura Luigi Di Maio. Non foss'altro per il fatto che, da vicepremier e ministro del Lavoro, è a Napoli per un tavolo convocato alla commissione Attività produttive della Regione per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Acerra de La Doria. Nulla. Anzi l'azienda salernitana all'incontro spedisce solo il capo del personale. Uno sgarbo per un ministro. E per tale lo prende il leader grillino. «È assurdo trovarsi attorno a un tavolo in cui il Governo, la Regione, il Comune mettiamo tutti a disposizione strumenti per evitare la chiusura di una fabbrica in un'area già martoriata e ci dicono che - attacca il ministro grillino - non si può fare. In questa vertenza non si perdono posti di lavoro ma si perde un insediamento industriale su un territorio che è vita per Acerra perché è uno dei pochi che si occupa di agricoltura. Io avevo pregato la proprietà almeno di vederci al tavolo e di discutere e loro all'incontro che avevamo avuto al ministero qualche giorno fa mi avevano fatto capire che venivano. Ma - aggiunge Di Maio che incassa comunque una sconfitta nel suo collegio elettorale - non mi arrendo, ritornerò all'attacco e ricorderò alla proprietà tutte le occasioni di collaborazione che hanno con lo Stato per lasciare in vita uno stabilimento come questo». «Un lungo dibattito con la proprietà che però ha dimostrato, per l'ennesima volta, una drastica chiusura, senza alcuna possibilità di riconversione del sito produttivo», dice invece Nicola Marrazzo che è presidente della commissione.
 
La vertenza va avanti da marzo, da quando la proprietà ha deciso di chiudere la fabbrica napoletana, che produce circa 50 milioni di vasi di sughi pronti all'anno, per trasferire a Parma. Chiusura, ribadita anche ieri, prevista tassativamente entro il 30 settembre nonostante la mobilitazione delle ultime settimane. Non solo delle organizzazioni sindacali, della Regione, del Mise ma anche del vescovo di Acerra Antonio Di Donna (presente anche ieri all'incontro per tentare l'ultima mediazione). E se la manodopera, circa una sessantina di maestranze, verrà ricollocata negli altri siti campani di Angri, Sarno e Fisciano, rimane il problema di perdere un presidio industriale nell'area a Nord di Napoli. Su questo insistono la Regione, il governo e il sindaco di Acerra Raffaele Lettieri che attacca: «Occorre che lo Stato e la Regione facciano in modo che chi ha beneficiato finora di contributi pubblici e poi delocalizza, restituisca i soldi pubblici presi. Noi, inoltre, pretendiamo che aziende del genere si preoccupino soprattutto della bonifica e del risanamento delle aree industriali che hanno deciso di lasciare».

La società salernitana quotata in Borsa (669 milioni di ricavi nel 2017) ribadisce la chiusura e replica al ministro. «Già in occasione dell'ultimo incontro tenuto presso il ministero dello Sviluppo economico ad agosto, avevamo informato il ministro che non avremmo partecipato al tavolo tecnico. Proposito che è stato confermato per iscritto sia all'assessore regionale alle Attività produttive, che al presidente regionale della commissione Attività produttive». Viene poi ribadita la chiusura ma con un esilissimo spiraglio: «Nel frattempo - dice l'azienda - ribadiamo la nostra disponibilità a valutare eventuali alternative serie quali la riconversione del sito produttivo o la sua cessione a terzi». E il nulla di fatto di ieri scatena le opposizioni. Dal Pd e Fi contro il ministro grillino. Intanto Cgil, Cisl e Uil oggi si riuniranno in un presidio presso i cancelli dello stabilimento.

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