Fumata grigia, Whirlpool resta in bilico: «Ma tuteleremo i lavoratori di Napoli»

Giovedì 13 Giugno 2019 di Adolfo Pappalardo

Inviato a Roma

Arriva con oltre un'ora di ritardo il ministro Di Maio. E non appena si siede, deciso, pone due condizioni ai vertici della Whirlpool: che non si chiuderà il sito e non ci sarà alcun disimpegno da Napoli. Come a dire: altrimenti la riunione può pure saltare. Prende tempo l'ad italiano della multinazionale e ci si riaggiorna alla prossima settimana. Ma al momento, come spiegano i sindacati al termine del nuovo incontro al Mise preceduto, ieri, da una raffica di ultimatum da parte del ministro dello Sviluppo economico, si tratta solo di uno spiraglio, di conferme tutte da verificare. E, quindi, comunque insoddisfacenti. A sintetizzare tutto: è un nulla di fatto. Ma è già qualcosa se, appena una settimana fa, l'azienda aveva annunciato un disimpegno da Napoli. Ovvero non una chiusura ma la ricerca di un acquirente per il sito napoletano. Che poi vorrebbe dire una chiusura senza metterci la faccia.
 
Al Mise l'incontro è fissato per le 17 ma si parte con oltre un'ora di ritardo. Il faccia a faccia, al quale hanno preso parte anche le parti sociali, è duro, teso, mentre alle spalle di via Veneto 450 lavoratori dello stabilimento di Napoli e un centinaio dell'indotto protestano contro i sigilli annunciati nel capoluogo campano. La marcia indietro della Whirlpool «è il presupposto per ricominciare il dialogo», fa sapere il vicepremier a fine lavori. E aggiunge: «L'azienda al tavolo ha detto per la prima volta che non si disimpegnerà più dallo stabilimento. Questa è la base su cui costruire e ci aspettiamo risposte entro la settimana prossima». Poi ai lavoratori presenti al Mise dice: «Tenete duro e non mollate, sono con voi. Lunedì ascolteremo l'azienda per capire che soluzioni ci porteranno».

«Apprezziamo l'apertura del ministro ad iniziare una discussione per trovare una soluzione che garantisca massima occupazione e continuità produttiva per il sito di Napoli a partire dalla prossima settimana. Ci siamo impegnati - dice Luigi La Morgia, ad della Whirlpool uscendo dall'incontro - a presentare la nostra proposta nei primi giorni della prossima settimana». Ma poco prima, al tavolo, racconta chi era presente La Morgia non ha potuto fare altro che prendere tempo quando il ministro Di Maio ha dettato le due condizioni. «Annunciando il blocco dei fondi - ha spiegato al tavolo riferendosi alle minacce del giorno prima del ministro - ci sono state delle ripercussioni in borsa. Ora dobbiamo decidere cosa fare: ma devo sentire la sede Usa prima di discuterne».

«Di fatto - dice la segretaria nazionale Fim Cisl Alessandra Damiani - è tutto rimandato alla prossima settimana. Non possiamo certamente dire che l'incontro sia stato soddisfacente, ci sono delle aperture ma è tutto da verificare sulla base della proposta che arriverà e delle garanzie che verranno date». E stessa cautela usano anche la UIl: «Uno spiraglio per far prevalere le ragioni del dialogo grazie alla responsabilità delle rappresentanze sindacali», dice Antonio Accursio, segretario generale della Uilm Campania mentre il segretario generale campano Giovanni Sgambati aggiunge: «Il non disimpegno su Napoli è una piccolissima apertura ma ci vorrà ancora tanta coesione dal territorio e determinazione per far cambiare idea alla Whirlpool». Parole dure arrivano invece dalla Cgil e da palazzo San Giacomo. «Assistiamo a una surreale pagina della storia industriale di Napoli e del Paese. L'azienda Whirlpool arriva al tavolo del Mise sostenendo di non avere soluzioni, per poi finire chiedendo del tempo. Per ora un misero rinvio», dicono il vicesindaco di Napoli, Enrico Panini e l'assessore al Lavoro, Monica Buonanno uscendo dal ministero. Dalle parole della Cgil, invece, si sente già aria di mobilitazione. «Sull'annuncio di Whirlpool riguardo al non disimpegno, non vuole ancora dire tutto, ma è un passo avanti. Poi, siccome sono inaffidabili questo è l'ultimo tempo che gli diamo per dimostrarci la loro affidabilità», attacca la numero uno nazionale della Fiom Barbara Tibaldi. Tutto è rimandato, insomma, alla prossima settimana. E non sono escluse forme di protesta più dure come avverte Rosario Rappa, segretario napoletano della Fiom e responsabile Mezzogiorno: «L'azienda ha capito che occorre dialogare anche perché altrimenti lo scontro, anche con la mobilitazione degli altri territori, sarà inevitabile».

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